A Natale 30mila contagi al giorno. Ma non è una tragedia

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MILAN, ITALY - DECEMBER 20: The center of Milan stormed by people for the last Christmas gifts before the government-planned lockdown for the Christmas holidays begins due to COVID-19 pandemic, on December 20, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Michele Crameri/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
MILAN, ITALY - DECEMBER 20: The center of Milan stormed by people for the last Christmas gifts before the government-planned lockdown for the Christmas holidays begins due to COVID-19 pandemic, on December 20, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Michele Crameri/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

“L’Italia è più avanti di altri paesi nella somministrazione del vaccino. Ma resto preoccupato per il Natale, soprattutto se guardiamo ai nuovi contagi”. L’allarme lo ha lanciato nelle scorse ore un peso massimo del governo, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che aggiunge: “Il Green Pass è l’unico strumento che abbiamo per scongiurare nuove chiusure”. Il sottosegretario alla Salute, Pier Paolo Sileri, si dice più ottimista, convinto che trascorreremo comunque un “Natale libero”. Sì, perché l’Italia, a differenza dell’Europa del Nord, è messa molto meglio sul fronte della pandemia.

Guai a cantar vittoria, però. Perché il bollettino di ieri dice 8544 nuovi casi positivi. Che, sommati agli oltre 8 mila del giorno prima, testimoniano le sette vite del coronavirus. Lo dicono anche gli esperti: i vaccini funzionano, ma dopo sei mesi dall’ultima somministrazione l’immunità decresce. Se non si punta massicciamente sulla terza dose, non potremo goderci il Natale e le feste con la stessa spensieratezza degli ultimi mesi.

In un’intervista ad Huffington Post, il fisico e divulgatore Giorgio Sestili, noto per la sua pagina Facebook dedicata all’andamento del contagio nel nostro paese, non ha dubbi: “Siamo in una fase di crescita della pandemia che lascia presagire un aumento dei contagi. Potrebbero essercene 15 mila giornalieri a fine novembre, per toccare punte di 25-30 mila entro Natale”. Numeri confermati anche dall’astrofisico Roberto Battiston, direttore dell’Osservatorio epidemiologico dell’Università di Trento, ospite su Rai 3 a Mezz’ora in più: “Con i vaccini abbiamo alzato gli argini contro il pericolo di esondazione del fiume Covid, ma non possiamo abbassare la guardia”. Numeri che possono mettere ansia, quelli preannunciati dagli esperti. Ciò che conta, però, come sottolinea Sestili, è il dato delle ospedalizzazioni. Se i contagi salgono, ma le terapie intensive rimangono sotto i livelli di guardia, si potrà tirare un sospiro di sollievo. Anche con 30 mila positivi al giorno.

Mettiamo subito in chiaro le cose. Perché spesso si perde di vista la cornice nella quale ci troviamo. Non c’è paragone rispetto alla situazione di un anno fa. L’Italia era in piena seconda ondata, mezzo Stivale era in zona rossa, i reparti ordinari e le terapie intensive si riempivano. Non c’erano strumenti efficaci nella lotta al Covid se non il ricorso al lockdown. “A novembre 2020 avevamo parametri in media 10 volte più alti rispetto ad oggi. 35 mila casi giornalieri invece che 8 mila. 3500 letti in intensiva occupati, rispetto ai 300 odierni. Ma soprattutto – ricorda Sestili – era un’Italia colorata di rosso e di arancione. Oggi, invece, siamo tutti in bianco. La nostra libertà è salva. E lo dobbiamo solo ai vaccini”.

I vaccini, appunto. Il Green Pass, per chi ha fatto il ciclo completo, dura 12 mesi. “In realtà, varie ricerche ci dicono che l’immunizzazione declina dopo soli sei mesi” ha spiegato Battiston. Ma per l’astrofisico non sono le regole della certificazione verde che devono cambiare. “Quelle ormai sono uno standard europeo. Troppo complesso aggiornarle”. L’unica strada percorribile è quella della terza dose. Soprattutto per gli anziani e le categorie fragili. Ma non è tutto, aggiunge Sestili: “Siamo in uno scenario in continua evoluzione. Muta il virus, con le sue variabili. E muta la risposta anticorpale dei vaccini. Dobbiamo essere sempre pronti a reagire ai cambiamenti. E non pensare che le attuali misure possano essere quelle giuste anche in futuro”. In altre parole, bisogna anticipare le mosse del Covid: “Vanno cambiati alcuni parametri. Ad esempio, la certificazione vaccinale dovrebbe diventare letteralmente vaccinale”. Un Green Pass solo per i vaccinati, e non più ottenibile sottoponendosi ad un tampone con esito negativo. La stessa proposta avanzata questa mattina da Guido Rasi, ex direttore dell’Ema e consulente del commissario Figliuolo.

In Austria, proprio in questi giorni, si è intervenuti con un lockdown mirato. Lo dovranno rispettare solo coloro che non si sono vaccinati. “Non c’è bisogno di arrivare a misure così drastiche anche in Italia. Come dicevo, da noi basta vietare il Green Pass per i non vaccinati. E questo non significa che poi non possono uscire di casa. Però non avranno più la possibilità di andare al ristorante, al cinema o sul lavoro semplicemente con un tampone negativo. Non dimentichiamo che circa il 30% dei tamponi in farmacia danno un falso esito negativo. Non sono così accurati. Serve una stretta”. Un’altra misura che Sestili auspica è quella che c’è già in Francia e in Germania: “Bisogna rendere gratuiti i tamponi per i vaccinati. Così, in un colpo solo, incentiviamo ancora di più alla vaccinazione e allo stesso tempo aumentiamo il monitoraggio dell’epidemia facendo più tamponi”.

Insomma, la mina vagante resta sempre la stessa: gli italiani che non si sono vaccinati. “Se fossimo come in Portogallo dove il tasso di vaccinazione è all’86%, potremmo dormire sonni tranquilli” spiega Battiston in televisione. “Ma in Italia abbiamo 6-7 milioni di persone non vaccinate. Un numero alto, che non ci deve scappare di mano. Dobbiamo stare attenti, perché se l’epidemia si sviluppa tra loro, mandiamo in tilt il sistema”. Le misure per incentivare questo zoccolo duro della popolazione a vaccinarsi possono essere tante, ma per Sestili non c’è dubbio: “Se a Natale vogliamo dormire sonni più o meno tranquilli, con al massimo qualche regione che si colora d’arancione e nulla di più, ora è molto più importante dare le terze dosi a chi è già vaccinato, invece che cercare di convincere a vaccinarsi chi non lo ha ancora fatto”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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