Nel fortino Pd di Roma Centro la sfida Cattolici-Calenda-Bonino

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Roma, 24 set. (askanews) - Sono, sulla carta, tra i collegi uninominali più sicuri d'Italia per il Partito Democratico. Quelli che, alle scorse elezioni politiche del 2018, avevano portato con ampie maggioranze, al Senato la leader di +Europa Emma Bonino e alla Camera, nell'ordine, Paolo Gentiloni del Pd, cui seguì, in un primo giro di suppletive al suo passaggio in Europa, Roberto Gualtieri al quale, in un secondo giro seguito alla ascesa di quest'ultimo al Campidoglio, subentrò Cecilia D'Elia, già vicepresidente di Nicola Zingaretti alla provincia di Roma, figura di rilievo sulle politiche di genere nel Pd romano. I due collegi sono stati destinati dal Nazareno, in questa tornata elettorale, non tanto a profili illustri del partito, ma come sigillo dell'alleanza con i radicali di +Europa, tentata fino all'ultimo dall'avventura del Terzo polo, e coi cattolici di Demos, chiamati a bilanciare la narrativa tradizionalista della Destra.

I due seggi potrebbero, tuttavia, risultare più scomodi del previsto, e non soltanto per i maldipancia delle correnti Pd, escluse da una corta sulla carta più comoda.

Il ridisegno dei confini dei collegi elettorali, infatti, ha aggregato, per la Camera, ai tradizionali votanti "da Ztl" del I e II Municipio della Capitale - quelli dell'area che va dal Centro Storico, ai Parioli, alle zone storiche del Salario e di San Lorenzo -, gli abitanti dell'VIII Municipio della Garbatella. Al Senato il collegio si è esteso ancora di più fino a comprendere, insieme al Centro, tutta l'area urbana dell'VIII Municipio e poi dall'XI al XV Municipio, attraversando quartieri molto diversi tra loro come Boccea e Magliana, Trullo, Aurelio e Monteverde. Ecco, così, che la città impoverita e incattivita dalla due crisi successive, quella post-pandemica e quella bellica, con un Campidoglio che ancora non ingrana, barcamenandosi tra rifiuti che strabordano, fauna esuberante, servizi in affanno e bollette che esplodono, potrebbe riversare il suo scontento anche in queste urne un tempo sacre per i dem. "Il centrosinistra non è più quello delle Ztl.

Tutti i cittadini sono preoccupati per la crisi", è la convinzione di Paolo Ciani, cattolico di Sant'Egidio fin da ragazzino, oggi segretario della loro creatura politica, Democrazia Solidale-Demos, che tenta il salto alla Camera dal Campidoglio dove è arrivato da consigliere dopo aver guadagnato il terzo posto alle primarie che hanno lanciato Gualtieri verso le elezioni. Incarna un centrosinistra romano "delle soluzioni", "contro paura e rancore", così lo definisce Ciani, che conta su una presenza di lungo corso in città per contendere l'uninominale a figure non meno di rilievo.

Chiamato direttamente da Giuseppe Conte per dare la linea su energia e caro-bollette, il M5S schiera il prorettore della Sapienza, Livio De Santoli, ordinario di Energy management e democratico noto in città anche per la sua vicinanza alle realtà ambientaliste. La destra candida Maria Spena, deputata di Forza Italia, già assessora della Giunta Alemanno alla Mobilità, mentre per il Terzo Polo corre la ministra per le pari opportunità e la famiglia del governo Draghi, Elena Bonetti, non romana ma ex Pd.

Al Senato Emma Bonino, senatrice uscente radical-liberista di +Europa che nel 2018 aveva raccolto nel collegio oltre 25mila voti, si gioca la conferma con la consigliera capitolina di Fdi Lavinia Mennuni e la co-autrice M5S del Ddn Zan Alessandra Maiorino. La sua reputazione femminista e super-europeista da ex commissaria Ue fa sì che anche la stampa internazionale riprenda la sua preoccupazione che Giorgia Meloni, una volta premier, non cancelli la legge sull'aborto che Bonino ha contribuito a far introdurre in Italia, ma "faccia pressioni perché venga ignorata".

La vera incognita alla sua rielezione, però, non sembra essere la destra ma il guanto di sfida lanciatole dal bomber del Terzo polo Carlo Calenda, figlio della Roma bene, apprezzato per la sua vena populista e canzonatoria anche in periferia. Calenda non le perdona a tal punto di aver preferito l'alleanza col Pd al Terzo polo da bollarla come "dipendente di Letta e Fratoianni". "Non c'è neanche tanto bisogno di ricordare a Calenda che è uno che si rimangia le parole dette e i patti firmati. Perché Calenda lo sa da solo", ha provato a rispondere Bonino, in questa calda estate di campagna, arroventata da una gragnuola di botta e risposta tra i due. Il cannoneggiamento dell'ex alleato è stato battente: "sono proprio curioso di sentire come le sue idee si distanzieranno dalle mie, visto che nemmeno un anno fa la Bonino ha sostenuto il sottoscritto nella sfida contro il Pd e Gualtieri per il sindaco", è stato uno dei colpi più gentili di Calenda. Se gli elettori romani daranno ragione a lui o al Nazareno lo scopriremo solo lunedì.