Nella nebbia con Eliasson: l'arte come percezione collettiva

Londra, 8 ott. (askanews) - C'è un momento, mentre si percorrono praticamente alla cieca i 39 metri del corridoio di nebbia e luce ricreato da Olafur Eliasson alla Tate Modern di Londra, nel quale si avverte una forte incertezza, forse qualcuno proverà anche una sensazione vicina, seppure non uguale, alla profonda inquietudine e alla paura. Si sente di non avere appigli, di essere in qualche modo nelle mani delle circostanze, che hanno la parvenza degli elementi naturali.

Siamo dentro la grande antologica "In Real Life", che la Tate Modern dedica all'artista danese classe 1967, uno dei grandissimi protagonisti del contemporaneo. Fresco di nomina come ambasciatore del clima alle Nazioni Unite, Eliasson ha portato a Londra una quarantina di lavori, sospesi tra il suo passato creativo e il presente, ma con un occhio che, di questi tempi non potrebbe essere diversamente, guarda necessariamente (e con preoccupazione) al futuro.

Già diventata iconica, nonché immagine simbolo scelta dalla stessa Tate Modern per fare da manifesto alla mostra, l'opera "Your uncertain shadow (colour)" del 2010, nella quale le ombre dei visitatori diventano sagome colorate grazie a delle luci monofrequenza proiettate alle loro spalle. Siamo ombre, già sostanzialmente condannate all'estinzione dal cambiamento climatico e dalla nostra follia, oppure siamo ancora in grado di giocare con i colori proprio perché esiste speranza collettiva?

Non sappiamo se Eliasson voglia questa domanda, ma sappiamo che da anni l'artista si impegna per trovare una geometria (di spazi, oggetti, ma anche azioni) che di certo non indica volontà di arrendersi.

Uno dei tropi principali della mostra è la riflessione sulla natura delle percezioni. Per questo molte delle opere giocano con i riflessi e le possibilità alternative, che diventano vere nella misura in cui ogni spettatore ha immaginato che lo fossero. Questa è la sua verità; questa, lasciateci scrivere, è probabilmente la vita reale del titolo.