Negli scavi archeologici il vino di Pompei

Parco Archeologico Pompei

AGI - Oltre 100 ettari di terreni agricoli, tra cui vigneti, oliveti, frutteti e altre coltivazioni. È una delle ricchezze nascoste di Pompei, meno nota, ma preziosa quanto i 45 ettari che ospitano le meraviglie della città antica.

La sfida del parco archeologico è quella di valorizzare questo patrimonio verde ed estremamente fertile per le caratteristiche del terreno vulcanico, con l'obiettivo finale di dare vita all'Azienda agricola Pompei.

Il primo passo è stato compiuto con la pubblicazione dell'avviso internazionale, che scadrà il 26 agosto, per la cogestione dei terreni destinati e da destinare a vigneto e al ciclo produttivo del vino.

La particolarità sta nel fatto che sono stati individuati, oltre ai vigneti già presenti nelle Regione I e II degli Scavi (ricreati sulla base dei ritrovamenti delle cavità lasciate dalle radici delle viti), anche quelli di Villa Regina a Boscoreale, estesi per due ettari, ai quali si aggiungeranno altri cinque ettari di nuovi impianti di eccellenza, gestiti secondo i dettami della coltivazione biologica.

Oltre a Pompei e Boscoreale, i nuovi vigneti saranno impiantati nelle aree archeologiche di Stabia e presso il Polverificio borbonico di Scafati.

Si utilizzeranno le tecniche dell'allevamento a palo e alberello e della spalliera su terrazzamenti, con particolare attenzione all'impostazione paesaggistica. Tutte le fasi, dalla coltivazione all'imbottigliamento, avverranno all'interno del Parco.

Per questo motivo si punta a realizzare una forma di partenariato, aperta ai privati, per la cogestione innovativa di questo patrimonio verde. Il vino prodotto avrà caratteristiche di unicità ed eccellenza garantite dalla verifica dell'intera filiera produttiva e dal controllo certificato di ciascuna delle fasi di filiera sulla base di un dettagliato Disciplinare di produzione.

L'invecchiamento del vino potrà avvenire all'interno della Grotta di San Biagio della collina di Varano, sotto le ville di Stabia, con la possibilità di restaurare, nell'ambito del partenariato, le meravigliose pitture paleocristiane.

"Oggi piantiamo un seme che potrà crescere oltre i confini del Parco - spiega il direttore generale dell'area archeologica, Gabriel Zuchtriegel - vogliamo trasformare questa enorme area in un'occasione di didattica, di esperienza per i visitatori e di sviluppo economico di un territorio in cui l'agricoltura e la dieta mediterranea rappresentano un patrimonio di eccellenza da conservare e tutelare".

Il responsabile della manutenzione del verde di Pompei, Paolo Mighetto, sottolinea come questo sia il territorio della 'Campania felix', "il più fertile del mondo antico e non solo. Non si tratta di mettersi in concorrenza con le eccellenze del territorio - precisa - ma di generare un volano positivo e far capire quali sono le potenzialità del recupero delle tecniche di coltura antiche per arrivare a un prodotto unico e di eccellenza".

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