Nasce il rigorismo rosso-verde, ma Draghi non gli dà corda

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Letta/Fedriga (Photo: ANSA)
Letta/Fedriga (Photo: ANSA)

È il giorno in cui i contagi in Italia salgono oltre quota 10mila, la prima volta da maggio. È il giorno in cui gli echi del lockdown per i soli non vaccinati disposto dalla vicina Austria rimbomba più sonoramente nel dibattito italiano. Sono partiti i presidenti di Regione, di destra e di sinistra, dal friulano Massimiliano Fedriga a Nicola Zingaretti, a dire che non è una misura così imponderabile, che si deve valutare per mettere in sicurezza le feste natalizie. Il carico da novanta lo ha piazzato Enrico Letta: “Sono con i governatori, sono sulla linea più rigorosa che ci possa essere, se non si fa così fra qualche settimana torniamo in lockdown e poi sarà troppo tardi”.

I dati di oggi. Crescono i contagi, la situazione più critica è nel nord-est. Forte aumento dei casi (10.172) e il tasso di positività (+1,9%), i decessi sono stabili (72). Più deciso l’aumento dei ricoveri (+90), contenuto quello delle terapie intensive (+5). Il maggiore incremento giornaliero di casi positivi si rileva in Lombardia (1.858), seguita dal Veneto (1.435) e poi da Lazio (944), Campania (871), Emilia Romagna (756), Friuli Venezia Giulia (687), Piemonte (618).

A farsi un giro tra chi ha in mano il dossier, tra Palazzo Chigi e il ministero della Salute si scopre che l’allarme lanciato là fuori non è percepito come tale. Un lockdown dei non vaccinati “non è all’ordine del giorno”, vengono costantemente monitorati gli aumenti di contagi e ricoveri, destano la giusta preoccupazione, e Mario Draghi fa quotidianamente un briefing con i suoi per analizzare i dati. Ma le energie al momento sono puntate sulla campagna vaccinale, le somministrazioni della prima dose, sulle quali si punta a sfiorare se non raggiungere quota 90%, la campagna per la terza. “La verità è che è presto, non c’è ancora un ragionamento su questi temi, analizziamo i numeri giorno per giorno, per adesso altro non c’è”, spiega una fonte di governo. La fotografia è ancora quella di un’Italia in zona bianca, forse solo il Friuli Venezia Giulia rischia uno slittamento in gialla, la situazione di ospedalizzazioni e terapie intensive è sotto controllo. “Nessuna sottovalutazione in corso, solo realismo, ci si basa sui dati”, assicurano fonti della Salute. La misura presa da Vienna di un lockdown per i non vaccinati - spiegano - è stata assunta a fronte di oltre 10mila contagi su una popolazione di 9 milioni di abitanti: “Per trovarci in una situazione simile in Italia ci dovrebbero essere tra i 60 e i 70mila contagi al giorno”. E nonostante le tante variabili in gioco la previsione è che il plateau della curva, il picco massimo che si stabilizza prima di scendere, si raggiunga considerevolmente prima di tale soglia.

Il governo si prepara a incontrare giovedì i governatori nella Conferenza Stato Regioni, nella quale ci si aspetta che venga sollevata la questione. I presidenti sono concordi nel salvaguardare un principio: quello di una sorta di meccanismo premiale per i vaccinati senza un accanimento per chi non lo è. E dunque maggiori libertà per chi ha completato il ciclo nel caso una Regione o un territorio slitti in fascia arancione o rossa, con le regole vigenti che continuerebbero a valere per chi vaccinato non lo è.

Draghi ha ben presente la situazione, della quale è informato quotidianamente, a Palazzo Chigi si osservano e si studiano gli aumenti di positivi, di ricoveri e di decessi, la via scelta è quella del pragmatismo. Troppe le variabili in gioco per assumere una decisione potenzialmente divisiva con così tanto anticipo, nessuna strada è esclusa a priori - tra cui quella di una sorta di super green pass per i soli vaccinati per accedere ai luoghi pubblici - ma nel governo si confida che in Italia si possa evitare di raggiungere uno scenario alla tedesca, oltre i 50mila contagi al giorno.

L’effetto valanga di un pressing che peserà sulle scelte dell’esecutivo da qui alle prossime settimane è difficilmente arrestabile. È comprensibile la preoccupazione di alcuni governatori di ritrovarsi in zona arancione sotto le festività. Significherebbe un ritorno del coprifuoco alle 22, il divieto di spostarsi dal proprio comune di residenza, il limite di quattro persone da poter ospitare a casa, un remake dello scorso Natale. Con un dividendo politico da pagare per chi amministra le zone eventualmente soggette a restrizioni che sarebbe salato, senza contare il fiato alle trombe degli scettici del vaccino per un ritorno al passato nonostante la campagna di vaccinazione.

Il Pd ha sposato fin dall’inizio la via del rigore, Letta l’ha rilanciata. Lo ha fatto perché l’intero partito crede che sia la strada corretta per affrontare la pandemia, e il segretario ha assicurato Draghi che qualunque misura si vorrà assumere nel prossimo futuro su questo fronte avrà l’appoggio del Nazareno. Perché anche se non è all’ordine del giorno, la linea pragmatica del premier non si preclude nessuna via. E dunque su restrizioni ulteriori per chi non si è sottoposto a vaccinazione, come anche sulla proroga dello stato di emergenza, sarà fatto ciò che verrà ritenuto adeguato da un lato, necessario dall’altro.

E nonostante gli alleati M5s si dicano molto scettici su misure che dividano vaccinati e non, Letta ha poi gioco facile nell’inserirsi nelle contraddizioni degli avversari. Un rilancio fatto sotto gli occhi di Giorgia Meloni, che ha schierato il partito su una linea molto più lassista su vaccini e restrizioni, e che si inserisce come un cuneo nelle contraddizioni della Lega, dove Claudio Borghi attacca Fedriga e dove Matteo Salvini coltiva una linea e un elettorato che vede le proposte del presidente friulano come fumo negli occhi. Restrizioni per i no vax? “Ci rimane solo il napalm o il lanciafiamme”, chiosa nel suo stile Vincenzo De Luca. È l’inizio dell’ennesimo braccio di ferro che prelude ogni incremento dei dati, ogni nuova ondata, per capire che Natale sarà bisognerà attendere ancora qualche settimana.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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