'Ndrangheta, 65 arresti in Calabria: c’è anche un consigliere Fdi

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Fra le persone indagate nell’ambito dell’operazione Eyphemos condotta dalla Dda di Reggio Calabria, c’è anche il senatore di Forza Italia Marco Siclari, nei cui confronti la procura antimafia reggina ha chiesto l’autorizzazione a procedere all’arresto con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso.  

Fra i 65 arrestati nell'ambito dell'operazione contro la 'ndrangheta c'è anche Domenico Creazzo, neo consigliere regionale calabrese eletto con Fratelli d'Italia il 26 gennaio scorso. Creazzo, che è anche sindaco di Sant'eufemia d'Aspromonte, è accusato di scambio elettorale politico-mafioso.  

Le 65 ordinanze di custodia cautelare, di cui 53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari, sono state emesse nei confronti dei capi storici, elementi di vertice e affiliati di una pericolosa locale di ‘ndrangheta operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte, Reggio Calabria, funzionalmente dipendente dalla potente cosca Alvaro imperante a Sinopoli, San Procopio, Cosoleto, Delianuova e zone limitrofe.  

Fra essi figurano il boss Cosimo Alvaro, detto "Pelliccia", a cui il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere perché detenuto per altra causa; Domenico Alvaro detto "Micu", classe 1977, Salvatore Alvaro detto "Turi Pajeco", classe 1965, Francesco Cannizzaro alias "Cannedda", classe 1930 (che partecipò allo storico summit di Montalto nel 1969), Cosimo Cannizzaro alias "spagnoletta", classe 1944, Domenico Laureandi, alias "Rocchellina", imprenditore ed elemento di primissimo piano della ’ndrangheta eufemiese".  

"Con la sua azione pervasiva, la ’ndrangheta è riuscita a collocare propri membri ai vertici del governo, dell’assemblea elettiva e all’interno degli apparati dell’amministrazione comunale di Sant’Eufemia d’Aspromonte", afferma in una nota la Questura di Reggio Calabria in merito all’operazione Eyphemos, che fa sapere che, "con il ruolo di capo, promotore ed organizzatore dell’associazione mafiosa, è stato arrestato, in esecuzione della misura cautelare della custodia in carcere, il vicesindaco Cosimo Idà, artefice di diverse affiliazioni che avevano determinato un forte attrito con le altre componenti del locale di ’ndrangheta eufemiese e l’alterazione degli equilibri nei rapporti di forza tra le varie fazioni interne allo stesso".  

Con "la contestazione di partecipazione all’associazione mafiosa – prosegue - sono stati arrestati, in esecuzione della misura cautelare della custodia in carcere, il presidente del Consiglio Comunale Angelo Alati, quale mastro di giornata della cosca, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico ingegnere Domenico Luppino, referente della cosca in relazione agli appalti pubblici del Comune, e Domenico Forgione, inteso "Dominique", consigliere comunale di minoranza, che aveva il compito di monitorare gli appalti del Comune per consentire l’infiltrazione da parte delle imprese riconducibili alla cosca eufemiese".  

I destinatari delle 65 ordinanze sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, diversi reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale, aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso.  

Gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Palmi, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, coadiuvati dagli operatori dei Reparti Prevenzione Crimine e di diverse Squadre Mobili del Centro e Nord Italia, stanno eseguendo anche numerose perquisizioni. Impiegati circa 600 agenti della Polizia di Stato. 

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    Arrestato figlio del boss Molè: sotto terra nascosti 500 chili di cocaina

    Gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria, insieme ai colleghi del commissariato di Gioia Tauro, hanno arrestato in flagranza di reato Rocco Molè, 25 anni, figlio del boss Girolamo, 59 anni, ergastolano ritenuto capo dell’omonima cosca di Gioia Tauro. Il giovane rampollo del capocosca nascondeva più di 537 chilogrammi di cocaina e oltre 24 chili di marijuana. L’arresto è avvenuto a seguito di una serie di perquisizioni in un capannone e in vari terreni nella disponibilità di Molè a Gioia Tauro.  All’interno del capannone, celati in ceste di plastica, gli investigatori hanno scovato 150 panetti di coca collocati in 75 pacchetti. Il resto della cocaina è stato rinvenuto nascosto sotto terra in alcuni fondi coltivati ad agrumeto adiacenti al capannone.  Gli uomini della squadra mobile, infatti, hanno notato che in quel pezzo di terreno la terra era stata smossa, e così hanno deciso di procedere allo scavo, scovando altri 340 panetti di cocaina in pacchi di plastica ben sigillati. In tutto, fra la coca rinvenuta nel capannone e quella scovata sottoterra, 537 chili di droga, per un valore di decine di milioni di euro. Inoltre, perquisendo la casa del giovane a Gioia Tauro, gli agenti hanno trovato anche 24 chili di marijuana sistemata in alcuni involucri.  Molè, che era sul posto al momento della perquisizione, ha riferito agli investigatori di essere l’unico detentore della droga. Da qui l’arresto in carcere poi convalidato dal Gip.

