Nei primi quattro mesi del 2022, import gas russo della Cina +60%

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Roma, 2 mag. (askanews) - Il monopolista del gas russo Gazprom sostiene che le esportazioni verso la Cina sono cresciute del 60 per cento nei primi quattro mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2021. Il tutto mentre l'Europa ragiona della possibilità di fermare del tutto le importazioni in seguito all'invasione russa dell'Ucraina.

Gazprom ha spiegato che le vendite di gas naturale verso i paesi non appartententi alla Comunità degli stati indipendenti (Csi) è sceso di 50,1 miliardi di metri cubi nei primi quattro mesi dell'anno, con un calo del 26,9 per cento. Ma, in controtendenza, le forniture verso la Cina, che avvengono lungo il gasdotto Power of Siberia, un'infrastruttura che ha iniziato a operare dal 2019, sono in netta crescita per raggiungere l'obiettivo di 38 miliardi di metri cubi entro il 2025.

A febbraio il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping hanno firmato un accordo per una fornitura stimata di gas del valore di 117,5 miliardi di dollari, che include anche 10 miliardi di metri cubi annui attraverso il nuovo gasdotto Power of Siberia 2 dall'isola di Sakhalin fino alla provincia della Cina nord-orientale di Heilongjian.

Il totale di fornitura annua dall'Estremo Oriente russo, secondo la stima di Gazprom, dovrebbe arrivare a 48 miliardi di metri cubi annui quando anche questa via sarà aperta, cioè entro il 2026. Nel 2021 la fornitura è stata circa 10 miliardi di metri cubi.

Gazprom, ancora, ha in fase progettuale un ulteriore gasdotto denominato Soyuz Vostok, che raggiungerà la Cina attraversando la Mongolia, e avrà una portata di 50 miliardi di metri cubi addizionali.

Mentre l'Europa è impegnata in una corsa contro il tempo per sostituire le forniture russe e porre termine alla dipendenza dal gas di Mosca, la Cina si è opposta alle sanzioni nei confronti della Russia, non ha condannato l'invasione dell'Ucraina e sta rafforzando la cooperazione sul fronte del petrolio e del gas di cui ha forte bisogno, anche alla luce dei processi di decarbonizzazione che intende applicare entro il 2060. Buona parte dell'elettricità cinese è ancora prodotta da centrali a carbone, che sono più inquinanti del gas.

Prima della guerra ucraina la Russia esportava verso l'Europa qualcosa come 170 miliardi di metri cubi all'anno. Il consumo totale cinese lo scorso anno è stato 372,5 miliardi di metri cubi, dei quali 167,5 miliardi di metri cubi sono stati importati.

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