Nella Lega c'è ancora chi spera in una riconciliazione con M5s

giovanni lamberti

Il messaggio che arriverà dalla Lega martedì a palazzo Madama sarà chiaro: questo governo è al capolinea, non si può continuare ad andare avanti. Una eventuale risoluzione ci sarà solo dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio Conte ma il convincimento tra gli 'ex lumbard' è quello che il premier salirà al Colle per fare un passo indietro. E soltanto allora che si aprirà la vera partita. Con le lancette che torneranno al 4 marzo di un anno fa. Quando il dossier sarà nelle mani del Capo dello Stato non si esclude nulla. I leghisti non chiuderebbero neanche all'eventualità di un rilancio dell'alleanza giallo-verde, una parte del Carroccio vorrebbe esplorare questa strada. Per un nuovo esecutivo. Ma ormai i pentastellati hanno fatto sapere che quel forno è chiuso.

Chi succederà a Conte?

E quegli spiragli che si erano aperti in questi giorni sembrano non esserci più. Dunque il ritorno al 4 marzo di un anno fa: se il Movimento 5 stelle dovesse andare al Quirinale e proporre un accordo di fine legislatura con il Pd si apriranno le danze in Parlamento. E la Lega punta a far sì che i numeri per una vera maggioranza non ci siano. Con l'auspicio che la prima carica dello Stato non possa chiedere un tentativo di formare un nuovo governo - a guida Cantone? Fico? Di nuovo Conte? Su questo punto ogni scenario è ancora aperto e prematuro - se il rischio è che cada dopo pochi mesi.

"Se parte un governo sarà di fine legislatura", l'ammissione di un 'big' del partito di via Bellerio. Dunque anche la via di un esecutivo per fare la legge di bilancio e poi portare il Paese al voto - ipotesi alla quale il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti nei giorni scorsi non ha chiuso - sarebbe difficile da percorrere. "Se si dovesse saldare l'asse Pd-M5s chiederemmo il voto e nel caso ci prepareremmo anche all'opposizione", osserva anche un altro 'ex lumbard'. Ora la prossima mossa la farà il premier Conte. La convinzione nella maggioranza è che il premier non voglia ricucire il rapporto con Salvini. 

I dilemmi del Pd

Da qui la tesi secondo la quale il capo dell'esecutivo è pronto a dire a Mattarella che non c'è più una maggioranza giallo-verde. Di Maio continua a ritenere le aperture di Salvini come un tentativo di fermare le manovre per un nuovo governo. E ha dato mandato ai suoi di esplorare il canale con il Pd. Ma il partito del Nazareno preferisce attendere i passaggi formali, ovvero i colloqui che ci saranno con il Capo dello Stato. Per i renziani non ci sono pregiudiziali, in un esecutivo per varare la legge di bilancio potrebbe anche esserci Di Maio con Conte alla guida del timone. Non così per Zingaretti, a sentire un 'big' dem.

Nel Movimento 5 stelle è però in corso un confronto su chi eventualmente debba guidare le trattative quando e se arriverà il momento del dialogo ai massimi livelli. "Dovrà essere Di Maio", osserva un pentastellato di primo piano. E c'è fibrillazione anche nella Lega. Salvini ha fatto sapere ai suoi che è inutile venire a Roma lunedì, che le giornate in cui si deciderà tutto saranno quelle di martedì e di mercoledì. E che la decisione sulle prossime mosse la prenderà lui e poi la comunicherà. Ma tra gli 'ex lumbard' resta la preoccupazione su cosa succederà. Non a tutti è gradita la strada dei quattro anni circa di opposizione. Da qui la tentazione di poter rilanciare un governo giallo-verde magari con ministri nuovi, pur di evitare il matrimonio tra il Pd e il Movimento 5 stelle.