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    Licia Nunez: “Non ho fatto in tempo a dire addio a mio padre”

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    Contagi in frenata e boom di guariti. Subito aiuti a chi non ce la fa

    Mentre i nuovi contagi frenano e i guariti aumentano ed esplode lo scontro con Bruxelles sui coronabond, il governo mette in campo 4,3 miliardi che i comuni distribuiranno attraverso il fondo di solidarietà per il soccorso alimentare e altri 400 milioni in buoni spesa. Se la chiusura delle scuole prosegue, ha annunciato il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa, la prossima settimana sarà avviata una valutazione sulla ripresa delle attività produttive. L'ultimo bilancioAl 28 marzo in Italia si registrano 92.472 contagi totali da coronavirus, con un incremento di 5.974 rispetto alla giornata precedente, quando ne erano stati registrati 5.959 in più. È l'ultimo bollettino della Protezione Civile, che vede salire i decessi a quota 10.023, 889 in più dopo l'incremento record di 969 morti della giornata precedente. A comunicarlo è il capo del dipartimento, Angelo Borrelli, ritornato in sede dopo un paio di giorni di assenza legati a un'indisposizione influenzale senza legami con il Covid-19.Sono 70.065 le persone attualmente malate, 3.651 in più rispetto alla giornata precedente. I guariti sono 12.384, 1.434 in più in 24 ore, oltre il doppio della giornata precedente. Sono 3.856, 124 in più in 24 ore, i pazienti in terapia intensiva.L'Europa supera quota 20 mila morti ma è negli Stati Uniti che oggi si registra l'allarme maggiore: il progresso dei contagi nello Stato di New York è tale da far temere che si trasformi nel peggior focolaio di Covid-19 al mondo, più ancora di Wuhan e della Lombardia. Il presidente Donald Trump valuta l'istituzione di una quarantena in tre Stati fra cui New York e ha dato il suo via libera al richiamo di un milione di riservisti mentre anche Hollywood è bloccata dal virus e tutte le produzioni di film e serie tv sono bloccate.Nel mondo i casi hanno superato i 620 mila, di cui circa la metà in Europa, ma sono gli Stati Uniti a detenere il record dei contagi, oltre 111 mila. I morti a livello globale sono quasi 29 mila di cui oltre 20 mila in Europa; l'Italia mantiene il poco invidiabile primato con oltre 10 mila. I paesi in cui sono stati riscontrati contagi sono 183, e oltre 3 miliardi le persone coinvolte nelle misure di "confinamento" a casa, più o meno drastiche.In Spagna i decessi sono saliti a 5.800, con aumenti giornalieri sempre più marcati; i contagiati sono oltre 72 mila. In Russia, dove il bilancio resta contenuto a 1264 casi confermati, è stato comunque deciso di chiudere tutte le frontiere a partire da lunedì.Qualche segnale positivo continua a provenire dalla Cina dove a Wuhan è giunto il primo treno da due mesi, che ha riportato in città gli abitanti rimasti fuori dalla chiusura; l'ultimo bilancio registra solo nuovi casi "importati".Per quanto riguarda le misure prese a sostegno dell'economia, si attende di capire se i paesi del nord Europa cambieranno idea sull'ipotesi di mutualizzare il debito; i segnali non vanno in quella direzione, e la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha prestato la sua voce a un video di solidarietà con l'Italia, ha detto in un'intervista di non essere a favore dei coronabond mentre l'ex presidente della Commissione, Jacques Delors, ha detto che l'Unione europea corre "un pericolo mortale".

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    Orrore social per i Ferragnez: "Foto di Leone per dire che è morto"

    Le foto del figlio della coppia sono state rubate e pubblicate su un gruppo social

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    La Bielorussia nega l'emergenza: "Contro il virus trattori e vodka"

