Negramaro: “Contatto è il nostro album dell'immaturità”

Gabriele Fazio
·11 minuto per la lettura

AGI - Il “Contatto” lo avevamo già perso ben prima dell'esplosione della pandemia, è quello il tocco del quale i Negramaro avrebbero voluto parlare, del quale nello specifico Giuliano Sangiorgi soffriva evidentemente l'assenza; e invece il disco esce nel bel mezzo della più nera “crisi tattile” della storia recente dell'uomo. Sfiorarsi, respirarsi, è diventato il sintomo di una sanità che in questo momento manca e condiziona, inasprendola, la vita di tutti.

Esce in questo contesto l'album più involontariamente attuale dell'anno, che arriva dopo tre anni di silenzio da parte di una delle poche band rimaste nel palinsesto italiano, una carenza della quale nessuno parla in quanto meno interessante dal punto di vista strettamente sociologico, non ci sono organizzazioni che si riuniscono a chiedere più “quote band” nella musica italiana, ma è invece anche questa un'assenza che si fa sentire.

Ce ne rendiamo conto quando escono concept album come “Contatto”, dove il battito coordinato dei membri dei Negramaro risulta musicalmente preponderante, anche nel voler dare un po' di speranza, voler regalare una carezza dal sound elettronico poco accomodante, con argomentazioni incisive, nette, chirurgiche.   

“Contatto” sembra un titolo paradossalmente molto azzeccato in questo momento…

“In realtà è una canzone scritta più di un anno e mezzo fa e su cui abbiamo lavorato tanto già da un anno; quando ho scritto questa canzone il mio desiderio era di riportare fisicità a questa parola, quando è successo il lockdown in realtà questa parola ha fatto un ulteriore salto vitale, da recupero della fisicità, nel contenuto e nella sostanza, ha assunto un senso onirico che non aveva mai avuto.

Oggi la parola “contatto” credo sia la parola più sognata sul pianeta, la stiamo sognando tutti disperatamente, è la cosa che ci riporta ai giorni normali senza questo fardello che pesa sulle nostre spalle e sulle nostre vite. Poi c'è anche da dire che questo periodo è un po' un imbuto, tutte le grandi tematiche, le grandi ispirazioni, passano attraverso l'imbuto della pandemia, è una cosa che fagocita un po' tutto, quindi anche una cosa che è stata scritta un anno e mezzo fa, attraverso questa lente di ingrandimento, diventa attuale e come se sia stata scritta oggi”

In realtà però tutto l'album, oltreché nel titolo, per quanto riguarda molti brani, sembra quasi un'opera veggente…

“Bisogna stare molto attenti, per esempio, ti racconto un aneddoto: durante il lockdown stavo lavorando a “E se domani ti portassi al mare”, in quel periodo eravamo tutti stremati dall'essere costretti a stare a casa, giravano meme con le indicazioni stradali che molti avevano piazzato in casa che indicavano il bagno o la camera da letto, io il testo l'ho scritto più di un anno fa e mi veniva un brivido durante il lockdown perché io avevo già scritto “facciamo un viaggio nelle nostre stanze”, cioè parlo di un viaggio dentro casa (“facciamo un volo sul divano/poi atterriamo piano sul cuscino”)"

"Ilaria, la mia compagna, che fa altro rispetto a me, è una sceneggiatrice e una scrittrice, e sta molto a Roma, mentre io sto molto in giro, nel momento in cui torno mi dice sempre “Facciamo un viaggio”, quando io torno da mille viaggi sono stanco e le chiederei di farlo verso casa, quindi le ho raccontato questo viaggio dentro casa, aldiqua del muro; però effettivamente in queste canzoni ci sono tanti piccoli passi che, fatti passare attraverso la lente di ingrandimento di questo periodo pandemico, sembrano attuali, però credo che sia più il caso”

D'altra parte anche in questo lavoro restate fedeli alla vostra poetica…

“In genere noi abbiamo sempre trattato tematiche larghe, sebbene trattate da un punto di vista personale e piccolo. Oggi siamo di fronte ad una generazione che ha la possibilità di pubblicare giorno dopo giorno un pezzo in streaming, senza aspettare l'album, ed è così che stanno uscendo queste canzoni che sono super attuali, che si riferiscono alla parola googlata la sera prima, invece avere delle tematiche un po' più generali ti permette di attraversare periodi così e di risultare spesso anche attuali come se fosse una preveggenza ma non c'è nessun dono di preveggenza, sono semplicemente i temi trattati che appartengono a tutti i tempi e specialmente in tempi così sensibili come questi siamo ancora più soggetti”  

“Non è vero niente”, “Non è successo niente” in (“Devi solo ballare”), “Come non fosse mai successo niente”, “Mi hanno detto che c'è un posto lontano dove si sta bene”…è un album molto confortante, era uno dei tuoi intenti?

