Napoleone, un mito storico che passa per tante storie private

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Milano, 4 giu. (askanews) - La mostra, delicata e affascinante, riguarda Napoleone e la costruzione di una mitologia tra rivoluzione e impero. Ma, in realtà, visitando gli spazi della Galleria Carlo Orsi di via Bagutta a Milano ci si accorge che tra i dipinti e le sculture su Bonaparte si insinua anche la presenza del vicerè del Regno d'Italia, Eugenio di Beauharnais, il cui sguardo, da un grande dipinto storico di Francesco Hayez del 1831 che lo ritrae al fianco dell'imperatore dopo la battaglia di Wagram, sembra fuggire verso un altro dipinto, del 1809 questa volta e di Andrea Appiani, nel quale sono ritratte la moglie di Eugenio, Augusta Amalia di Baviera, e le loro due figlie bambine. Quadro che era stato recapitato a Beauharnais, impegnato nell'ennesima campagna militare, come regalo per il ventottesimo compleanno. In questo immaginario gioco sentimentale tra i dipinti si può trovare un altro modo per vivere la mostra "Napoleone e Milano tra realtà e mito", piccolo gioiello eclettico che racconta vicende ufficiali e personali di un'epoca che ha segnato la storia della città.

Vite reali e politica si intrecciano alla mitologia di Napoleone, ma anche all'operazione di rimozione dall'immaginario collettivo che viene compiuta alla fine dell'avventura bonapartista, salvo poi riuscire a tornare, in termini più pacificati, anni dopo il consolidamento delle decisioni prese al Congresso di Vienna. Così, negli anni Trenta dell'Ottocento, come accade con il grande dipinto di Hayez che, commissionato da Carlo Cicogna, mantiene uno stile sobrio, misurato, cronachistico, lontano dal Romanticismo. Ma, al tempo stesso, fissa, nella Milano tornata asburgica, il momento della peggiore sconfitta degli Asburgo contro Bonaparte e la sua eco del messaggio della Rivoluzione Francese. Senza clamore, ma, se lo guardate bene, potete scorgere in questa operazione qualcosa che va oltre il semplice dipinto di un momento storico, e scivola, come lo sguardo di Eugenio, nella dimensione più psicologica e sottile, quella che connette nel modo più vero le persone alla storia.

Poi la mostra tocca anche altri elementi, come la rivalità tra Appiani e Giuseppe Bossi o l'evoluzione delle miniature, pur all'interno di una stessa storia familiare, o ancora la documentazione della distruzione delle mura del Castello Sforzesco, quasi come una piccola Bastiglia milanese. Ma il punto più interessante, a nostro parere, è che si percepisce come anche nella costruzione della mitologia di individui cosmico-storici, per dirla con Hegel, come Napoleone, si rivelino decisive le dimensioni più intime e apparentemente marginali. Perché il mito nasce dal sue tempo e questo non può che essere forgiato dalla società, di cui le manifestazioni artistiche sono in un certo senso le avanguardie.

La mostra nella Galleria Carlo Orsi resta aperta, gratuitamente, al pubblico fino al 25 giugno.

(Leonardo Merlini)

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