Navi ong, la proposta: "Batte la tua bandiera? Ti prendi i migranti"

La ''paternità'' è in concorso.
Prodi negli anni '90, Berlusconi nei primi anni duemila e, infine, Letta nel 2013 hanno approvato i contestatissimi accordi di Dublino (nelle varie e successive declinazioni), secondo i quali è il Paese di primo approdo a dover far fronte al sistema di accoglienza dei migranti, domanda d'asilo inclusa.

Ma lo scenario internazionale è cambiato e l'Italia contesta un meccanismo che - a flussi migratori aumentati in via esponenziale - la sta conducendo al collasso. Non è sola.

Dopo lo strappo con la Francia, legato al veto di approdo nei porti italiani della Ocean Vikings, l'Europa meridionale fa fronte comune: Italia, Grecia, Malta e Cipro chiedono congiuntamente a Bruxelles di rivedere il meccanismo di ricollocazione dei migranti e di responsabilizzare i Paesi di bandiera delle navi ong.

"I Paesi di primo ingresso in Europa, attraverso la rotta del Mediterraneo centrale ed orientale, non possono continuare a sostenere l'onere più gravoso della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo" si legge nella nota congiunta.

Intanto, le diplomazie sono al lavoro per allentare le tensioni tra il premier Meloni e il presidente francese Macron, che potrebbero trovare un punto d'incontro al G20.

Nelle more di una revisione, tutta in salita, del trattato di Dublino, l'Italia e i Paesi di primo approdo chiedono ricollocazioni obbligatorie, e non più su base volontaria.

L'altra priorità: "Ogni Stato - si legge nel comunicato congiunto - deve esercitare la giurisdizione e il controllo sulle navi umanitarie battenti la propria bandiera".

Entro la fine di novembre è atteso un vertice dei ministri dell'Interno dei 27 per trovare un accordo su sbarchi e ricollocazioni.