Neanche il Covid ferma i reati ambientali marini e costieri in Italia

abusivismo edilizio

Legambiente ha diffuso nelle ultime ore il suo ‘Mare Monstrum 2020’, un report in cui si fotografano gli eterni malesseri del mare e delle coste italiane. I dati (forniti dalle Forze dell’Ordine e redatti dall’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente sulla base delle attività illecite del 2019) non lasciano adito ad alcun dubbio, confermando come abusivismo edilizio, pesca di frodo incontrollata, cattiva depurazione, inquinamento e consumo di suolo costiero rappresentano oramai delle pratiche ambientali difficili da eradicare. Rispetto all’anno precedente, nel 2019 in Italia le infrazioni in mare e sulle coste italiane sono cresciute del + 15,6%, con 23623 reati contestati. E il triste primato, purtroppo, appartiene al Sud: più della metà delle infrazioni totali (52,3%) sono state commesse nelle quattro regioni a forte presenza mafiosa, concentrandosi tra Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.

Nonostante ogni giorno si moltiplichino i sequestri (come la discarica abusiva nel palermitano di marzo scorso), la lotta ai reati ambientali e alle ecomafie in Italia è una strada sempre piú in salita.

Mare Monstrum 2020: il dossier

In aumento proprio i sequestri, secondo il dossier di Legambiente, +11,2%, per un valore economico che ammonta a circa 520 milioni di euro. Spropositate colate di cemento, scarichi industriali o non autorizzati direttamente a mare, “case per le vacanze costruite in tutta fretta e stabilimenti balneari che occupano il demanio per conquistare illegittimamente spazio ai loro ristoranti e alle loro discoteche“, nella black list di Legambiente c’è posto per tutto.

Tabella dei reati su mari e coste italiani

La classifica nazionale per numero assoluto di reati contestati” informa Legambiente “vede stabilmente in vetta la Campania, che primeggia tanto nella classifica del cemento che in quelle dell’inquinamento e della navigazione fuorilegge, cedendo il passo solo nella pesca, dov’è seconda dietro la Sicilia“. Se spalmassimo invece i reati per chilometri di costa, al primo posto sale la Basilicata con 10,7 reati a chilometro, seguita dal piccolo Molise, con 10,5 reati a chilometro. Sul fronte della cementificazione costiera selvaggia, “l’abusivismo edilizio e i reati legati al ciclo del cemento hanno dominato la partita con il 42,5% dei reati sanzionati dalle Forze dell’ordine, oltre 10 mila infrazioni, più di ventisette ogni giorno“.

Nell’ordine, Campania, Puglia, Lazio, Calabria e Sicilia spadroneggiano in fatto di abusivismo edilizio, facendo registrare il 64,5% del totale. Tra la tipologia di reati più contestati, un terzo è occupato dall‘inquinamento marino, provocato “dalla maladepurazione degli scarichi civili, ma anche dagli scarichi industriali, dagli impianti petroliferi e dalla “maledetta” plastica, con il fenomeno del littering che colpisce pesantemente la biodiversità marina“. Alla Campania seguono Puglia, Lazio, Calabria e Toscana. In netta crescita anche la pesca illegale, che da sola è a quota 22% dei reati contestati. Chiudono il triste elenco le infrazioni al codice della navigazione, con un 2,4%.

Il Coronavirus ci ha donato solo per un attimo quel senso di rigenerazione della Natura e pulizia delle pratiche illegali. “Con la pandemia da Covid-19 e il lungo periodo di lockdown abbiamo avuto la chiara dimostrazione di quanto incida negativamente la pressione antropica sull’ecosistema e, ancor più, di quanto sia devastante l’impatto delle attività illecite” dicono da Legambiente. Concludendo amaramente: “In assenza di scarichi industriali, i fiumi si sono rapidamente ripuliti, salvo poi, pochi giorni dopo la ripartenza, tornare a subire l’avvelenamento da parte degli eco criminali“.

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