Nel vino sempre più donne, ma il gender gap nel settore c’è ancora

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Image from askanews web site
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Roma, 19 ott. (askanews) - Donne sempre più ai vertici delle aziende vitivinicole nei ruoli della comunicazione, marketing e accoglienza, ma se nasce un figlio, sono costrette a chiedere il part time perché mancano gli asili nido che consentano di conciliare il lavoro con le esigenze della famiglia. Sono ancora numerosi gli episodi di intimidazioni e abusi sul luogo di lavoro: manca una politica che aiuti le donne a denunciare.

È quanto emerge da un'indagine sul gender gap nel mondo del vino, condotta dall'Università di Siena in collaborazione con Le Donne del Vino e Unione Italiana Vini, presentata a wine2wine, il forum del wine business italiano di Verona ideato da Stevie Kim, durante la sessione "Il futuro del vino è donna. Primi risultati di un'indagine sul gender gap delle aziende del vino in Italia".

Elena Casprini, ricercatrice dell'Università di Siena che, insieme al professor Lorenzo Zanni, spiega che lo studio fa emergere almeno tre risultati principali. "Il primo - evidenzia Casprini - riguarda le competenze e i ruoli svolti in azienda: mentre solo il 10% delle donne è occupata nella produzione e nei vigneti, quasi l'80% è coinvolta in funzioni commerciale-comunicazione-marketing e agriturismo-ristorazione".

Il secondo risultato riguarda il rapporto vita privata-lavoro: negli ultimi 3 anni (2018-2020), il 7,6% delle donne ha abbandonato o ha richiesto il part-time a seguito della nascita di un figlio. Questo dato si associa a diversità nei contratti (nelle donne c'è più precariato) e a difformità salariali penalizzanti con la progressione della carriera".

Infine, un'ultima evidenza riguarda gli episodi di intimidazioni, abusi e violenze che hanno interessato le donne. Negli ultimi 3 anni, nel 6,9% delle aziende intervistate, si sono registrati episodi di intimidazioni e abusi: un dato sicuramente sottostimato considerando che molti episodi non vengono segnalati ai vertici dell'azienda.

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