A Napoli la strada dei presepi deserta e spettrale. "Abbandonati da tutti"

Lucia Licciardi
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AGI - La strada è deserta, come quasi tutte quelle di Napoli da tre giorni ormai. Il suono dei passi quasi rimbomba in quel vicolo stretto, pochi metri noti in tutto il mondo, al punto che in genere in questo periodo si doveva cominciare a pensare di istituire sensi di marcia per i pedoni alternati.

San Gregorio Armeno, la strada dei presepi a Napoli, in un grigio mattino di nubi di novembre è quasi spettrale. Le poche decine di artigiani che vi lavorano sono rinchiuse nelle loro botteghe, poche con l'uscio aperto sulla via. Manca quel clima di festa attesa che ha sempre caratterizzato questo luogo della tradizione più profonda napoletana, che vuole che a partire dal 8 dicembre in tutte le case il presepe debba essere allestito.

E ogni anno è necessario 'rinforzare' il plotone delle statuette di terracotta in precario equilibrio sullo 'scoglio', vuoi con qualche pecorella per sostituire quelle azzoppate da una incauta spinta al tavolino, vuoi qualche pastore ormai troppo logoro per essere messo in primo piano davanti la grotta. Eppure, durante l'estate e poi ancora a settembre e ottobre, un po' di animazione lungo il budello di basolato lavico stretto tra palazzi si era vista, e aveva incoraggiato i 'presepiai' a tirare fuori qualche nuovo pastore, come gli infermieri e medici con mascherina fatti da Genny Di Virgilio mentre cullano l'Italia tra le braccia come un neonato.

"Solo ieri siamo stati ricevuti dal nuovo assessore al Turismo della Regione Campania, Felice Casucci - si sfoga con l'AGI Marco Ferrigno, figlio d'arte, titolare di una delle botteghe più accorsate della strada - siamo 37/40 famiglie che vivono di questo lavoro di eccellenza, troppo poche, e il nostro codice Ateco non dà diritto a nessun contributo di ristoro. Noi non vogliamo elemosine, ma un supporto".

Un supporto che verrà forse da un bando per presepi particolari che la Regione starebbe studiando, secondo quanto riferisce Ferrigno, ma è difficile pensare a come possa essere aiutato un settore così di nicchia che avrebbe avuto in questo periodo il momento di raccogliere i frutti di un lavoro che dura tutto l'anno. I maestri delle statuine di terracotta avevano già chiesto aiuto a maggio scorso, ma senza successo.

"Siamo abbandonati da Dio e dagli uomini - dice ancora Ferrigno - rinchiusi nelle nostre botteghe per soddisfare quel poco di ordini che c'è arrivato nei mesi scorsi. Ma io stesso che ho quattro persone con me, ne ho dovuto mettere due in cassa integrazione e non ho grandi aspettative per il futuro immediato".

Quest'estate, inoltre, era montata la protesta degli artigiani di San Gregorio Armeno, come di altri commercianti della città, quando le società che gestiscono le crociere avevano vietato gli acquisti nei loro negozi, pur portando regolarmente i croceristi in tour nel centro antico, adducendo come motivo di questa scelta il divieto a toccare fonti possibili di batteri e virus quali appunto i prodotti artigianali e le loro confezioni.

"La vendita online è per noi un possibile strumento ma non sufficiente a recuperare il volume di affari abituale - spiega ancora Ferrigno- il nostro è un prodotto appetito da centinaia di migliaia di persone al mondo, ma anche perché è legato a un contesto, a un'aria che loro vogliono respirare. La statuetta la vogliono toccare con mano prima di acquistarla. E poi subiamo la pesante concorrenza di prodotti taroccati, siamo imitati tanto quanto il parmigiano. Sulle piattaforme dell'e-commerce si trovano tante statuette di terracotta per presepi definite napoletane, ma che di napoletano non hanno nulla, nemmeno l'artigianalità perché fatte con stampini".

Ai maestri del presepe non resta che guardare al Natale che verrà e sperare soprattutto di sopravvivere fino a quello del 2021".