Nel governo Draghi 23 ministri, 15 politici e 8 tecnici ‘di peso’

Red
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Roma, 12 feb. (askanews) - Più politici che tecnici, nel governo Draghi, anche se proprio a questi ultimi toccano alcuni dei ministeri chiave, quasi tutti quelli che saranno centrali nella gestione dei soldi del Recovery fund. I ministri sono in tutto 23, 15 esponenti di partito e 8 tecnici, ma con alcune discontinuità importanti. Per esempio, appunto, il dicastero dell'Economia che ha la regia del Recovery plan e che passa dal Pd Roberto Gualtieri (che rimane fuiori dal governo) a Daniele Franco, fino a ieri direttore generale di Bankitalia.

Anche alla Giustizia, altro settore sotto i riflettori Ue, c'è un cambio della guardia importante: esce l'ex capodelegazione M5s Alfonso Bonafede, inviso in maniera trasversale ai garantisti di tutte le forze politiche, sostituito dalla ex presidente della Consulta Marta Cartabia, che è stata anche la prima donna a guidare la Corte costituzionale.

Stessa sorte tocca all'importante ministero delle Infrastrutture e trasporti, molto spesso al centro delle polemiche negli anni scorsi, soprattutto per la vicenda Autostrade: Paola De Micheli, Pd, lascia il posto a Enrico Giovannini, economista, ex presidente Istat, già ministro del Lavoro durante il governo Letta.

Il ministero dell'Interno resta a Luciana Lamorgese, altro "tecnico". Un nome, peraltro, spesso attaccato da Matteo Salvini durante il governo Conte bis e che ora le chiede di "cambiare marcia".

Ad un tecnico viene affidata anche la Transizione ecologica, ministero celebrato dai 5 stelle che gestirà una bella fetta del Recovery plan: tocca a Roberto Cingolani, un fisico, docente, nell'ultimo anno e mezzo alla guida dell'innovazione tecnologica di Leonardo.