    La Bielorussia è l'eccezione in Europa: qui si rifiuta di fermare il Paese per arginare la diffusione del Covid-19 che ha paralizzato l'economia mondiale. L'ex repubblica sovietica alle porte dell'Unione europea ha registrato finora solo 88 casi di contagio e nessun decesso. O almeno così risulta dai dati ufficiali. Così, il campionato di calcio va avanti, i ristoranti sono aperti e il presidente licenzia la pandemia globale del nuovo coronavirus come "psicosi". Dall'inizio dell'epidemia, il presidente Alexander Lukashenko, in carica dal 1994, si è opposto alle misure di contenimento. La scorsa settimana, ha persino denunciato una "psicosi" che alimenta "un panico più pericoloso del virus stesso". Ha quindi invitato i suoi 9,5 milioni di concittadini a continuare a lavorare, ad andare nei campi, a guidare trattori - che il suo Paese produce in massa - perché "il trattore guarisce tutti". Nell'elenco delle cure miracolose il capo di Stato ha inserito anche vodka e sauna.E se la minaccia globale non ha potuto fermare il dovere, non è riuscita nemmeno a rallentare il piacere con il campionato di calcio che seguo il suo calendario senza preoccupazioni. All'ingresso degli stadi, che vengono disinfettati due volte al giorno, viene controllata la temperatura dei tifosi. La televisione russa Match TV ha acquistato i diritti dell'ormai unico campionato ancora in piedi e l'ex star locale Aliaksandr Hleb ha invitato sulla stampa tedesca Messi e Cristiano Ronaldo a unirsi al campionato bielorusso. "Abbiamo adottato tutte le misure raccomandate dal ministero dello Sport. Tutti coloro che sono in contatto con i tifosi indossano i guanti", ha assicurato il portavoce della federazione bielorussa di calcio, Alexandre Aleinik. Il calo delle presenze c'è, -50% la scorsa settimana rispetto alla precedente stagione, ma consente di "disperdere gli spettatori sugli spalti".Da martedì, tuttavia, il tono è iniziato a cambiare. Durante un incontro con l'ambasciatore cinese, Lukashenko ha assicurato che il suo Paese segue la situazione "molto seriamente". I tg delle televisioni pubbliche hanno improvvisamente cominciato a inserire nelle scalette la pandemia, pur ripetendo che il confinamento generalizzato non è una soluzione. E negli ultimi giorni la capitale Minsk è stata meno vivace del solito, con le persone di età superiore ai 65 anni invitate a rimanere a casa e il permesso agli alunni di non recarsi in classe. Nelle ore di punta, la metropolitana non è più affollata, molte aziende che hanno optato per lo smart working. Ma bar, ristoranti e negozi rimangono aperti, senza istruzioni specifiche per i clienti.La vice ministra della Salute, Elena Bogdan, ha assicurato che tutti i portatori del coronavirus, anche asintomatici, sono stati isolati e ricoverati in ospedale. Le persone intorno a loro sono tutte messe in quarantena. Gravemente repressa, l'opposizione bielorussa denuncia una politica che può avere risvolti letali. "Le autorità stanno preparando enormi risparmi sulle pensioni di anzianità", ha dichiarato l'avvocato Mikola Statkevitch in un video messaggio, riferendosi alle devastazioni che la malattia sta causando tra le persone più anziane.Un altro motivo del negazionismo, secondo gli analisti, è che il Paese sta già vivendo difficoltà economiche a causa delle tensioni con il suo partner principale, la Russia. "E con il rallentamento globale, la situazione è ancora peggiore. Apparentemente Lukashenko ha deciso che fermare l'economia sarebbe un suicidio" per il Paese, spiega l'analista Artiom Chraibman.

  • Trovato morto il bimbo di 3 anni scomparso a Metaponto
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    Trovato morto il bimbo di 3 anni scomparso a Metaponto

    È stato ritrovato il cadavere del bambino di tre anni di cui si erano perse le tracce ieri mattina a Metaponto di Bernalda (Matera).

  • Bruciate due ambulanze a Martina Franca
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    Bruciate due ambulanze a Martina Franca

    Drammatico evento nella notte: due ambulanze usate per soccorrere i malati di coronavirus sono state date alle fiamme a Martina Franca, in Puglia.

  • Scoperto in una grotta il 'menù' dell'uomo di Neanderthal
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    Scoperto in una grotta il 'menù' dell'uomo di Neanderthal

