Nel 2020 -11,9% il fatturato della componentistica automotive italiana

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È stata presentata ieri online l’edizione 2021 dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, realizzato dalla Camera di commercio di Torino, ANFIA e dal Center for Automotive and Mobility Innovation del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2020 le imprese italiane della componentistica automotive hanno generato un fatturato di 44,8 miliardi di euro e impiegato oltre 161.400 addetti.

Rispetto all’anno precedente il volume d’affari è ulteriormente calato dell’11,9%, accompagnato dalla diminuzione del numero di addetti (-1,5% a fronte del +0,6% del 2019). Un peggioramento che ha riguardato tutti i segmenti della filiera: le categorie con una riduzione del fatturato più modesta sono le imprese di Engineering e Design (-6,8%), gli specialisti aftermarket (-7%) e i subfornitori delle lavorazioni (-9,6%), mentre il calo è più sostenuto per gli specialisti, inclusi quelli del motorsport (rispettivamente -12,1% e -11,3%), sistemisti e modulisti (-12,6%) e subfornitori (-13,6%). Nel Nord-Ovest le regioni più rappresentative restano il Piemonte, con il 33,5% del totale italiano (737 imprese), benché nell’ultimo quinquennio la sua incidenza si sia ridotta di oltre due punti percentuale e la Lombardia che, con oltre 600 imprese, rappresenta il 27,4% dell’universo (cinque anni prima rappresentava il 25,7%).

Nel Nord-Est l’Emilia Romagna ha mantenuto stabile la quota di imprese appartenenti alla componentistica (il 10,2%), mentre il Veneto ha aumentato di poco il suo peso oggi pari all’8,6% (era il 7,2% nel 2016). Nell’ambito di una filiera già caratterizzata da un marcato orientamento all’export, il 71,5% delle imprese ha continuato ad esportare anche durante il 2020: la percentuale tuttavia si è ridotta di quasi quattro punti rispetto allo scorso anno. Aumenta però il fatturato derivante dalle esportazioni: oggi rappresenta il 41,3%, era il 40,9% nel 2019 e il 39,9% nel 2018. Per il 2021 le prospettive sono influenzate principalmente dalle tensioni commerciali derivanti dall’aumento dei prezzi delle materie prime per il 65,8% delle imprese, ma anche dal generale rallentamento del quadro economico in Europa (62,7%) e dai problemi connessi alla scarsa reperibilità di componentistica di materie prime (44,3%). Tuttavia, la filiera si attende un anno di ripresa: oltre i due terzi delle imprese convengono su una crescita del fatturato, mentre è pari al 57,5%, al 56,5% e al 55% la quota di imprese che prevedono rispettivamente aumenti degli ordinativi interni, delle esportazioni e dell’occupazione.

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