'Ndrangheta, imprenditore: dopo denuncia pizzo isolati da tutti

Gci

Roma, 13 feb. (askanews) - "Da quando ho denunciato la vita è cambiata parecchio, siamo stati isolati da tutti, c'è stata una selezione naturale dei veri amici che si sono ridotti a pochissimi. Per fare i lavori non ci chiama più nessuno. Quando mia moglie va al supermercato i paesani le voltano le spalle. Non c'è stato supporto neanche da parte delle istituzioni, nessuno si è costituito parte civile nel processo. Una cosa è certa, vedendo come me la passo io, i miei colleghi ci penseranno due volte prima di andare a denunciare. Noi comunque non molliamo. Mi avevano anche chiesto se con la mia famiglia volevamo andare a vivere in incognito fuori dall'Italia, ma io sto qua, non gliela voglio dare vinta ai delinquenti, sono loro che devono andare via. Prima o poi dovrà cambiare qualcosa qua". L'imprenditore edile Andrea Dominijanni, testimone di giustizia calabrese finito sotto scorta nel 2015 per aver permesso l'arresto di otto capi cosca, è intervenuto ai microfoni della trasmissione "Cosa succede in città" condotta da Emanuela Valente su Radio Cusano Campus, emittente dell'Università Niccolò Cusano.

"Grazie alla mia testimonianza sette esponenti della 'ndrangheta sono stati condannati in primo e secondo grado dopo vent'anni di vessazioni nei miei confronti -ha affermato Dominijanni-. Io ho sempre denunciato, ma per tanto tempo non è successo niente. Ho cominciato a pagare il pizzo nell'82 quando avevo un'impresa edile. Dall'88 in poi si è aggiunto anche un villaggio turistico. Abbiamo pagato il pizzo sia per l'edilizia che per il villaggio. All'inizio non pagavo perché non sapevo che bisognasse pagare".

"Quando mia moglie andava al supermercato i paesani le voltavano le spalle, tant'è vero che ora va a fare la spesa in un altro paese. Non c'è stato supporto neanche da parte delle istituzioni, del Comune, della Regione, della provincia, nessuno si è costituito parte civile nel processo. Sono rimasto solo. - è stato il racconto dell'imprenditore - Mi hanno dato una scorta di terzo livello, con la macchina blindata, gli agenti che vengono a prendermi a casa al mattino e mi riportano la sera. Una cosa è certa, vedendo come me la passo io, i miei colleghi ci penseranno due volte prima di andare a denunciare, si chiederanno: chi me lo fa fare? Noi comunque non molliamo. Mi avevano anche chiesto se con la mia famiglia volevamo andare a vivere in incognito fuori dall'Italia, ma io sto qua, non gliela voglio dare vinta ai delinquenti, sono loro che devono andare via. Prima o poi dovrà cambiare qualcosa qua".