Nasce il think tank No Pass: Commissione Dupre. Senza il brand Rodotà

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Ugo Mattei, Carlo Freccero e Massimo Cacciari (Photo: Ansa)
Ugo Mattei, Carlo Freccero e Massimo Cacciari (Photo: Ansa)

Si sono dati un nome, Commissione Dupre, che starebbe per Commissione Dubbio e Precauzione, si sono dati un metodo, quello di incontrarsi con regolarità con “l’obiettivo di tutelare la libertà e i diritti umani nell’ambito delle leggi internazionali, riflettendo sui temi di dubbio e precauzione”. Nasce oggi a Torino il Think tank no pass guidato da Ugo Mattei, ordinario di Diritto civile nel capoluogo piemontese e da Massimo Cacciari, portavoce Carlo Freccero. Si erano incontrati già un mese fa, stessa sede, Cacciari aveva invocato una maggiore organizzazione, Mattei ci aveva anticipato come avevano in mente di realizzarla.

Proprio il 10 novembre il professore torinese aveva aperto i lavori ponendosi una domanda: “Chissà cosa avrebbe pensato di questa situazione Stefano Rodotà”. Una domanda non casuale, visto che Mattei di Rodotà è discepolo, e al giurista calabrese è intitolata la società cooperativa di mutuo soccorso “Generazioni future”, animatrice degli incontri. O meglio, era intitolata a Rodotà. Perché passi il primo incontro, ma quando è iniziata a circolare la notizia di un secondo appuntamento e della nascita di un Think tank vero e proprio la figlia, Maria Laura, è sbottata: “Non solo è una vigliaccata. Mio padre era un meridionale illuminista assai, si sarebbe stravaccinato, ascoltava cortesemente i pirla ma non li amava”. Ecco forse l’interpretazione autentica di quel che ne avrebbe pensato Rodotà.

Detto, fatto, gli organizzatori hanno tolto il nome che da tempo campeggiava sull’intestazione dell’associazione. “Il clima è davvero pesante”, ha commentato Mattei. “L’organizzazione di un importante convegno scientifico universitario sostenuto da un’ organizzazione che porta dal giugno 2018 il nome di un maestro scomparso (cui parteciperanno illustrissimi cattedratici e perfino magistrati di alta funzione, nonché suoi collaboratori di una vita) è stato attaccato coinvolgendo la famiglia e provocando sofferenza”.

Il professore torinese ha accettato la rimozione, ma si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: “Sarebbe come se l’ Istituto Gramsci non potesse usarne il nome in una propria iniziativa”, rivendicando il fatto che il Comitato Rodotà continuerà a mantenere il suo nome al di là dell’iniziativa odierna. “Stefano Rodotà - continua - resta per noi un modello personale e politico di rispetto, dialogo e intransigente mitezza e il suo nome, che appartiene alla storia, non può che essere un bene comune”. Forse però quel che avrebbe pensato di questa iniziativa non sarebbe stato molto benevolo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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