Operazione contro la 'ndrangheta: indagato Lorenzo Cesa, arrestato un assessore calabrese

Alessandro De Virgilio e Rosario Stanizzi
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AGI - Aggiornato alle ore 12,20

Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell'Udc, è indagato per associazione per delinquere semplice nell'ambito dell'operazione antimafia "Basso profilo" della Dda di Catanzaro. L'abitazione romana del parlamentare è stata perquisita dalle forze dell'ordine su disposizione della procura di Catanzaro.

Cesa conferma di avere "ricevuto un avviso di garanzia su fatti risalenti al 2017" e spiega: "Mi ritengo totalmente estraneo, chiederò attraverso i miei legali di essere ascoltato quanto prima dalla Procura competente".

"Come sempre - assicura - ho piena e totale fiducia nell'operato della magistratura. E data la particolare fase in cui vive il nostro Paese - annuncia - rassegno le mie dimissioni da segretario nazionale, con effetto immediato".

Nell'ambito della stessa operazione, l'assessore al Bilancio della Regione Calabria e segretario regionale dell'Udc, Francesco Talarico, è agli arresti domiciliari. Talarico, 54 anni, di Lamezia Terme (Catanzaro), commercialista, in passato ha ricoperto anche la carica di presidente del Consiglio regionale della Calabria oltre che di consigliere provinciale di Catanzaro e consigliere regionale. I reati contestati a Talarico sono associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e voto di scambio. 

Il "patto di scambio" e la mediazione di Cesa

Ci sarebbe un patto consistente in una promessa di appoggio elettorale fra gli uomini dell'Udc ed esponenti della 'ndrangheta all'origine del coinvolgimento di Lorenzo Cesa nell'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri.

In particolare, la consorteria ‘ndranghetista, nelle persone di Antonio Gallo, del consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto e del figlio Saverio, Antonino Pirrello e Natale Errigo, sarebbe entrata in scena in occasione delle elezioni politiche del marzo 2018, per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato. In quella circostanza, secondo gli inquirenti, sarebbe stato stipulato un “patto di scambio” con il Francesco Talarico, assessore regionale al Bilancio finito agli arresti domiciliari, consistente nella promessa di “entrature” per l'ottenimento di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici erogati dalla sua impresa e banditi da enti pubblici economici e società in house, "attraverso - scrivono gli inquirenti - la mediazione dell'europarlamentare Lorenzo Cesa in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti".