Negano lo Spid al malato di Sla: "Deve venire lui". Ma l'uomo è allettato da 10 anni

Negano lo Spid al malato di Sla:
Negano lo Spid al malato di Sla: "Deve venire lui". Ma l'uomo è allettato da 10 anni(Photo by Carlos Osorio/Toronto Star via Getty Images)

Ha provato più volte a chiedere lo Spid per poter prenotare le visite mediche, chiedere i bonus erogati dal Governo e pagare le tasse, ma gliel'hanno sempre negato per questioni burocratiche. Così Antonio Brocani, ex chef del ristorante La Grotta del Frate di Staffolo (Ancona), malato di Sla da 11 anni, ha deciso di denunciare la situazione.

Il racconto del 61enne, che da dieci anni si ritrova allettato e tracheotomizzato, emerge dalle colonne de Il Resto del Carlino al quale la moglie, Maila Pigliapoco, ha deciso di svelare le peripezie passate dal marito per ottenere l'identità digitale. “Non è possibile che un malato in queste condizioni, allettato e tracheostomizzato, non possa ottenere lo Spid, strumento oggi indispensabile per poter accedere a una serie di servizi on line della pubblica amministrazione e dei privati aderenti. Per tutti è semplice attivarlo, ci si reca alle Poste o in una cartoleria o negozio che effettua il servizio ma per Antonio no, non è proprio possibile” ha raccontato la donna.

La moglie, che ha la procura generale che le permette di sostituire il marito “in qualsiasi atto pubblico, amministrativo o di altro genere” ha provato più volte a richiedere lo Spid per il 61enne, ma la risposta paradossale è sempre stata la stessa: "Deve venire lui".

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“Non mi danno la possibilità di utilizzare la procura in quanto la stessa, sostengono, non può sostituire l’identificazione del soggetto che ovviamente essendo immobile e attaccato ad un respiratore non può raggiungere l’ufficio postale o la cartoleria e firmare o parlare. È paradossale – prosegue amareggiata la donna – che nel 2022 poter accedere a portali pubblici resti un privilegio solo per chi gode di buona salute. Trovo davvero illogico obbligare la singola persona ad attivare lo Spid e poi negargliene il diritto in quanto impossibilitato a parlare perché ha un “tubo in gola” e firmare perché “paralizzato”.

L'appello è dunque chiaro: "Chiediamo alle autorità preposte di attivare sia a livello regionale che nazionale una deroga a quanto stabilito attualmente dall’Agid, così da consentire anche ad Antonio di avere il suo Spid”.