    di Paolo Martini Molluschi, crostacei, uccelli marini e foche, ma anche cervi, tartarughe e persino pinoli: ecco di cosa si cibavano i neandertaliani. Una ricerca pubblicata oggi sulla rivista 'Science' dimostra come fosse ricca e varia la dieta dell'uomo di Neanderthal, capace di procurarsi alimenti di origine marina già 100mila anni fa.  Lo studio, coordinato dall'archeologo portoghese João Zilhão insieme a Diego E. Angelucci dell'Università di Trento sui reperti rinvenuti in una grotta vicino a Lisbona, rivaluta le capacità intellettive dei Neanderthal: possedevano un buon sviluppo tecnologico, erano capaci di attribuire significato simbolico alle cose e avevano familiarità con il mare e le coste. Una grotta semi nascosta in un promontorio a picco sul mare a sud di Lisbona: è il guscio di pietra che custodisce indizi di un insediamento di circa 100mila anni fa, dove sono stati scoperti i resti di un ambiente vissuto e di un pasto. La grotta di Figueira Brava a sud di Lisbona ha svelato a un gruppo di archeologi il suo tesoro: informazioni uniche sulla dieta, sui comportamenti e le caratteristiche dei neandertaliani.  I risultati degli studi e degli scavi ad opera di una ventina di archeologi e archeologhe di vari paesi, diretti da João Zilhão dell'Università di Barcellona, vedono in prima fila Diego E. Angelucci che da anni si occupa dei Neanderthal e di dare una risposta a un interrogativo: davvero erano meno intelligenti dell'Homo Sapiens? Angelucci si è occupato di ricostruire la stratigrafia del sito, valutare la posizione e l'integrità dei reperti rinvenuti, comprendere l’origine dei sedimenti della grotta e riconoscere gli apporti dovuti all’azione umana. Un lungo lavoro di elaborazione dati, scrittura e redazione, ma soprattutto nello scavo, battendo il territorio circostante e raccogliendo campioni poi analizzati al microscopio mediante la tecnica detta "micromorfologia archeologica". "Lo scavo - spiega Angelucci - ha permesso di recuperare una grande quantità di resti archeologici relativi all’occupazione della grotta da parte dei neandertaliani: strumenti in pietra scheggiata (selce e quarzo), resti di pasto, residui dell’uso del fuoco (carboni e cenere). Tra i resti di pasto, la sorpresa è rappresentata dall’abbondante presenza di resti di pesce, molluschi e crostacei, che dimostrano l’utilizzo sistematico di risorse di origine marina". Dentro la grotta, un 'menù' di terra e di mare - La grotta di Figueira Brava si trova lungo la costa rocciosa che delimita la Serra da Arrábida, nelle vicinanze della città di Setúbal (30 km a sud di Lisbona). La grotta è stata frequentata da gruppi di neandertaliani per un arco di tempo intorno ai ventimila anni durante l’ultimo interglaciale, tra circa 106mila e 86mila anni fa. Un periodo caratterizzato da clima temperato, simile a quello attuale.  La grotta è oggi situata lungo la linea di costa, ma si trovava più lontana dal mare quando fu occupata dai neandertaliani, a una distanza variabile tra 750 m e 2 km. Malgrado ciò, il “menu” quotidiano dei neandertaliani che abitarono Figueira Brava era molto variato, con risorse alimentari di origine marina ben rappresentate che costituivano, con ogni probabilità, una componente significativa della dieta neandertaliana, se non maggioritaria.  Nel 'menù' si trova infatti una quantità rilevante di cibi provenienti dal litorale o dal mare: molluschi (cozze, vongole e patelle), crostacei (granceole e altri granchi), pesci (squali come lo smeriglio - il cosiddetto vitello di mare - e la verdesca, ma anche anguille, orate, gronghi, cefali), vari uccelli marini o acquatici (tra cui germani reali, oche selvatiche, sule, cormorani, gazze marine, garzette e altri) e mammiferi marini (delfini e foche grigie).  Ai resti di pasto provenienti dalla costa si aggiungono prodotti della caccia, che includeva il cervo, lo stambecco, il cavallo, l’uro e piccole prede quali la tartaruga terrestre. Notevole anche l’utilizzo di risorse vegetali. Tra i resti carbonizzati sono state riconosciute varie specie tipiche dell’ambiente mediterraneo (l’olivastro, la vite selvatica, il fico, diverse specie di quercia) e in particolare il pino domestico, di cui sono stati rinvenuti in scavo frammenti di legno, ma soprattutto resti di pigne e gusci di pinoli.  "Considerate le esigenze ecologiche del pino domestico - chiarisce Angelucci - è probabile che tra la Serra de Arrábida e il mare esistesse all’epoca un cordone sabbioso di dune, forse in prossimità del vicino estuario del fiume Sado. Lo studio dei resti di pinoli fa ritenere che i Neanderthal facessero uso di pinoli in modo sistematico e organizzato. I dati paleobotanici mostrano che le pigne mature erano raccolte ancora chiuse dai rami più alti dei pini, proprio là dove si formano. Poi dovevano essere trasportate e conservate nella grotta, e aperte all’occorrenza con l’aiuto del fuoco in modo da estrarre e consumare i pinoli. Non è un caso che siano presenti resti di pigne e gusci di pinoli, ma non i semi commestibili". Le implicazioni di questo studio - Fino ad oggi le evidenze di sfruttamento delle risorse marine (grazie alla raccolta di molluschi, alla pesca e alla caccia alle foche) da parte dei gruppi neandertaliani che occupavano le aree costiere del continente europeo e della Asia occidentale erano praticamente assenti.  Nel continente africano, abitato da gruppi di "umani anatomicamente moderni" (i sapiens, praticamente), la situazione è invece diversa, in particolare lungo le coste del Sudafrica, ove il ricorso alle risorse marine è ben documentato durante l’ultimo interglaciale (cioè, nello stesso periodo di tempo in cui fu occupata la grotta di Figueira Brava). Gli alimenti di origine marina sono ricchi di Omega 3 e di altri acidi grassi che favoriscono lo sviluppo dei tessuti cerebrali. Questo dato, unito a quanto osservato in Africa australe, ha portato allo sviluppo di un modello che sostiene che il consumo di alimenti di origine marina avrebbe incentivato un aumento delle capacità cognitive delle popolazioni africane 'moderne' durante l’ultimo interglaciale e che a questo si dovrebbe la comparsa in Africa, in periodi particolarmente antichi, di cultura materiale con significato simbolico (esempio la decorazione del corpo con ocra o l’uso di oggetti di adorno personale).  Questo argomento 'tradizionale' riconduce ad altri aspetti, quali lo sviluppo del pensiero astratto, la comparsa del linguaggio articolato e l’emergenza di società più organizzate e complesse: queste sarebbero state prerogative dei gruppi umani 'moderni' di origine africana, ma non delle popolazioni euroasiatiche (neandertaliani e denisoviani).  "I dati di Figueira Brava aggiungono un ulteriore contributo al dibattito in corso e alla rivalutazione del modo di vita dei neandertaliani - chiarisce Angelucci - Se è vero che il consumo abituale di alimenti di origine marina ha giocato un ruolo determinante nello sviluppo delle capacità cognitive dei nostri antenati, bisogna quindi riconoscere che questo processo avrà riguardato l’intera umanità e non esclusivamente una popolazione limitata dell’Africa australe che si è poi espansa fuori dal continente africano. Nuovamente, i dati si indirizzano a dimostrare che i neandertaliani, pur ‘arcaici’ nei loro tratti fisici, possedevano comportamenti del tutto simili ai cosiddetti ‘moderni’ del continente africano, le persone con cui entreranno in contatto al momento dell’espansione dei sapiens in Europa, intorno a 40mila anni fa". Lo studio implica anche che la familiarità del genere umano con gli ambienti litorali e marini, è ben più antica e complessa di quanto ritenuto finora. Ciò permette di rivalutare anche l’espansione umana a territori non collegati da ponti continentali in fasi antiche. Ad esempio la colonizzazione dell’Australia e della Nuova Guinea, avvenuta tra 50-45mila anni fa.  Inoltre, va anche riconsiderata la visione tradizionale dei neandertaliani come di gruppi umani adattati esclusivamente agli ambienti freddi dell’ultimo ciclo glaciale o alle steppe e tundre dell’Europa centrale. I dati recenti (Figueira Brava ma anche Cueva de los Aviones o altri siti in corso di studio) mostrano che i neandertaliani vivevano anche nelle regioni a clima temperato e mediterraneo e che erano pienamente in grado di sfruttarne le risorse disponibili.  Gli studi precedenti - Negli ultimi anni sono comparsi studi che evidenziano come i neandertaliani europei fossero in grado di produrre cultura materiale con significato simbolico. Un riferimento in questo senso è lo studio pubblicato su "Science Advances" nel febbraio 2018 (Hoffmann et alii), che aveva permesso di datare a circa 115mila anni fa le conchiglie perforate raccolte nella grotta “Cueva de los Aviones” (presso Cartagena, in Spagna), contenenti un mix di sostanze impiegate come pigmenti coloranti (studio in cui hanno preso parte João Zilhão e Diego E. Angelucci); e alla ricerca (Zilhão et alii, 2018, Science) che aveva dimostrato l’età decisamente più antica di quanto si pensasse delle pitture rupestri di alcune grotte spagnole (La Pasiega, Maltravieso, Ardales), che aveva così permesso di attribuirne l'esecuzione ai neandertaliani.

