Necessari nuovi antibiotici. Potrebbero evitare 3mila morti l'anno -2-

Cro-Mpd

Roma, 17 gen. (askanews) - D'altronde i dati parlano chiaro: un recente scenario elaborato dall'OMS prevede che entro il 2050 la prima causa di morte saranno le infezioni da germi resistenti con un numero di vite perdute, 10 milioni, superiori alle morti che il cancro causa attualmente. In Europa si prevedono 392.000 morti e 120.000 in Italia, che già oggi con 10.000 decessi l'anno è la nazione più colpita assieme alla Grecia.

"E' vero che l'Italia detiene questo triste primato sui 33mila decessi totali ma questo accade perché il nostro Sistema Sanitario Nazionale non lascia indietro nessuno. Cerchiamo di curare tutti, anche i pazienti più fragili che, inevitabilmente, vanno incontro a questi problemi", osserva Bassetti.

Cambiare passo è dunque indispensabile perché la semplice prevenzione non basta più: anche somministrando gli antibiotici soltanto quando è necessario e facendo molta attenzione al contenimento delle infezioni e della trasmissione batterica in ospedali e case di cura, soltanto il 50% delle infezioni acquisite durante l'assistenza può essere prevenuto. "I progressi in chirurgia, trapiantologia e oncologia hanno infatti salvato sempre più vite rendendole però più suscettibili al rischio di infezioni ospedaliere. I nuovi farmaci sono perciò imprescindibili, specialmente per i pazienti più fragili come gli anziani, i pazienti sottoposti a trapianto d'organo o cure oncologiche, i soggetti in terapia intensiva o che hanno subito interventi chirurgici importanti, i cui esiti sono penalizzati dalla mancanza di nuovi antibiotici che rischia in più di paralizzare tali attività, soprattutto nei casi più complessi. Serve perciò che i nuovi antibiotici possano essere utilizzati più precocemente, anche in maniera empirica, soprattutto per i pazienti più critici e gravi in cui un ritardo nell'inizio di una terapia antibiotica giusta, anche di poche ore, può essere fatale", interviene ancora Bassetti.

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