A Napoli mostra di pittura tedesca su Berlino prima e dopo Muro

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Napoli, 11 ott. (askanews) - Napoli, ancora una volta, palcoscenico per una mostra voluta da Intesa Sanpaolo nell'ambito delle Gallerie d'Italia. Dal 12 ottobre al 19 gennaio prossimo, sarà aperta al pubblico, presso Palazzo Zevallos Stigliano, l'esposizione "Berlin 1989. La pittura in Germania prima e dopo il Muro", a cura di Luca Beatrice. Dopo "Le mille luci di New York" nel 2017 e "London Shadow" nel 2018, "Berlin 1989" chiude il trittico di mostre dedicate alle grandi città che, sul finire del '900, hanno cambiato la storia dell'arte. In un percorso di 21 opere, realizzate tra il 1972 e il 2003, in prestito da gallerie e collezioni private, "Berlin 1989" presenta capolavori dei più importanti pittori tedeschi del dopoguerra tra cui Georg Baselitz, Sigmar Polke, Gerhard Richter, Anselm Kiefer e Albert Oehlen. La mostra consente un'immersione nell'energica Berlino di fine Novecento dove prende vita una pittura che interpreta lo spirito del tempo e usa un linguaggio libero, irruente e dai toni dissonanti, spingendo all'estremo la creatività e il desiderio di rinnovamento. L'allestimento arriva proprio alla vigilia del 9 novembre quando saranno passati trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, il simbolo di divisione dell'Europa che fu edificato nel 1961 e che restò in piedi per 28 anni. Berlino prima e dopo il Muro fu una città creativa, vitale, dominata da una profonda spinta al cambiamento eppure mantenendo il fascino della vecchia Europa ancora legata al clima della Guerra Fredda. Qui David Bowie vi scrisse tre album e una delle sue canzoni più celebri, "Heroes"; i Pink Floyd dedicarono al Muro, "The Wall", un concept album diventato poi un film; nel cinema si imponeva una nuova generazione di cineasti tra i quali Wenders e Fassbinder, mentre "Christiane F", riuscì a raccontare il disagio giovanile tra Ovest ed Est. In parallelo, la pittura tedesca si impose in tutto il mondo, assumendo la denominazione Neoespressionismo, e i suoi esponenti "Neue Wilden", i Nuovi Selvaggi, volevano sottolineare la brutalità di una pittura giocata su gesti enfatici e di forte impianto narrativo. Protagonista fu un vero e proprio movimento artistico che si spinse fino al nuovo decennio e oltre. Sullo sfondo c'è sempre una Berlino minacciosa e affascinante, claustrofobica e trasgressiva, cupa e straordinariamente vitalista. Pittura giovane e di culto che, in breve, dagli spazi off conquisterà mercato, gallerie e musei. (segue)