Neanche sul fascismo Forza Italia molla Salvini e Meloni

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Giorgia Meloni (L), leader of Fratelli d'Italia (Brothers of Italy) party, Silvio Berlusconi, President of Forza Italia (Go Italy) and former Italian Prime Minister, and Matteo Salvini, leader of Lega Nord (North League) party, take part at a political meeting organised by the centre-right coalition for the upcoming general political election in Rome, Italy on March 01, 2018. The Italian General Election takes place on March 4th 2018. (Photo by Michele Spatari/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Giorgia Meloni (L), leader of Fratelli d'Italia (Brothers of Italy) party, Silvio Berlusconi, President of Forza Italia (Go Italy) and former Italian Prime Minister, and Matteo Salvini, leader of Lega Nord (North League) party, take part at a political meeting organised by the centre-right coalition for the upcoming general political election in Rome, Italy on March 01, 2018. The Italian General Election takes place on March 4th 2018. (Photo by Michele Spatari/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Dal concretissimo quadro tagliato nella sede della Cgil per mano degli squadristi di Forza Nuova alla condanna astratta di tutti i “totalitarismi”. Passando per l’opzione di sciogliere non soltanto l’organizzazione degli arrestati Fiore e Castellino ma “tutte le formazioni che si richiamano al fascismo”. Dopo la guerriglia urbana che ha sconvolto il sabato capitolino, mentre il Parlamento attende di ascoltare la versione della ministra Lamorgese, la politica rimbalza come la pallina di un flipper tra categorie politiche del secolo scorso.

Il Pd presenta la sua mozione che impegna il governo a sciogliere, sulla base delle leggi vigenti, tutti i “movimenti di chiara ispirazione neofascista”. Una gamma più ampia della sola Forza Nuova che mette in fibrillazione azzurri e centristi ammutolendo mezzo arco parlamentare per un pomeriggio. Finché, dopo che Berlusconi ha sentito sia Salvini che Meloni, il centrodestra si ricompatta. Attorno a un ircocervo: la proposta di una mozione unitaria che condanni “gli assolutismi di ogni tipo”, qualsiasi attività eversiva. Dalle foibe – si presume – ai centri sociali, dai fascisti agli anarchici. E pazienza se armati di bombe carta, pale e spranghe in strada non c’erano punkabbestia bensì forzanuovisti ed ex Nar. Finisce pari e patta: ogni schieramento voterà solo la propria mozione ancora in attesa di essere calendarizzata. E nel frattempo si litiga anche sulla manifestazione sindacale antifascista di sabato a San Giovanni: Letta incalza, Salvini la vorrebbe dopo i ballottaggi, Lupi a Milano dove non si vota. Mentre Meloni avvisa: “Non ci faremo intimidire, condanniamo para post e cripto fascisti ma anche anarchici violenti. La sinistra accetti mozioni e piazze comuni”.

A fine mattinata, il Pd deposita sia alla Camera che al Senato la mozione annunciata dal segretario, che impegna il Governo “a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla normativa vigente adottando i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza Nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista artefici di condotte punibili ai sensi della Legge Scelba”. Conte aderisce e rilancia: “M5S è in prima fila per lo scioglimento di Forza Nuova e delle altre sigle della galassia eversiva neofascista. Iv e Psi puntano su un testo simile.

Quella dei Dem è una mossa politica, non concordata con nessuno, per stabilire un crinale rispetto alle violenze e dare un viatico a Draghi. Ma anche per “stanare” i principali avversari. “Chiediamo che il governo sciolga Forza Nuova e tutte le altre formazioni che si richiamano al fascismo – chiariscono le due capogruppo Malpezzi e Serracchiani – Basta ambiguità, la Repubblica è antifascista, le forze autenticamente democratiche sottoscrivano”. Mancano solo i nomi dei destinatari: FdI e Lega. Il primo si compatta intorno a una linea: tocca al governo prendersi la responsabilità. Il capogruppo Lollobrigida, di ritorno dall’aver espresso solidarietà (accolta in gelido silenzio) a Landini, lo dice in aula: “Il Parlamento non può sciogliere nessuno, il governo può sciogliere le organizzazioni eversive”. L’obiettivo è evitare un voto imbarazzante. La leghista Ceccardi condivide il fine ma non il mezzo: “La decisione spetta alla magistratura”. Ovvero, no alla via breve del decreto, aspettare la sentenza. Entrambi i partiti fingono di non vedere la “la mucca nel corridoio” (copyright Bersani) piazzata dal Pd: la richiesta di un posizionamento.

Solo che dal Nazareno hanno spinto sull’acceleratore, allargando a tutti i movimenti di ispirazione fascista (anche se nelle motivazioni è specificato che riguarda chi va oltre la “libertà fondamentale della manifestazione del pensiero”). Il che mette in crisi diversi “liberali” di centrodestra, che temono da un lato l’equiparazione di Casa Pound a Forza Nuova, dall’altra la “criminalizzazione” di chi si limita a radunarsi per cantare Faccetta Nera. Dubbi, inquietudini. Ma soprattutto silenzi: messaggi inevasi, riunioni fluviali, spunte che non diventano blu. L’unico azzurro a dichiarare che sottoscriverà la mozione è Elio Vito, l’unico centrista è Osvaldo Napoli.

Si procede sott’acqua fino a metà pomeriggio, quando gli abboccamenti con Forza Italia si interrompono bruscamente. I due capigruppo azzurri Bernini e Occhiuto mandano la palla in tribuna: “No ambiguità contro la violenza ma nemmeno strumentalizzazioni. Non esistono totalitarismi buoni o cattivi, quindi non possiamo firmare la mozione Pd. Per superare le divisioni e distendere gli animi proponiamo a tutti una mozione contro tutti i totalitarismi nessuno escluso”. Incassato il no, sarà il centrodestra – Fi, Lega, FdI, Udc - a presentare il suo documento. Ma solo dopo il resoconto della titolare del Viminale, che Lega e FdI vogliono cavalcare come diversivo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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