Nell'ultimo anno 5.900 chiamate al Telefono Rosa, 17 vittime da gennaio

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Roberta, 17 anni, bruciata viva e gettata in un dirupo, Ilenia, 46 anni sgozzata, Deborah, 42 anni uccisa a colpi di accetta, Sonia, 29 anni, accoltellata, Giuseppina, uccisa a martellate a 81 anni. E poi ancora altre ragazze, donne: 17, quasi una ogni giorno, dal 16 gennaio al 21 marzo scorso, le donne uccise per mano di ex fidanzati, compagni, mariti, uomini violenti. I dati, forniti all'Adnkronos dal Telefono Rosa raccontano una realtà atroce che non solo non accenna a placarsi ma anzi cresce a dismisura, nutrita anche dalle restrizioni della vita sociale imposte per il contenimento del Covid-19. Ultimo caso quello di Marta, la 26enne di Treviso, aggredita con 20 coltellate da un ragazzo di 15 anni mentre faceva jogging e svegliatasi dal coma poche ore fa.

Dati alla mano, sono state 5.900 le chiamate ricevute da gennaio 2020 a febbraio 2021 dalle centraliniste del Telefono Rosa, l'associazione a tutela delle donne e di tutti i soggetti più fragili; 3.267 le schede compilate. Le donne che hanno beneficiato di tutti i servizi offerti dall'associazione (come le case rifugio) sono state ben 6.300, in aumento a causa del lockdown e di convivenze forzate tra le mura domestiche, rispetto all’anno precedente. Duemilacento sono state seguite dagli avvocati del Telefono Rosa, 1900 dalle psicologhe, mentre 120 hanno usufruito del servizio di segretariato sociale e 780 del sostegno alla genitorialità, dato questo in calo rispetto allo scorso anno proprio a causa del Covid-19.

"Sono aumentate tantissimo le richieste di aiuto di carattere psicologico perché le donne sono state di nuovo costrette alla cura della casa e dei familiari, come se fossero loro le depositarie della famiglia e della società in genere. La situazione attuale si discosta poco da quello che è successo nel primo lockdown, anzi - spiega all'Adnkronos Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente del Telefono Rosa - Avendo chiuso in casa tutti i ragazzi e le ragazze, dalla più tenera età fino all’università, sono emerse diverse problematiche da noi più volte sottolineate. Dobbiamo preparare un piano per il dopo, perché la vera difficoltà arriverà post lockdown. Abbiamo visto i giovani diventare violenti, chiudersi in se stessi e presentare problemi di ansia e depressione. Non siamo stati in grado però di aiutarli e sostenerli, lasciandoli soli. Tutti noi, comprese le istituzioni e la politica, dovremmo pensare attentamente a quello che succederà e al futuro dei giovani". (di Silvia Mancinelli)