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19enne bruciata viva per aver denunciato una molestia sessuale

Migliaia di persone hanno preso parte ai funerali della giovane e hanno denunciato l’assenza di ogni forma di tutela per le donne vittime di violenze e abusi, attraverso manifestazioni spontanee. Foto: Mamunur Rashid/NurPhoto via Getty Images)

Nel 2019 le donne vengono bruciate vive dopo una denuncia di molestie

Notizia orribile di cronaca dal Bangladesh: una 19enne, Nusrat Jahan Rafi, è stata bruciata viva dopo aver denunciato il suo preside scolastico per molestie sessuali. La tragica fine della sua vita è avvenuta due settimane dopo la denuncia, e il caso ha suscitato una sollevazione popolare.

Migliaia di persone hanno preso parte ai funerali della giovane e hanno denunciato l’assenza di ogni forma di tutela per le donne vittime di violenze e abusi, attraverso manifestazioni spontanee. Tutto questo in un Paese che ha un leader al femminile, cioè la premier Sheikh Hasina. La politica bengalese ha ricevuto i familiari di Nusrat, promettendo che “nessuno dei responsabili sfuggirà alla giustizia”.

Nusrat era di Feni, città a 160 chilometri a sud della capitale Dacca. Studiava nella scuola islamica locale e proprio lì, il 27 marzo scorso, il preside l’aveva toccata in modo inappropriato all’interno del suo ufficio. In una nazione nella quale denunciare le molestie è complicato, a causa del timore di un ripudio da parte della famiglia, Nusrat ha deciso, dopo essere fuggita dall’ufficio, di andare a raccontare tutto ai genitori e alla polizia.

Purtroppo non è andato nulla secondo la logica ideale. La polizia ha messo in stato d’arresto il preside, ma non ha tutelato la studente; anzi: è stata filmata durante la sua deposizione, e il video è stato pubblicato su Internet. Lì si vede Nusrat coprirsi il volto con le mani, mentre il poliziotto la invita a non farlo, definendo la sua denuncia ‘di poco conto’.

Condiviso più volte dai social, è finito tra le mani sbagliate. Dal giorno della denuncia Nusrat ha ricevuto continue minacce di morte; centinaia di persone, capitanate da due studenti della sua scuola, sono andate in piazza a manifestare per la liberazione del preside.

Il 6 aprile, 11 giorni dopo le molestie denunciate, Nusrat è tornata a scuola per sostenere gli esami finali. Il fratello Mahmudul Hasan Noman ha provato inutilmente ad accompagnarla, ma non gli è stato permesso. Ingannata da una sua compagna di scuola, la vittima è stata portata sul tetto dell’edificio da persone a volto coperto che le hanno intimato di ritirare la denuncia. Lei ha rifiutato e per risposta gli aggressori hanno versato della benzina dando subito fuoco. Nonostante il piano per eliminarla, Nusrat non è morta immediatamente: con ustioni sull’80% del corpo ha passato le sue ultime ore in ospedale, e in stato cosciente ha raccontato gli ultimi eventi alla famiglia.

Non è chiaro chi sia stato in grado di salvarla dalla morte repentina, ma si sa che sono state arrestate già 15 persone coinvolte in modo diretto o indiretto alla vicenda. Una vicenda che fa riflettere su come nel 2019 sia ancora difficilissimo essere donna in un pianeta come il nostro.