'Ndo cojo cojo e Gigi Proietti che voleva scrivere una fenomenologia della barzelletta

Pierluigi Battista
·Giornalista, scrittore
Hp (Photo: Hp)
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Bisogna ringraziare Carlotta e Susanna Proietti per averci regalato un altro magnifico frammento di intelligenza e di talento di un padre indimenticabile come Gigi con la pubblicazione di “ ’Ndo cojo cojo” edito da Rizzoli.

Mi piace cogliere l’occasione per ricordare come Gigi Proietti, che all’arte della comicità dedicava studio e attenzione critica, non sia stato solo uno straordinario e sottile raccontatore di barzellette, ma tributava alla barzelletta, così spesso liquidata con sussiegosa superficialità come arte minore, un autentico culto: ne cercava ogni volta la genealogia, la propagazione, le varianti regionali e dialettali. Anche se raccontata migliaia di volte, la barzelletta che amava recitare sul palcoscenico e pure nella dimensione privata di una convivialità resa allegra da quell’impareggiabile mattatore, non perdeva mai la freschezza trascinante della prima volta.

Ma appunto, Gigi Proietti studiava, era incuriosito dalla forza che emanava quell’arte che lui considerava come un genere letterario dotato di una storia lunga e complessa, di regole precise, di tempi di recitazione ineludibili, di una funzione sociale ricca di risvolti e di segreti. Ammirava la barzelletta come racconto concentrato, come breve narrazione, come un congegno perfetto che, mal manovrato, non sarebbe in grado di realizzare il suo obiettivo: far ridere fino alle lacrime il pubblico degli ascoltatori. E infatti Proietti confessava di esser tentato dall’idea di dare uno sbocco ai suoi studi, a fare della barzelletta il tema di una riflessione se così si può dire da critico letterario, anche se i critici letterari con il patentino della presunzione avrebbero sdegnato questo suo affascinante progetto come indebita invasione di campo. Sai le risate di Gigi?

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.