Napolitano: Ora partiti non brucino la fiducia recuperata

Roma, 17 dic. (LaPresse) - "Non si bruci il recupero di fiducia nell'Italia che si è manifestato negli ultimi tempi in Europa, nella comunità internazionale e negli stessi, pur poco trasparenti, mercati finanziari". E' il monito lanciato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, durante la cerimonia per lo scambio degli auguri con le alte cariche dello Stato, in vista delle prossime elezioni. "Attenzione - ha detto - in gioco è il Paese, è il nostro comune futuro e non solo un fascio di voti per questo o quel partito". "Nessuno dei soggetti politici - ha continuato - che hanno fino a ieri fatto vivere e operare questo Governo, dovrebbe avere interesse ad annullare il contributo dato anche a prezzo di limiti, sacrifici e rischi responsabilmente accettati".

SITUAZIONE DIVERSA DA UN ANNO FA. Con la nuova tornata elettorale "su di me ricadrà un compito nettamente diverso da quello del novembre 2011", ha spiegato Napolitano, sottolineando che allora "la scelta che compii", quella del governo tecnico, "fu la sola che apparisse avere un senso ed essere praticabile". Oggi, invece, "non c'è chi non veda come si stia ora per tornare a una naturale riassunzione da parte delle forze politiche del proprio ruolo, sulla base del consenso che gli elettori accorderanno a ciascuna di esse. E sarà quella la base su cui poggeranno anche le valutazioni del capo dello Stato".

BRUSCA ACCELERAZIONE. Napolitano ha voluto sottolineare che sarebbe stato meglio portare la legislatura a compimento. "Se è solo con lieve anticipazione rispetto alla scadenza naturale che stanno per essere sciolte le Camere - ha detto - brusca è stata di certo l'accelerazione impressa dall'annuncio, l'8 dicembre scorso, delle dimissioni del presidente del Consiglio Monti". "Il mio invito" ad arrivare al termine della legislatura, ha aggiunto, "era motivato dalla convinzione che sia necessaria la continuità istituzionale", un "valore spesso trascurato". "Scagli la prima pietra - ha ammonito - chi non l'ha trascurato".

LEGISLATURA SPRECATA. Il problema, ha sottolineato, è che molte cose restavano ancora da fare. "Per le più che mature riforme della seconda parte della Costituzione - ha detto - questa legislatura è stata sprecata". Non solo, ma "è stato grave fallire" anche "la prova della riforma della legge elettorale", nonostante il "forte, motivato e tenace richiamo" arrivato da più parti, a causa delle "peggiori logiche conflittuali dei partiti". Un fallimento di cui "nessuno potrà fare a meno di dare conto ai cittadini".

Non abbastanza è stato fatto poi anche sul "tema dei costi, ovvero del finanziamento della politica, e quello connesso dei trattamenti riservati ai parlamentari", questioni che "hanno formato oggetto di decisioni discutibili ma non trascurabili e da non sottovalutare, la cui eco è stata però soverchiata dal clamoroso esplodere di indegni abusi di danaro pubblico commessi da numerosi eletti nei Consigli regionali". Per farvi fronte, "si è aperto con determinazione e accortezza, ma è stato solo un inizio, il capitolo di norme più efficaci contro la corruzione, fonte ormai insopportabile discredito e danno per il nostro Paese".

Dopo di che "si è portato avanti un faticoso esercizio di revisione del pletorico retaggio storico delle Province", ma anche in questo caso "non ce la si è fatta a giungere al traguardo". Ed "è rimasta ancora in larga parte da percorrere e non solo sotto il profilo della moralità, la strada - ha sottolineato ancora Napolitano - di una riqualificazione dei partiti politici".

CARCERI. Napolitano ha voluto dedicare un passaggio del suo discorso anche alla grave situazione di sovraffollamento nelle carceri, contro il quale Marco Pannella sta facendo in questi giorni un serrato sciopero della fame e della sete. "Sta per scadere - ha detto Napolitano - il tempo utile per approvare" il provvedimento sulle carceri al Senato. "Ma con quale senso di umanità e civiltà ci si può sottrarre a un minimo sforzo per alleggerire la vergognosa realtà carceraria che macchia l'Italia?".

MAGISTRATI RISPETTINO EQUILIBRIO POTERI. Il capo dello Stato non ha dimenticato nel suo discorso neanche il conflitto con i magistrati di Palermo sul caso delle intercettazioni: "Ai magistrati di tutta Italia - ha detto - da Palermo alla grandi città del Nord, diciamo: 'Andate avanti e fino in fondo con professionalità e rigore, con rispetto delle competenze e dell'equilibrio dei poteri. Siamo così limpidamente al vostro fianco'".

DIFENDERE LA CONSULTA. Il discorso del capo dello Stato è terminato con una difesa della Consulta: "Vedendo la Corte Costituzionale oggetto di attacchi da opposte sponde - ha detto - vi chiedo di unirvi a me, ancora una volta nell'esigere assoluto rispetto per l'istituzione, per la sua storia, per i giudici che sono devoti al suo altissimo, insostituibile ruolo".

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