Neonata nasce con gravi lesioni: due ginecologhe e due ostetriche a processo

Sant'Anna
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Una neonata è nata con lesioni gravissime perché alla madre è stato negato e ritardato il parto cesareo. Per questo motivo due ginecologhe e due ostetriche dell’ospedale Sant’Anna di Torino sono finiti a processo.

Cesareo negato a Torino: neonata nasce con lesioni gravissime

La Procura ha chiuso le indagini e due ginecologhe e due ostetriche dell’ospedale Sant’Anna di Torino devono rispondere di lesioni personali gravissime. Il parto, che risale al 2019, è stato molto complicato. La bambina è nata dopo essere rimasta senza ossigeno per due ore, riportando gravissime conseguenze, con danni fisici e neurologici. Il pm Giovanni Caspani ha inviato alle quattro accusate un decreto di citazione diretta a giudizio. Il processo è fissato per il 12 luglio. La madre era arrivata al pronto soccorso intorno alle 22 e i medici le avevano proposto un tentativo di partorire in modo naturare. Secondo la Procura, le condotte del personale sanitario sarebbero state “omissive“. Il pm contesta di non aver effettuato “un monitoraggio cardiotografico continuo dell’attività cardiaca fetale in tutte le fasi del travaglio“. Non si sarebbero accorti di evidenti anomalie, in modo particolare che era in atto “un’eccessiva attività contrattile uterina” da cui sarebbe derivata l’ipossia fetale, durata due ore. La piccola è nata alle 5.49 e le conseguenze sono state devastanti. “Anossia ischemica con grave acidosi metabolica a cui conseguivano danni cardiaci e renali, e una condizione di disabilità grave con deficit neurologici, psichici, motori, e sensoriali tali da considerarsi malattia insanabile” ha scritto il pm.

La condotta del personale sanitario

Nessuno, secondo la procura, avrebbe monitorato il battito cardiaco della bambina e della madre durante il travaglio, e nessuno ha colto i segni di sofferenza. La ginecologa è accusata di non aver valutato adeguatamente il rischio di parto un parto naturale. Nelle condizioni in cui si trovava la paziente, tenendo conto che la piccola non era adeguatamente scesa nel canale, il parto naturale aveva un rischio superiore al 61%. Medici e ostetriche non avrebbero effettuato neanche “il partogramma e il monitoraggio clinico” nonostante la paziente stesse soffrendo e avesse dolori “non correlati alle contrazioni del parto“, con una perdita di sangue. In sala c’era anche una specializzanda, assistita dagli avvocati Pietro e Gino Obert, che si è trovata a rispondere in concorso. “La situazione era precipitata in pochi minuti. Auspichiamo che emerga la sua totale estraneità rispetto alla condotta contestata. Si tratta di una vicenda molto dolorosa perché la bambina porterà per sempre le cicatrici indelebili di un parto complicato. Abbiamo nominato dei consulenti che si esprimeranno a tempo debito” ha dichiarato il legale.

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