Nel 1992, sono stata contagiata dal morbillo e la notizia ha fatto il giro del paese. Ecco perché, oggi, la mia storia conta ancora

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Sono stata una dei nove studenti contagiati dal morbillo durante una conferenza del Key Club a Castskllis, nel 1992. Avevo diciassette anni e facevo il liceo. Il contagio finì sul New York Times e su Newsday, quotidiano letto dalla mia famiglia. Conservai i ritagli di giornale e mio padre registrò i servizi alla TV. Il fatto che avessi preso il morbillo faceva notizia.

La stampa non poteva menzionare il mio nome, ma poteva parlare dello scompiglio che avevo gettato portandomi dietro la malattia semisconosciuta da Catskills a Long Island. Nel distretto scolastico furono annullati gli eventi sportivi. Tutti gli studenti della scuola, il mio istruttore di scuola guida, e ogni collega del McDonald’s in cui lavoravo furono sottoposti alle vaccinazioni contro il morbillo in via precauzionale, e tutto a causa mia. Avevo diciassette anni ed ero mortificata.

Riuscirono a fermare la diffusione, ma una sventurata compagna di classe fu contagiata sebbene non avesse mai creduto che fossi io la responsabile. “Non la conosco nemmeno, quella ragazza!” diceva ai suoi amici. E aveva ragione, non ci conoscevamo. Così come non conoscevo il ragazzo che mi aveva attaccato il morbillo a quella conferenza. Ma è proprio questa la terribile incisività del morbillo.

Ripensandoci, 27 anni dopo, sono meno scossa dall’imbarazzo di tutta la vicenda (soprattutto del ricordo di un compagno di classe che s’intrufolò in camera mia per vedere con i suoi occhi i famosi puntini rossi); più che altro sono ancora sconvolta dal fatto che la malattia avrebbe potuto uccidermi.

Tornata dalla conferenza, ero esausta. A scuola, la settimana dopo, l’infermiera mi prese da parte per comunicarmi che dalla conferenza era stato confermato un caso di morbillo. Non mi sembrava particolarmente preoccupata per me. La cosa era improbabile, dal momento che mi ero sottoposta ai vaccini regolari e prima del college avrei fatto il richiamo. Tutto normale, niente di strano. I miei restarono imperturbabili....

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