Re Nasone che litiga con il coronavirus per la Reggia (che resta chiusa)

Lucia Licciardi

Il virus imbronciato e seduto sul trono con la corona in testa. Re Nasone, al secolo Ferdinando IV, è risentito dal vedersi espropriato dei simboli della sua autorità di governo e, altezzoso, domanda: “Ma questo che si è messo in testa?”.

In tempi di coronavirus, la Reggia di Caserta, chiusa come tutti i musei e i siti monumentali italiani, sceglie una strada 'leggera' per raccontare che i suoi cancelli resteranno sbarrati fino al 3 aprile, come da disposizioni governative per limitare la diffusione del contagio da Covid-19. E lo fa con una vignetta realizzata da Davide Racca, un suo dipendente.

Il palazzo vanvitelliano, inoltre, insieme alla vignetta, affigge in ogni suo cancello di ingresso una lettera aperta del direttore, Tiziana Maffei, per lanciare un invito alla responsabilità individuale e allo stesso tempo di fiducia. “Tornare alla normalità e poter godere di nuovo delle bellezze artistiche e naturali della Reggia di Caserta dipende da ognuno di noi”, scrive Maffei.

“Comprendiamo il dispiacere arrecato ai nostri visitatori e, in particolar modo, a tutti i cittadini casertani che frequentano ogni giorno il nostro meraviglioso parco per trascorrere il tempo libero all'aria aperta, a contatto con la natura e con la bellezza come istituzione pubblica dello Stato abbiamo il dovere e la responsabilità civile di rispettare le regole. Come museo abbiamo la missione educativa di invitare tutti a mantenere un comportamento rispettoso di noi stessi e degli altri, per proteggerci dal contagio da Covid-19 e per contenere la diffusione del virus. Tornare alla normalità e poter godere di nuovo delle bellezze artistiche e naturali della Reggia di Caserta dipende da ognuno di noi. Siamo certi di poter contare sul vostro senso civico e sulla vostra solidarietà. Ci auguriamo di potervi rivedere presto, fiduciosi che con l'impegno e la cura di tutti supereremo velocemente le difficoltà di questi giorni”.

I pochi visitatori che ancora credono di poter entrare ad ammirare la bellezza di una dimora concepita da Carlo di Borbone, voglioso di competere con i reali francesi e la loro Versailles e desideroso di donare a Napoli strutture degne di una capitale europea e scelta da Ferdinando come residenza di caccia, sorridono e vanno via almeno divertiti.