Napoli, gruppo Montescuro gestiva affari e mediava tra clan -2-

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Napoli, 24 ott. (askanews) - Nell'ordinanza cautelare sono ricostruite numerose condotte illecite riconducibili al clan Montescuro e destinate ad assicurare all'organizzazione proventi illegali, in particolare estorsioni a commercianti e imprenditori che operano nell'area del porto. I proventi del "pizzo", preteso anche ai cantieri che stavano procedendo al rifacimento delle strade nell'area orientale della città e commesse dal clan Montescuro, sono stati suddivisi - ha ricostruito una nota - tra le varie organizzazioni criminali, destinatarie di una quota determinata in base all'influenza sul territorio. In tal modo Carmine Montescuro è riuscito a mantenere gli equilibri tra le varie associazioni, evitando il sorgere di conflitti, e garantendo, al contempo, il regolare svolgimento delle attività estorsive e la partecipazione di tutti ai profitti illeciti, tanto che alcuni collaboratori di giustizia, in virtù della posizione neutrale assunta, hanno indicato Sant'Erasmo, luogo di operatività del clan Montescuro, come una "piccola Svizzera". Le modalità e la capillarità con le quali era svolta l'attività estorsiva rappresentano "un chiaro sintomo del totale assoggettamento omertoso del tessuto sociale ed economico alla volontà dell'organizzazione, tanto che diversi sono gli imprenditori, vittime di azioni e manifestazioni di violenza, che, sottoposti in una condizione di totale assoggettamento psichico e fisico, hanno negato di aver subito richieste estorsive". L'ordinanza cautelare è stata emessai, oltre che per il reato associativo, anche per 12 episodi estorsivi consumati e tre tentativi di estorsione, tutti commessi nei confronti delle società appaltatrici dei lavori di rifacimento dell'arteria stradale, oltre che di una cooperativa di ex detenuti e di un notaio. (segue)