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    Ottimo oroscopo settimanale per il periodo dal 30 marzo al 5 aprile per Ariete, Bilancia e Acquario, meno per il Toro: le previsioni di Paolo Fox.

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    I Vip che hanno contratto il coronavirus

    Il primo ministro britannico Boris Johnson è diventato l'ultimo Vip risultato positivo al COVID-19, dopo l'erede al trono d'Inghilterra, il principe Carlo. PoliticaJohnson ha rivelato su Twitter di aver sviluppato sintomi lievi: "Ora sono in autoisolamento, ma continuerò a guidare il governo in videoconferenza mentre combattiamo questo virus". Due giorni prima, anche il principe Carlo, figlio maggiore ed erede della regina Elisabetta II, era risultato positivo con sintomi lievi.Il principe Alberto II di Monaco è risultato positivo, sebbene non ci siano "preoccupazioni per la sua salute", ha detto il palazzo il 19 marzo.Michel Barnier, che conduce i negoziati dell'UE con la Gran Bretagna sulla Brexit, ha annunciato il 19 marzo di avere il virus. Il giorno dopo, il negoziatore principale della Gran Bretagna nei colloqui David Frost si è auto-isolato dopo aver mostrato sintomi lievi.L'attivista climatica svedese Greta Thunberg ha detto martedì che era "estremamente probabile" che avesse contratto la malattia dopo aver manifestato sintomi a seguito di un viaggio nell'Europa centrale. Si è auto-isolata con suo padre.Il primo ministro canadese Justin Trudeau è stato isolato dal 13 marzo dopo che sua moglie Sophie Gregoire Trudeau è risultata positiva.Il primo risultato del test per il cancelliere tedesco Angela Merkel è tornato negativo lunedì. La Merkel ha iniziato ad auto-isolarsi domenica dopo essere stata curata da un medico che successivamente si è rivelato positivo per il virus.Martedì la Finlandia ha annunciato che il premio Nobel ed ex presidente finlandese Martti Ahtisaari, di 82 anni, ha contratto il virus. Arte e spettacoloLa star afro-jazz Manu Dibango, 86 anni, martedì è morto a causa del COVID-19.Terrence McNally, celebre drammaturgo americano, è morto martedì all'età di 81 anni, in seguito a complicanze del coronavirus.La leggenda della musica congolese Aurlus Mabele, conosciuta come "King of Soukous", una variante moderna ad alta velocità della rumba congolese, è morta a Parigi la scorsa settimana, all'età di 67 anni.La star dell'opera spagnola Placido Domingo ha dichiarato domenica di essere risultato positivo, aggiungendo di essere "in buona salute".L'ex produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, in prigione nello stato di New York dopo essere stato condannato a 23 anni per stupro e violenza sessuale, è rtisultato positivoL'attore premio Oscar Tom Hanks e sua moglie, attrice e cantante Rita Wilson, hanno detto lunedì di stare meglio dopo quasi due settimane di quarantena in Australia.L'attore britannico Idris Elba ha dichiarato il 16 marzo di essere risultato positivo e si è messo in isolamento.Anche l'autore cileno Luis Sepulveda, che vive nel nord della Spagna, ha il virus ed è in ospedale. Ha avvertito i primi sintomi il 25 febbraio. SportL'ex presidente del Real Madrid, Lorenzo Sanz, è morto il 21 marzo a 76 anni, tre giorni dopo essere stato ricoverato in ospedale con il coronavirus.In Italia diversi giocatori della Juventus sono infetti, tra cui il vincitore della Coppa del Mondo 2018 in Francia Blaise Matuidi e l'attaccante argentino Paulo Dybala.Positivi anche l'ex difensore del Milan Paolo Maldini e il figlio Daniele.In Inghilterra, il manager dell'Arsenal Mikel Arteta è risultato positivo.Anche l'icona del calcio turco Fatih Terim, manager del Galatasaray, è positivo.Almeno 14 giocatori dell'NBA si sono dimostrati positivi, tra cui la superstar dei Brooklyn Nets Kevin Durant e il francese Rudy Gobert degli Utah Jazz

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    Primo caso positivo in un centro Amazon italiano

    Primo caso accertato di contagio da coronavirus all'interno di un centro distribuzione di Amazon in Italia. È accaduto nelle ore scorse presso lo stabilimento FCO1 di Passo Corese, in provincia di Rieti, dove operano circa 1500 persone. Secondo quanto apprende l'Agi, la persona risultata positiva al test Covid-19 è legata al cluster della zona rossa di Nerola, borgo non molto distante dal centro distribuzione di Passo Corese, da tre giorni in isolamento totale a seguito dell'emergenza esplosa all'interno della casa di riposo "Maria Immacolata".Il centro distribuzione resterà però aperto e operativo. Lo rende noto la stessa azienda, all'indomani proprio del caso di contagio da coronavirus di una dipendente della struttura alle porte di Roma, accertato nel tardo pomeriggio di ieri e reso noto nella notte dai comparti sindacali di categoria, su tutti la Rsa Uiltrasporti Amazon FCO1 e la Filt-Cgil FCO1."Siamo vicini alla collega in quarantena a cui auguriamo una pronta guarigione - ha riferito Amazon Italia in una nota - il centro di Distribuzione di Passo Corese è operativo. Sin dal primo momento, abbiamo lavorato a stretto contatto con le autorita' locali per rispondere in modo proattivo alla situazione di emergenza, continuando a garantire il nostro servizio ai clienti e preservando allo stesso tempo la salute di tutti i nostri dipendenti. In quest'ottica abbiamo introdotto una serie di misure preventive in tutti i nostri centri logistici per la loro salvaguardia: abbiamo aumentato le operazioni di pulizia, introdotto la distanza di sicurezza minima e richiesto ai corrieri di restare a distanza dai clienti quando effettuano le consegne"."La salute dei nostri dipendenti rappresenta la nostra priorità \- hanno proseguito dalla multinazionale Usa - ed e' estremamente importante che rimanga a casa chiunque non si senta bene o viva insieme a persone che hanno avuto la febbre nelle ultime 24 ore. Per supportare al meglio le nostre persone durante questo periodo abbiamo aumentato la nostra disponibilità in termini di permessi retribuiti e stiamo permettendo alle persone di usufruire delle ferie in base alle necessita'"

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    Lo screening per trovare gli immuni limiterebbe le chiusure, dice l'esperto

