Nebbia su Plutone e Titano, il mistero s'infittisce

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Milano, 29 gen. (askanews) - Nebbia su Plutone e Titano, il mistero si infittisce. Un elemento distintivo che accomuna i due corpi celesti sembra essere avvolto da un alone di mistero che non permette agli scienziati di vederci chiaro, in tutti i sensi. Un articolo di Global Science, la newsletter dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) analizza il fenomeno.

Titano, satellite naturale di Saturno, è l'unico corpo planetario nel nostro Sistema Solare oltre alla Terra in cui è nota la presenza permanente di liquidi sulla superficie. Pioggia, mari e superfici composte da metano ed etano, sono tra le principali caratteristiche della più grande luna di Saturno.

Dai dati acquisiti dalla missione New Horizon gli scienziati sono riusciti per la prima volta a studiare in maniera più dettagliata il satellite e quel che hanno osservato nella sua atmosfera è una caratteristica del tutto inaspettata: uno strato molto denso di foschia, composta da piccole goccioline di idrocarburi ed altri prodotti chimici nocivi.

Le molecole di metano che si trovano nell'atmosfera di Titano vengono continuamente distrutte dalla luce solare. Questo processo porterebbe alla formazione della foschia che va poi a depositarsi in superficie e si accumula in sedimenti organici.

Ma il dato più interessante riguarda ciò che avviene in alta quota, dove, periodicamente, viene a formarsi uno strato di foschia separato dal resto dell'atmosfera che varia di altitudine nel tempo. I meccanismi che portano a questa separazione ancora non sono del tutto chiari.

La stessa particolarità accomuna Titano a un altro corpo nel Sistema Solare, il più distante da Terra e da Sole: il pianeta nano Plutone. Osservato per la prima volta da New Horizon, anche Plutone presenta uno strato di misteriosa foschia, che si infittisce man mano che ci si avvicina alla superficie. Questa densa nebbia sembra essere formata da particelle di idrocarburi che impediscono ai deboli raggi solari di riscaldare il pianeta. Tale meccanismo si pensa possa essere la causa delle rigide temperature presenti sulla superficie del pianeta che si aggirano attorno ai 203 gradi sottozero.

Studi precedenti hanno ipotizzato che gli estesi strati di foschia su Plutone derivino da reazioni chimiche nella parte superiore dell'atmosfera di Plutone. La radiazione ultravioletta del Sole agirebbe su questa fascia dell'atmosfera, ionizzando l'azoto e il metano che reagiscono formando sottili particelle del diametro di decine di nanometri. Una volta 'affondati' nell'atmosfera, tali corpuscoli si unirebbero per formare agglomerati di dimensioni sempre più grandi man mano che scendono verso il pianeta, sistemandosi alla fine sulla superficie.

Secondo un nuovo studio, lo stesso fenomeno si potrebbe verificare anche su Titano e potrebbe quindi spiegare la formazione dello strato di foschia. I risultati, presentati al congresso dell'American Astronomical Society, mostrano che su entrambi i mondi la foschia è costituita da piccole particelle ghiacciate ma solo su Plutone sono presenti particelle organiche. Un dato interessante che potrebbe replicarsi anche sugli esopianeti o le esolune.