Nelle mani di donne magistrato i fascicoli pi caldi del momento

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Milano, 23 lug. (askanews) - L'operazione che ha sgominato la "Gomorra" dei carabinieri di Piacenza. L'indagine lampo che ha portato all'arresto dell'autore della violenza sessuale commessa settimana scorsa alla periferia di Milano. Il fascicolo sulla mancata istituzione della "zona rossa" nei comuni della Bassa Val Seriana maggiormente colpiti dal Coronavirus. La maxi-inchiesta sulla cosiddetta "strage dei nonni" che ha travolto le Rsa del Milanese nella fase pi acuta dell'emergenza Covid. Indagini diversissime tra loro, ma legate da un unico filo conduttore: a condurle, coordinarle o dirigerle sono sempre magistrati donne. Segno che la giustizia, in quest'estate 2020 post-emergenza Covid, sempre pi "rosa". A testimoniarlo sono i dati del Csm, aggiornati a marzo 2020: in Italia il 54% delle toghe donna. Per l'esattezza, 5.308 magistrati contro i 4.479 di sesso maschile. Ma al di l dei numeri, sono i fatti di cronaca di questi ultimissimi giorni a confermare come il "peso" delle donne nel funzionamento della macchina giudiziaria sia notevolmente aumentato rispetto agli anni scorsi. A guidare la procura di Piacenza Grazia Pradella, magistrato che si formato a Milano (dove ha condotto indagini sulla cosiddetta "clinica degli orrori") e poi passata come procuratore aggiunto a Imperia. Si insediata alla guida della Procura piacentina il 23 giugno scorso: quanto bastato per dirigere la fase conclusiva (e per questo pi delicata) dell'inchiesta che, per la prima volta in Italia, ha portato al sequestro di una caserma dei carabinieri e all'arresto di 6 militari accusati di spaccio, arresti illegali, estorsione e torture. Dalla clinica degli orrori alla caserma degli orrori. legato al nome di due magistrati donna anche il caso del senegalese di 24 anni accusato di aver violentato una donna al parco del Monte Stella, alla periferia di Milano. Letizia Mannella il procuratore aggiunto del dipartimento "tutela fasce deboli" della procura milanese e ha diretto numerose indagini su violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia e casi di stalking. Nell'ultima settimana ha coordinato l'indagine lampo che ha portato un altro magistrato "rosa", il pm Monia Di Marco, a disporre un provvedimento di fermo nei confronti del presunto colpevole nel giro di appena 7 giorni. Dopo l'emergenza Covid sono diversi i fascicoli aperti in varie procure italiane per far luce su eventuali omissioni nella gestione dell'emergenza. La pi importante probabilmente quella condotta dalla procura Bergamo, uno dei territori pi colpiti dal contagio. Tra gli altri fronti di indagine, spicca quello sulla mancata creazione di una zona rossa, sul modello di quella gi precedentemente adottata a Codogno e in altri comuni della Bassa Lodigiana, a Nembro e Alzano, i due centri della Bassa Valseriana dove a fine febbraio si svilupp un focolaio del contagio ma che rimasero aperti fino all'8 marzo, giorno del decreto della presidenza dei Ministri che blind l'intero territorio regionale lombardo. Un'indagine delicatissima, soprattutto alla luce della richiesta di giustizia lanciata dal comitato "Noi denunceremo - verit e giustizia per le vittime del Covid-19" attraverso centinaia di esposti depositati in procura. Anche in questo caso a dirigere le indagini una donna: Maria Cristina Rota, che assunse l'incarico di procuratore "facente funzione" ad aprile 2019, dopo la scomparsa di Walter Mapelli, e lo manterr fino al momento dell'insediamento di Antonio Chiappani, nominato dal Csm a maggio come nuovo capo della procura orobica. E' stata lei a decidere di ascoltare come persone informate sui fatti il premier Giuseppe Conte, i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese, oltre che i massimi vertici della Regione Lombardia (il governatore Attilio Fontana e l'assessore al welfare Giulio Gallera) nell'inchiesta avviata per epidemia colposa. Tra le donne magistrato pi stimate nel panorama nazionale impossibile non citare Tiziana Siciliano. Procuratore aggiunto a Milano, dove coordina il dipartimento "salute e lavoro" della procura, attualmente impegnata su diversi fascicoli "caldi": a partire dalla maxi inchiesta che ha portato all'apertura di una ventina di fascicoli per far luce sul boom di contagi che, nella fase pi critica dell'emergenza, ha provocato la cosiddetta "strage dei nonni" al Pio Albergo Trivulzio di Milano e in altre strutture della citt metropolitana. Ma il nome del magistrato milanese soprattutto legato alla storica sentenza della Corte Costituzionale che decret la non punibilit del reato di aiuto al suicidio nei casi come quello di Fabiano Antoniani, il 40enne milanese noto con il nome d'arte di Dj Fabo, rimasto cieco e traplegico dopo un grave incidente stradale, che scelse di farla finita sottoponendosi al suicidio assistito in una clinica nei pressi di Zurigo. Fu il procuratore aggiunto Siciliano a condurre le indagini su Marco Cappato, il noto esponente dei Radicali che aveva accompagnato in auto il 40enne a morire in Svizzera. In base alla "vecchia" normativa, Cappato rischiava un pena fino a 12 anni di carcere. I giudici della Consulta stabilirono la non punibilit di un imputato che, come emerso dalle indagini, si era sostanzialmente limitato ad agevolare una libera scelta presa in totale autonomia da un uomo nel pieno delle proprie capacit mentali anche se colpito da un patologia irreversibile. Lo stesso principio sostenuto dal pm Tiziana Siciliano nella sua requisitoria.

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