    Invece di continuare a fare (pochi) tamponi per scoprire chi, presentando sintomi, è positivo al Covid-19, c'è la proposta scientifica di puntare piuttosto su più semplici screening che rilevano gli anticorpi e scoprono chi è immune.Se il coronavirus è attivo in Lombardia da ormai un paio di mesi, come sembra dalle ultime stime, ci sarà sicuramente una parte della popolazione, probabilmente il 10-15%, che ha sviluppato gli anticorpi e può tranquillamente proseguire le sue attività senza rischio.Si tratta, secondo l'ex direttore del Policlinico di Milano, il professor Ferruccio Bonini, di adottare una diversa strategia di screening del Covid-19 che punti a trovare coloro che sono già immuni pur non avendo avuto i sintomi della malattia, almeno in Lombardia dove i casi si sono verificati per primi, permettendo a una parte delle attività collettive di riprendere prima che l'economia subisca danni irreparabili.Assieme alla direttrice dell'UO di Epatologia, centro di riferimento della Regione Toscana per le malattie croniche e il tumore del fegato, Maurizia Brunetto, Bonini ha realizzato uno studio in proposito e lo ha illustrato all'AGI. Emerge che nel caso del nuovo coronavirus, il 60-75% dei pazienti è positivo per 9 giorni dal contagio. Dopo il nono giorno, solo il 40-50% dei pazienti rimane positivo. “I dati scientifici pubblicati e ripetutamente confermati dai colleghi cinesi che hanno sperimentato e studiato l'infezione per primi, confermano anche per l'infezione da Sars-Cov-2 la validità di test molecolari per valutare la positività degli anticorpi, come accade per i virus HIV e HCV che circolano nel sangue – ha spiegato all'AGI - Il fatto che nonostante la disponibilità di test anticorpali di comprovata sensibilità tali test non siano usati per lo screening di prima battuta è un errore”. La procedura del test tramite tampone, osserva Bonino, “è gravata dal rischio di errore di campionamento fino al 20%, sicuramente molto più alto della probabilità di trovare un malato ancora negativo per l'anticorpo anti-Sars-Cov-2”.Secondo lo scienziato, la cui carriera si è soprattutto concentrata su virus che colpiscono il fegato e la ricerca dei relativi vaccini, “il test anticorpale è molto meno costoso e potrebbe essere effettuato anche in laboratori periferici, per la semplicità della procedura e della strumentazione richiesta”. La sua caratteristica, in seconda battuta, è che tale test “dovrebbe essere fatto per sapere se un positivo per anticorpo ha un'infezione attiva o è immunizzato dopo avere avuto una infezione asintomatica. Secondo Bonino, “tale approccio a doppia via dovrebbe essere utilizzato almeno per lo screening e il monitoraggio del personale sanitario”. In particolare, sostengono i due professori, a Milano e in Lombardia “gli ospedali dovrebbero avviare una sperimentazione interna e testare tutto il personale e per controllo coloro della popolazione generale che vengono a fare prelievi o donatori presso i Centri Trasfusionali: (dopo consenso approvato da CE) ciò verificherebbe il livello di infezione e immunità effettivo nella popolazione Milanese oggi. Dato indispensabile per una strategia di intervento molto più efficace e anche tranquillizzante perché almeno il 10-15% della popolazione dovrebbe essere già immune e protetta e lavorare per far ripartire l'economia”.

  • Coronavirus, scienziati a Renzi: "Troppo presto per riaprire"
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    Coronavirus, scienziati a Renzi: "Troppo presto per riaprire"

    "Pensare di riaprire le scuole è prematuro. E' giusto pensare al futuro ma serve molta attenzione. Dovremmo convivere con il fatto che pandemie come questa possono anche tornare, è accaduto con la Spagnola. Questo virus non ce lo toglieremo dai piedi velocemente, ma in questa fase è necessario agire per poter arginare la dimensione di morti che c'è stata in Lombardia". Cosi il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco ha commentato le dichiarazioni di Mattero Renzi a 'L'Avvenire'. Il leader di Iv chiede di "riaprire l'Italia, le fabbriche prima di Pasqua e le scuole il 4 maggio". Sulla stessa linea Pierluigi Lopalco, l'epidemiologo dell'università di Pisa e presidente del Patto trasversale per la Scienza (Pts). "Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato", ha detto all'Adnkronos Salute. "Dobbiamo essere cauti e dare illusioni se non abbiamo dati - rimarca Lopalco - oggi abbiamo solo una flebile speranza in Lombardia ma ad esempio a Milano la situazione non è ancora sotto controllo. Come facciamo a riaprire le scuole se non lo abbiamo certezze. Non diamo false aspettative e speranze".  "Dobbiamo cominciare pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo pensare di stare in casa al fine di rimanere in casa per sempre. Però in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve", ha scritto su Twitter il virologo Roberto Burioni. Più cauto Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che spiega: "Come epidemiologo devo guardare la salute pubblica e ora occorre rallentare e arrestare l'epidemia, Non possiamo tenere l'Italia chiusa per sempre, ma occorre vedere prima vedere gli effetti delle misure importanti messe in campo dal Governo. In questo momento non si può dire nulla non prima della fine del mese. Poi si posso studiare provvedimenti magari 'stop and go' o misure complementari. Vedremo cosa accadrà", ha detto Rezza ospite di 'Coffe Break' su La7.

  • Elettra Lamborghini e Dj Afrojack: nuova musica in quarantena
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    Elettra Lamborghini e Dj Afrojack: nuova musica in quarantena

    Elettra Lamborghini stupisce tutti, e col fidanzato in quarantena si mette a realizzare nuovi beat per la sua musica.