“Si, la speranza sta già nel titolo, è uno stand-up album a partire da “Noi resteremo in piedi”. Restiamo in piedi, restiamo uniti, facciamolo ripopolando la terra come fosse una terra di nessuno, demilitarizzando il senso di questo termine che ha un'accezione diversa; è l'unica canzone che ho scritto in lockdown, guardavo queste strade vuote e immaginavo che questa terra di nessuno potesse essere ripopolata finalmente da buoni propositi nostri, da nuovi propositi nostri, ed ho immaginato che ci fossero due Adamo ed Eva nuovi della letteratura musicale, che sono gli Anna e Marco di Lucio Dalla, che per me è una nuova bibbia”  

Un disco dopo tre anni di silenzio, in conferenza stampa hai detto una cosa che mi ha fatto molto ridere: “queste lunghe pause servono anche a capire quanto siamo diventati str..”; la domanda a questo punto è d'obbligo: quanto siete diventati str...?

“Tanto quanto piace ai giorni nostri. C'è un cinismo di moda che in qualche modo combatto, si scherza con la parola, ma sicuramente era riferito al fatto che mentre per Andrea (Mariano, il produttore) questo era il disco della maturità dei Negramaro, il disco che a livello sonoro raccoglie la summa di tutti i generi che ci appartengono o ci hanno attraversato negli anni o comunque ci hanno girato intorno; di contro per me, finalmente, dopo che è nata Stella, è l'album dell'immaturità; ho ricercato una grande immaturità, io volevo finalmente rispondere a tutti quei post a cui avrei voluto rispondere durante questi anni però in qualche modo la mia educazione civile non mi ha mai permesso di scendere ai livelli disumani di certi commenti”

Tematiche tipo?

“Avrei voluto rispondere su tematiche importanti che vengono liquidate da commenti insulsi, come diceva Umberto Eco, abbastanza da chiacchiericcio, ma non mi sembrava giusto farlo perché a quella risposta sana e umana ci sarebbe stato un corollario di disumanità che mi avrebbe fatto un po' male, ma non a me personalmente, è che leggere queste cose ti fa un po' male, leggere questa cattiveria di un'umanità che si è persa e secondo me non è vera, è semplicemente molto modaiola, io penso che tutte queste persone che scrivono queste cose si butterebbero in mare se vedessero un bambino morire in acqua….”

Quindi la piccola Stella ti ha fatto un bel regalo, l'immaturità? La capacità di sorvolare la voglia che tutti abbiamo di rispondere a tono alla cattiveria dilagante…?

“A diventare padri non è vero che si diventa più maturi, io divento più bambino perché mi avvicino più a lei e in qualche modo riconosco nei bambini la voglia di dire la verità, io ce l'ho sempre avuta e l'ho sempre fatto nelle canzoni. Io su certe tematiche ho voluto dire la mia e la nostra in maniera netta, sbattere queste piccole ali, che poi è il concept dell'album, piccole ali con piccole canzoni che però ci hanno resi consapevoli muovere un'opinione in uno spazio che è consono a noi e non in un post (l'altro giorno dicevo “il mio post è qua” citando i grandi Pooh)".

"Io non ho risposto a tutti quei post sulle persone che migrano, sulle condizioni climatiche, su Greta, sul Black Lives Matter, e l'ho fatto con queste canzoni, perché questo è il mio, chiunque voglia rispondere lo faccia con una canzone. La nuova arma del secolo è il commento sotto i post, io credo vivamente di odiare le armi e quindi odio i commenti in quanto armi”.

Questa estate il CEO di Spotify ha detto che gli artisti dovrebbero abituarsi ad uscire ogni mese, tu hai detto che questa cosa aiuta le canzoni ad essere più attuali ma poi qualcosa inevitabilmente si perde…

“Io penso che per qualsiasi artista avere la possibilità di pubblicare ogni mese sarebbe finalmente come non frustarsi per due anni. Perché comunque quando scrivi una canzone non vedi l'ora che venga condivisa, anche perché tu pensa che io scrivo un album due anni prima e devo stare al passo con due anni dopo, il lavoro grande lo fai su quella che è una possibile previsione di quelli che saranno i tempi, la musica, di quale pubblico puoi intercettare l'attenzione. Non è che fai tutti questi calcoli mentre scrivi, però secondo me dentro di te, dopo un po' di carriera ed esperienza, fai un lavoro di pre avanzamento culturale, cioè vai avanti di due anni nella tua testa o comunque tenti di dare uno spazio, un suono e una forma alle tue canzoni, così che possano resistere alle intemperie del tempo".

