Nei Pandora Papers spunta “il lascito” dell’ex amante a Juan Carlos

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Roma, 4 ott. (askanews) - Corinna Larsen, l'ex amante del re emerito spagnolo Juan Carlos I, aveva deciso nel 2007 che in caso di sua morte, i manager in Nuova Zelanda di un trust chiamato Peregrine avrebbero consegnato a Juan Carlos I, "il 30% delle entrate del Saudi Hispanic Investment Fund" che l'ex monarca aveva sostenuto per rafforzare i rapporti tra Madrid e Riad e su cui aveva lavorato la stessa Larsen. E' quanto emerge da documenti non firmati, visti da El Pais, datati 27 marzo 2007, ossia 14 giorni prima che il fondo ispano-saudita venisse registrato a Guernsey, paradiso fiscale delle Isole del Canale della Manica.

L'avvocato di Larsen ha definito falsi i documenti emersi nell'ambito dei Pandora Papers, l'inchiesta sui paradisi fiscali coordinata dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij), basata su quasi 12 milioni di documenti di 14 studi legali specializzati nella creazione di società offshore in paradisi fiscali. Società che sono legali, purché il proprietario le dichiari nel proprio Paese di residenza; i problemi iniziano quando si cercano anonimato ed evasione fiscale.

Secondo El Pais, un fondo fiduciario come Peregrine, a cui si era affidata Larsen, è uno strumento particolarmente opaco. È un contratto in cui la persona che fa testamento affida il proprio patrimonio o parte di esso a un rappresentante legale (fiduciario) affinché lo trasmetta poi a un'altra persona o lo investa secondo le istruzioni ricevute. I trust sono strumenti comuni tra i prodotti offerti da banche e manager svizzeri per i grandi patrimoni che cercano elusione fiscale, sicurezza e riservatezza. Dai documenti vista da El Pais si apprende che nel 2007 Corinna Larsen chiese allo studio legale panamense Alcogal di inviare una lettera alla Bachmann Trust Company (Nuova Zelanda) Limited, i fiduciari incaricati di gestire il suo Peregrine Trust, perchè includessero Juan Carlos I tra le persone che avrebbero dovuto ricevere i beni di questo strumento finanziario in caso di un suo decesso.

Nella lettera non firmata, Larsen chiese che i beni del fondo Peregrine fossero distribuiti "equamente" tra i suoi due figli, aggiungendo poi "Sua Maestà il Re Juan Carlos I Borbón de Borbón, nato il 5 gennaio 1938, residente al Palacio de la Zarzuela a Madrid", e precisando: "Voglio che gli amministratori riconoscano a Sua Maestà il Re Juan Carlos I Borbón de Borbón il 30% di tutte le entrate del solo Fondo di investimento ispanico saudita. A seguito della liquidazione del Fondo Sua Maestà non dovrebbe più essere considerato un beneficiario del trust". Roma, 4 ott. (askanews) - Come ricorda oggi El Pais, il Fondo di investimento ispanico-saudita avrebbe dovuto raccogliere 4.125 miliardi di euro per progetti congiunti nei settori delle infrastrutture, delle nuove tecnologie, dell'industria, dell'energia e della difesa in Arabia Saudita, Medio Oriente e Nord Africa. Circa 14 aziende spagnole avevano espresso la loro intenzione di investire, ma Riad non versò i contributi previsti e il fondo venne sciolto nel 2010.

Un anno dopo la creazione del fondo, il ministero delle Finanze saudita trasferì 100 milioni di dollari (65 milioni di euro secondo il tasso di cambio dell'epoca) su un conto della fondazione panamense Lucum, presso la banca svizzera Mirabaud& Cie, il cui principale beneficiario era Juan Carlos. L'ordine per la transazione venne dato dall'allora re Abdullah bin Abdulaziz e, secondo il gestore del conto, Arturo Fasana, venne presentato come un regalo o una donazione.

Il procuratore svizzero Yves Bertossa ha incriminato Larsen per sospetto riciclaggio di denaro dopo la scoperta di questo trasferimento e sta anche indagando se sia collegabile ai lavori ferroviari AVE tra Medina e La Mecca, realizzati da un consorzio di imprese spagnole. Juan Carlos I è attualmente sotto inchiesta per presunte tangenti per la costruzione dell'alta velocità tra Medina e La Mecca e per altri presunti reati tra cui corruzione, traffico d'influenze ed evasione fiscale. Javier Sánchez Junco, avvocato del re, non ha risposto alle richieste di commento di El Pais.

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