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    Macaluso: "Come nel dopoguerra? No, la ricostruzione sarà diversa"

    Davanti alla catastrofe della pandemia, il dopoguerra viene evocato da molti come esempio di una difficile ma possibile ripartenza, di una collettiva riscossa. Ma il paragone non convince Emanuele Macaluso, e lo dice con la sua tagliente immediatezza: “Tra la situazione di oggi e il dopoguerra non vedo similitudini. Allora c'era speranza, oggi no”.Il dopoguerra Macaluso lo visse con la forza della gioventù, con animo di partecipazione alla rinascita del Paese: “Il mio primo lavoro a vent'anni era quello di levare le macerie da una scuola che era stata annientata. C'era stata la liberazione, la guerra finiva, e si sapeva perché c'era stata, perché il fascismo l'aveva scatenata, e perché finiva. Oggi non si sa nulla. Oggi sembra che non ci sia un perché”, ragiona Macaluso in una conversazione con l'AGI.Lo storico dirigente del Pci, parlamentare per sette legislature fino al 1992, nei suoi 96 anni di memoria non trova nulla di comparabile alla crisi del coronavirus che sta sconvolgendo il mondo. A differenza del dopoguerra, afferma, “questa è una tragedia che si vive individualmente oltre che collettivamente. Il dopoguerra era pieno di speranza, c'erano i grandi partiti, i sindacati, il popolo si organizzava per dare soluzione ai problemi, ci fu uno spirito di iniziativa comune per la ricostruzione. Oggi è diverso”. E' diversa anche la fame, che comincia a proiettare la sua ombra grama con i primi segni di sofferenza, di esasperazione, degli abitanti di una grande città del Sud come Palermo, dove gli affamati non più in grado di comprarsi da mangiare hanno razziato un grande supermercato. Il Papa oggi ha detto che questo è l'inizio del dopo. E Macaluso è d'accordo. “Non sono credente, ma questo Papa ha il dato il senso di cosa veramente il nostro Paese sta vivendo. L'immagine del Papa in una piazza San Pietro deserta diceva tutto della tragedia che il Paese sta attraversando”. E qui Macaluso riprende a parlare della fame.“Nel dopoguerra – ricorda – c'era l'assalto ai magazzini dell'esercito. La la gente andava a prendersi olio, formaggio, scatolette. Oggi la fame porta disperazione. Bisogna stare molto attenti”, ammonisce. Nella Palermo di quei giorni, era il 19 ottobre del 1944, l'esercito sparò contro la folla che chiedeva cibo e lavoro. Fu la “strage del pane”: 24 persone caddero uccise sul selciato di via Maqueda, davanti alla sede della Prefettura, e si contarono 158 feriti. “Una cosa barbara e simbolica”, scandisce Macaluso. “Nel nostro Paese – continua - le stragi di poveri, di lavoratori, sono state all'ordine del giorno. Oggi non credo che ci siano le condizioni perché si verifichino queste cose, c'è una maggiore maturità e le istituzioni non sono quelle ereditate dal fascismo. Ma si tratta di vedere se le istituzioni, chi ha comunque e dovunque una responsabilità, sapranno capire la situazione che stiamo vivendo”.Il lucido scetticismo di Macaluso sulla capacità di risposta della politica si estende anche l'Europa. “Sono stato sempre europeista, ma oggi, purtroppo, non vedo le condizioni per cui l'Europa abbia uno scatto. Io non dispero, ma a questo punto per l'Europa è essere o non essere. Penso però che non ci siano forza e capacità per arrivare a una solidarietà. Qualcosa si vede. Per esempio, la Germania ha ospitato malati italiani. Ecco, ci deve essere mutualità non solo dei popoli ma dei governi”.Il problema, secondo Macaluso, non è tanto nell'assenza di leader ma nell'assenza di organizzazioni di massa: “Mancano i grandi partiti, le grandi forze che rappresentavano gran parte del popolo, il Pci, il Psi, la Dc. Oggi le forze politiche sono fragili, non hanno una vera dimensione popolare. Ci vorrebbero grandi partiti, perché quando ci sono grandi partiti ci sono grandi leader”. La preoccupazione maggiore è per l'economia. “Si porranno questioni terribili. Il commercio è spento, le fabbriche sono chiuse, anche giustamente per proteggere gli operai. In quale stato di prostrazione si troverà l'economia?”, si chiede Macaluso, convinto che per la ripresa ci vorrà ancora tempo. “Renzi propone di riaprire prima di Pasqua? Le solite chiacchiere. Tutti vogliono riaprire, imprenditori e lavoratori, ma questo dipende dalla condizioni. Io ho fiducia nel sindacato e negli imprenditori che hanno costruito qualcosa che non vogliono perdere. L'iniziativa per la ripresa sarà delle masse lavoratrici, dei sindacati e degli imprenditori”.