"Questo problema non esiste più se devi pubblicare oggi per domani, non esiste più un aspetto di ricerca culturale soprattutto nei contenuti, non solo nella forma (anzi la forma può essere sempre più innovativa anche in una manciata di secondi) però nel contenuto, nella formula letteraria della canzone, perdi un po' di riflessione. Però poi ci sono tanti ragazzi, vedi Madame, vedi Fasma, che stanno cercando in questa velocità di scrivere delle canzoni che rimangano nel tempo. Madame è una che nella scrittura c'ha 170 anni, e vedrai che durerà 100 anni questa ragazza di diciotto anni, diciassette quando ha registrato con noi “non è vero niente”

Forse ancor più della title track è “Noi resteremo in piedi” la canzone manifesto del disco…

“Noi resteremo in piedi” è un po' il mio “essere o non essere” shakespeariano, l'overture del disco in cui dico ‘che devo fare? Dico quello che c'ho da dire o subisco questo ‘sei un cantante, statti zitto e canta'? Che è una cosa terribile e che dovremmo dichiarare tutti che è terribile. Io vivo in questo Stato, io vivo in questi giorni, io pago le tasse, io vivo quotidianamente qualsiasi problema della società come tutti gli uomini, così ho scelto di fare l'uomo e il cantante insieme, quindi mi sono detto ‘se non posso dire la mia e devo cantare, allora ti canto la mia' ”

I fan cosa possono trovare dei Negramaro di “Mentre tutto scorre” e cosa di nuovo?

“A me è sembrato che “Amore che torni” fosse più verso “Mentre tutto scorre” ed io ho paragonato, come sensazione, quest'album a “La finestra”, cioè come passaggio storico nostro. Mi è sembrato che “Amore che torni” è stato un ritorno a quell'entusiasmo di “Mentre tutto scorre” dopo una piccola crisi avuta tra di noi, ed è esploso negli stadi, nella gente e dentro di noi; in questo invece, già mentre lo lavoravo e venivano fuori le canzoni, sentivo un'atmosfera che era piena di entusiasmo che io ho ricondotto proprio a “La finestra”, proprio come voglia di essere preciso e puntuale su alcune cose, come voglia di rinnovare alcuni entusiasmi” 

Nel disco viene fuori in maniera vivida il lavoro corale in quanto band…ma quanto è importante per te, in quanto Giuliano Sangiorgi? Perché non sei uno sprovveduto e immagino saprai benissimo di aver raggiunto uno status di popolarità che ti permetterebbe di andare avanti anche brillando di luce propria volendo…

“Io ho sempre sognato la musica multipla, quando avevo nove anni ho disegnato gli U2 sul muro, ho disegnato la sagoma di Adam Clayton, Larry Muller e The Edge, io avevo nove anni e facevo Bono Vox, con una racchetta al posto della chitarra perchè non sapevo suonare. Per me la musica è sempre stata il furgone con gli altri, la sala prove condivisa a Copertino, nel mio paese; per me la musica non è mai stata ‘prendo la chitarra e guardatemi quanto sono bravo', mi rendo conto adesso, dopo quarant'anni, che è sempre stata CCCP, U2, Depeche Mode, Public Enemy, Beastie Boys…non so cos'è successo dentro di me, ma ho sempre collegato il senso della musica alla condivisione collettiva di una band, quindi per me innanzitutto è questo".

"Poi faccio tanto altro da solo, ma sono progetti paralleli che valgono un sesto di quello che può fare una band come i Negramaro. Ad oggi finalmente ho preso la consapevolezza di quanto sia stato grande questo cammino e quanto sia stato bravo io a non farmi illudere dalle cagate intorno, dalle stronzate, dalla voglia di emergere da solo; è da “Mentre tutto scorre” che sento giornalisti dirmi ‘quando lasci i Negramaro?', te lo giuro, ogni disco, dieci dischi. Sono felice che tu ti sia accorto di questa cosa perché per me è fondamentale. Poi io amo i miei fratelli, per me non c'è gioia se non viene condivisa, sono molto terrone in questo, non me ne faccio niente delle felicità da solo, proprio non me ne frega niente”