Nel Lazio 208mila famiglie fallite per debiti, +14% in 10 anni

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Roma, 26 nov. (askanews) - Dopo un decennio dalla grande Crisi nella sola Regione Lazio il fallimento per debiti riguarda quasi 208mila famiglie (alla fine del 2016) con un incremento in 10 anni pari al 14%. Lo registra il rapporto annuale della Caritas diocesana sulla povertà nella capitale.

In tutta Italia coinvolge 2 milioni di famiglie; il 53% in più rispetto all'anno di riferimento 2006. Coinvolge per lo più famiglie del ceto medio. E' un'esperienza che non ha a che fare con la povertà che tuttavia può produrre situazioni disperanti. La legge italiana per "comporre le crisi da sovraindebitamento" non è quasi mai applicata. L'insolvenza grave cronicizzata (il fallimento) attanaglia famiglie e imprese e implica un mutamento di condizione materiale, psicologica, relazionale.

Il sovraindebitamento, sottolinea la Caritas capitolina, è un convertitore di condizione: dal dignitoso benessere all'incertezza; dal precario equilibrio alla povertà relativa, dalla povertà relativa alla povertà assoluta. Un processo, una spirale che brucia risorse, man mano che la persona "sbaglia": non essendo in grado di valutare gli interessi, le commissioni, le clausole contrattuali, il rapporto con i flussi di entrata; non sapendo leggere gli estratti di conto corrente, gli avvisi per ritardato o omessi versamenti. In questo senso le operazioni pubbliche di educazione finanziaria appaiono fondamentali.

L'altra faccia della medaglia è l'approfittamento dall'esterno della fragilità della persona, man mano che diventa sempre più insolvente, facendo leva sul sovraccarico emotivo si inducono gli individui o le famiglie a basso reddito a contrarre frequenti prestiti a breve termine, ma ad alto interesse. Contratti atipici di finanziamento sempre più onerosi vengono stimolati. Del resto, sottolinea Caritas, il mercato dell'usura negli ultimi 25 anni si è andato estendendo.

"Una risposta significativa è venuta dalla Chiesa Cattolica che attraverso le Fondazioni antiusura assiste moltissime persone: ogni anno sono circa 8 mila le famiglie ad essere seguite. Ma è necessario vincere le resistenze del mondo bancario e le inerti prassi istituzionali".