Nel Pd cresce il partito del voto

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di Mara MontanariIl giorno dopo l'Umbria, nel Pd comincia a farsi strada in modo più esplicito un'insofferenza covata da tanti già da un po'. L'insofferenza per una condizione, quella dei dem nella coalizione di governo, che rischia di portare il partito a sbattere. Il Pd stretto tra M5S da una parte e Matteo Renzi dall'altra pronti a distinguersi, a 'piantare bandierine' come è stato sulla manovra. Il Pd che ha dovuto ingoiare il voto sul taglio dei parlamentari con garanzie di 'contrappesi' dilatate nel tempo, che ha dovuto ascoltare ogni giorno il mantra grillino sul carcere ai grandi evasori e Luigi Di Maio che torna pure a mettere in discussione il programma condiviso rilanciando la formula gialloverde del contratto.  

E allora la domanda è: ha senso andare avanti così? Nicola Zingaretti e, in modo ancora più esplicito, Goffredo Bettini, una risposta l'hanno data. "L'alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze", scandisce. Un avvertimento? Una minaccia? No, dicono dal Nazareno, "una considerazione".  

Non nuova del resto. Già nei giorni di tensione sulla manovra, il segretario del Pd aveva messo in guardia dalle polemiche quotidiane nel governo. E ora che la manovra sta per arrivare in Parlamento, i dem si aspettano tutto un altro atteggiamento dai partner di governo. "Sarà un banco di prova". In Transatlantico, intanto, la parola 'elezioni' torna a farsi sentire tra i capannelli dei parlamentari dem. Ora c'è la manovra ma poi superata la sessione di bilancio. Anche se nel Pd non tutti condividono questa insofferenza. Franceschini resta 'alfiere' dall'ala governista e oggi è tornato a difendere l'alleanza con i 5 Stelle. Prudente poi l'area Lotti-Guerini che riunirà la componente. Bene aver rimesso alla valutazione 'caso per caso' l'alleanza con i 5 Stelle, ma il governo deve andare avanti, è la riflessione dell'area.  

Sul tema elezioni dal Nazareno nessuno si spinge così in là. "Zingaretti ha spiegato chiaramente qual è la posizione del Pd", si puntualizza. E lo ha fatto anche Bettini, vicinissimo al segretario, che però il tema delle elezioni lo ha tirato fuori. 

"Dobbiamo chiarire con molta pacatezza ma con altrettanto forza che il Pd sta al governo solo se si lavora per il Paese e si esprime una classe dirigente all'altezza delle responsabilità, che oggi abbiamo, riguardo alle condizioni complessive della Repubblica. Quindi o si cambia registro o saranno inevitabili le elezioni". E sottolinea: "La pazienza del più grande partito della sinistra non è infinita".  

E tra i dem, viste le dichiarazioni di Di Maio, si sottolinea come il capo politico M5S non possa pensare di scaricare sul governo e sull'alleanza i problemi interni ai 5 Stelle. E quelli sulla sua leadership. Una leadership che i dem non sanno quanto considerare ancora salda nel Movimento. Anche l'uscita di Di Maio sulle alleanze alle regionali viene presa con le pinze: "Noi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione formale. Noi siamo rimasti alla famosa cena tra Zingaretti e Di Maio in cui si era concordato di mettere mano alle regionali in Calabria e Di Maio aveva avanzato la proposta di Pippo Callipo come candidato presidente. Noi siamo fermi a quella conversazione".  

Ma con i 5 Stelle va avanti o no la costruzione di un'alleanza organica? Dopo l'Umbria, il progetto è meno scontato e Zingaretti specifica che si valuterà caso per caso: proviamo a "trovare sintesi vere e - come ho sempre detto in tutte le occasioni - verificando, territorio per territorio, la possibilità di convergenze, senza imporre nulla". Ma per il Pd il tema delle alleanze resta comunque centrale.  

Dice Bettini: "Il centro destra è sostanzialmente unito, agguerrito, motivato, concorde sulle strade da intraprendere. Il nostro campo è invece bombardato dalla conflittualità, dalla competizione interna, dalla irresponsabilità di molti. A una destra unita serve contrapporre un centro sinistra unito", argomenta. Fermo restando che il voto in Umbria conferma la centralità del Pd in uno schieramento alternativo alla destra.  

Sempre Bettini: "Il Pd in Umbria è il solo partito del campo democratico che non subisce una flessione, tenendo conto che rispetto alle europee ha perso il contributo di Calenda, di Renzi e di Leu. Dunque resta un partito fondamentale per ogni strategia di rivincita. Tale strategia si fonda sul suo rafforzamento in strettissima connessione con un allargamento e rafforzamento di uno schieramento più ampio e tendenzialmente maggioritario". Di tutto questo se ne potrebbe discutere in una Direzione (non convocata ancora) o al più tardi tra due settimane, alle 3 giorni a Bologna in cui si svolgerà anche l'assemblea nazionale dem.