Nel video anche alcuni politici di spicco italiani.

·2 minuto per la lettura
Giulio Regeni documentario
Giulio Regeni documentario

L’Italia chiede da anni verità sulla vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto tra 25 gennaio e il 3 febbraio del 2016. Da allora il paese nel Nord d’Africa ha fatto di tutto per provare a fermare le voci di un coinvolgimento dei servizi segreti nazionali nell’attentato, alle volte ricorrendo anche a strategie messe in atto con il palese intento di mentire. Da qualche ora è comparso online, ad esempio, un documentario su YouTube chiamato The story of Giulio Regeni nel quale una produzione egiziana ricostruisce in 50 minuti i movimenti di Giulio Regeni al Cairo prima di morire. Il video in questione è stato pubblicato nella giornata di mercoledì 28 aprile, e dunque il giorno prima dell’udienza preliminare che ha come imputati i cinque menbri dei servizi segreti egiziani.

Giulio Regeni, il documentario egiziano

Nel documentario sono molte le interviste e, tra gli interpellati, ci sono anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta e l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico. Proprio la Trenta avrebbe smentito le sue dichiarazioni riportate nel documentario dicendo di essere stato ingannata e di aver avuti contatti con un presunto giornalista dell’emittente saudita Al Arabiya che le aveva riferito che il documentario sarebbe stato sulle relazioni tra Italia ed Egitto. In effetti il documentario non può certo definirsi imparziale e corretto, visto che sono moltissimi gli errori che vengono riportati. Sbagliato è, ad esempio, anche il nome di Regeni così come molti fatti già noti che vengono ricostruiti con l’apparente intento screditare la figura del ricercatore italiano e sostenere le tesi di estraneità del Cairo nella sua morte.

Giulio Regeni documentario

Tra le tante incongruenze del documentario, quella che forse più di tutte desta stupore è relativa ad una presunta lettera che l’Interpol italiano avrebbe inviato il primo febbraio del 2016 (due giorni prima del ritrovamento del cadavere di Regeni) nella quale avrebbe scritto che il ricercatore friulano “era scomparso nell’ottobre 2015 in Turchia”. “Ciò significa – sostiene il legale Wesam Ismail – che Regeni è entrato in Italia ed è uscito senza che le autorità italiane lo sapessero“. Un racconto, questo del documentario, non accompagnato da prove, ma semplicemente frutto di una chiara volontà di distrazione di massa da quanto avvenuto.

Documentario su Giulio Regeni: depistaggio?

Quanto agli autori di questo depistaggio mediatico ancora molto poco si sa, ma, stando a quanto riportato dall’Ansa, questa operazione potrebbe rientrare in un tentativo di delegittimità dell’indagine svolta dalla Procura di Roma.