'Ndrangheta, colpo ai Labate "Ti Mangiu": 14 arresti - punto -2-

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Roma, 29 gen. (askanews) - Le indagini da cui è scaturita l'operazione, iniziate nel 2012, portarono a distanza di oltre un anno, il 12 luglio 2013, alla cattura del latitante Pietro Labate, leader carismatico e capo storico della cosca che porta il suo nome. L'uomo si era sottratto nell'aprile 2011 all'esecuzione del fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria ed eseguito dalla Squadra Mobile nei confronti di capi e gregari delle Tegano e Labate nell'ambito dell'operazione "Archi".

Nell'estate del 2013 gli investigatori della Squadra Mobile avevano localizzato e catturato il boss latitante nel suo feudo, mentre si muoveva a bordo di uno scooter vicino al torrente S. Agata. Nel covo in cui aveva trovato rifugio, non distante dal luogo in cui era stato localizzato, vennero scoperte alcune agende sulle quali il boss aveva annotato nomi di persona, importi e denominazioni di ditte rivelatesi determinanti per l'accertamento della penetrazione dei Labate nel tessuto di alcune attività economiche e commerciali locali.

Tra le persone arrestate nell'operazine di oggi ci sono alcuni elementi di vertice e luogotenenti della cosca Labate. Fra loro c'è il boss Pietro Labate, a cui il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere, essendo detenuto per altra causa, il fratello Antonino Labate (reggente della cosca durante il periodo di latitanza di Pietro), il cognato (di entrambi) Rocco Cassone, nonché luogotenenti e nuove leve della consorteria.

Le indagini sono state condotte con intercettazioni e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, grazie alle quali è stato possibile individuare le vicende criminali che hanno determinato il graduale potenziamento della cosca Labate. Oggi il clan Labate è una potente articolazione della 'ndrangheta unitaria che trova la sua forza nei legami di sangue che uniscono i componenti di vertice ad altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con famiglie 'ndranghetistiche dei tre mandamenti.