Nella giunta Raggi non è rimasto (quasi) nessun pezzo originale

andrea managò

Virginia Raggi dopo oltre 3 anni di mandato vara un ampio rimpasto della sua giunta. Vanno fuori dalla squadra di governo 4 assessori 'tecnici', tutte donne, e vengono rimpiazzate con esponenti pentastellati. Lasciano Palazzo Senatorio Laura Baldassarre (Sociale), Flavia Marzano (Digitale), Rosalba Castiglione (Patrimonio) e Margherita Gatta (Lavori pubblici) ed entrano in giunta due consiglieri comunali M5s, Pietro Calabrese (Mobilità) e Valentina Vivarelli (Patrimonio), e un assessore pentastellata in Municipio VII, Veronica Mamì' (Sociale). Mentre la titolare dei Trasporti Linda Meleo trasloca ai Lavori Pubblici.

Nessuna ipotesi però di allargamento della maggioranza, sulla scia del patto in Parlamento e di quelli in preparazione per le regionali, il dialogo con il Pd resta isolato ai singoli temi. Con i nuovi innesti sale a 13 il numero degli assessori ad essere transitari e poi aver lasciato la giunta, qualcuno per vicende giudiziarie, la maggior parte per contrasti politici.

Ormai dell'esecutivo iniziale varato a luglio 2016 restano in carica solamente la prima cittadina, il fedelissimo Daniele Frongia allo Sport ed il vice Luca Bergamo, titolare della Cultura con un passato a sinistra. Per tutte le altre caselle le porte della giunta sono state spesso girevoli, con rimpiazzi scelti solitamente tra membri dello staff di provata militanza a 5 Stelle.

La sindaca parla di un rimpasto che avvia la "fase due" della giunta, annunciata già all'indomani della sua assoluzione nel processo di primo grado per falso a novembre dello scorso anno. Ma il tempo stringe, perché al termine del suo mandato ormai mancano poco meno di due anni. Anche meno considerando che dall'inizio del 2021 sarà già campagna elettorale. E allora il cambio di assessori e il rimescolamento delle deleghe sembra parlare soprattutto alla dialettica interna tra giunta e gruppo 5 Stelle in Aula.

Sono uscite tre assessori, Baldassarre, Marzano e Gatta spesso criticate da parti della maggioranza per differenti motivi e al loro posto arrivano due esponenti del Consiglio. La sfida per i nuovi innesti in giunta è quella di realizzare o avviare qualche progetto nel giro di appena un anno e mezzo. Compito non semplice visto che alcuni dei dossier più caldi, soprattutto quelli in mano ai Trasporti, attendono risposte da anni.

A partire dalla definizione di quale sarà la soluzione scelta per il prolungamento della Metro C oltre Colosseo, a parole votata all'interno del Pums ma priva ancora di quella project review annunciata da due anni ma mai presentata. Entro fine ottobre il Campidoglio è chiamato a fornire una risposta prima che le talpe per lo scavo rischino di essere interrate sotto via dei Fori Imperiali.

Quanto all'allargamento della maggioranza al Pd, il solco tra le due forze politiche in Campidoglio appare piuttosto ampio. La Raggi ha aperto sostenendo che non c'è "preclusione alla collaborazione" ma i 5 Stelle non sembrano intenzionati ad offrire a Dem la guida delle due commissioni rimaste senza guida vista la promozione dei presidenti in giunta.E il Pd ribadisce che il rimpasto "è l'ammissione dell'assenza di una visione strategica della città". L'orizzonte di un possibile accordo potrebbero essere le comunali del 2021, quando a seconda delle percentuali raggiunte al primo turno le due forze potrebbero aprire un dialogo.