Nel Lazio 64mila colonie di api, un patrimonio oggi tutelato da una legge

(Adnkronos) - Il Lazio è la sesta regione italiana per numero di apicoltori (4.103) e la nona regione per numero di colonie di api (63.990, di cui 53.622 alveari e 10.368 sciami). Un capitale naturale di tutto rispetto, che vale almeno 14 milioni di euro e che ne genera almeno altri 100 (milioni/anno) garantendo incrementi produttivi in agricoltura, attraverso l'impollinazione, e altri servizi ecosistemici: biodiversità, sostenibilità, paesaggio, cultura. Va poi considerata la Plv (produzione lorda vendibile) del comparto che, tra miele e altri prodotti dell'alveare, ha un valore stimato in almeno 3,5 milioni di euro. A snocciolare i dati è Raffaele Cirone, presidente nazionale della Federazione Apicoltori Italiani, il quale ritiene che la nuova legge regionale nel Lazio "restituisce dignità a chi si occupa di apicoltura". Di recente, infatti, alla Pisana è stato approvato il testo unificato 'Disposizioni per la salvaguardia, valorizzazione ed esercizio dell'apicoltura' che va ad aggiornare la normativa regionale di riferimento risalente al 1988.

“Fino ad oggi la Regione Lazio è stata carente di uno strumento normativo per questo settore e questa mancanza non poteva essere ulteriormente perpetuata", spiega all'Adnkronos Valerio Novelli (M5S), presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente del Consiglio regionale del Lazio che parlando della nuova legge, ricorda "che come principio cardine ha la tutela dell’ape in quanto custode dell’ambiente e della biodiversità. Proteggere le api significa proteggere noi stessi, le prossime generazioni e il futuro del Pianeta. Abbiamo puntato sulla salvaguardia dell’ape mellifera ligustica che è la nostra ape autoctona, per questo abbiamo previsto dei finanziamenti regionali per gli apicoltori che intendano passare dall’allevamento dell’ape ibrida a quello dell’ape ligustica". Il testo prevede corsi regionali per chi si avvicina al mondo apistico ed incentivi agli apicoltori che hanno già avviato la propria attività. C’è anche l’inserimento della figura dell’esperto apistico che farà da tramite tra gli apicoltori e la Regione Lazio.

Per quanto riguarda le risorse messe in campo, Novelli precisa: "Abbiamo istituito un fondo specifico per la salvaguardia e la valorizzazione dell’apicoltura sia per la parte corrente che per quella in conto capitale. Questo significa che il fondo potrà essere incrementato anche dalle prossime leggi di bilancio regionali. Ad oggi per la parte corrente abbiamo previsto uno stanziamento di 130mila euro per le annualità 2022, 2023 e 2024 e 200mila euro in conto capitale per le annualità 2023 e 2024”. L'istituzione dell'esperto apistico, indubbiamente, aiuterà il settore. “La mia azione politica in questi anni si è mossa sempre nell’ottica della semplificazione ed anche in questa legge non poteva mancare un’attenzione in questo senso - sottolinea Novelli - L’esperto apistico, infatti, rappresenta il vero tramite tra il mondo dell’apicoltura e le istituzioni, come per esempio l’Arsial o l’Istituto Zooprofilattico. E’ una figura che supporterà tecnicamente gli apicoltori ed effettuerà i controlli sull’attività apistica. Sarà direttamente l’Arsial che è, appunto, l’agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura, ad occuparsi della formazione dell’esperto apistico. Abbiamo approvato una legge ad ampio respiro, incentrata sulla transizione ecologica e sullo sviluppo del settore apistico che è un segmento fondamentale dell’economia regionale”.

Commentando all'Adnkronos la nuova legge nel Lazio, Cirone dice che "secondo la Fai-Federazione Apicoltori Italiani, il testo rende giustizia ad un comparto che pur avendo una ricca e gloriosa tradizione non aveva finora conseguito il giusto livello di attenzione da parte delle Istituzioni. Ora questo provvedimento - anche grazie a due proposte legislative che si sono integrate in un testo di ampia portata - restituisce dignità a chi si occupa di apicoltura e indirizza il settore verso la strutturazione di una filiera produttiva".

"La nuova legge regionale - aggiunge Cirone - recepisce la legge quadro nazionale n. 313/2004, recante 'Disciplina dell'Apicoltura', con un ritardo di quasi venti anni. E' un vuoto legislativo che il Lazio paga con una pesante erosione del patrimonio genetico dell'ape Ligustica, l'ape italiana che ora si vuole finalmente recuperare e tutelare. Le principali criticità sono dunque legate alla necessità di un urgente restauro della quota di 'biodiversità' perduta: il 40% dei campioni di api del Lazio non sono conformi agli standard dell'ape autoctona nazionale. L'apicoltura, infine, non è più un'attività per dilettanti allo sbaraglio: i cambiamenti climatici e le altre avversità - patologie, predatori, difficoltà produttive e di mercato - richiedono nuove competenze ed elevata professionalità. Il futuro dell'apicoltura del Lazio ora è nelle mani degli apicoltori, che per fortuna hanno dato vita in questi ultimi anni ad una comunità ben cosciente della necessità di agire ispirandosi al modello 'alveare': solo uniti si potranno superare le criticità e raggiungere gli obiettivi che faranno tornare il Lazio in testa alle classifiche nazionali".