Neoplasie toraciche, studio: primo registro internazionale pazienti -3-

Red/Rus

Roma, 29 giu. (askanews) - I dati presentati con questo studio sono un primo tentativo di rispondere ai tanti interrogativi che la pandemia pone circa l'impatto dell'infezione da coronavirus sul percorso terapeutico dei pazienti con tumori toracici. L'arruolamento sta proseguendo rapidamente ed in questo momento sono stati inseriti i dati di pi di 600 pazienti. Nei prossimi mesi questi dati verranno ulteriormente analizzati e potr essere presentata una casistica pi completa. Grazie a TERAVOLT emerso, inoltre, un aspetto relativo ai ricoveri che in corso di approfondimento. Come riportato nello studio pubblicato di recente su Jama[3], in Lombardia sono stati ricoverati in un reparto di rianimazione il 20-25% dei pazienti che hanno contratto l'infezione, e di questi l'88% ha richiesto una ventilazione meccanica. Nel caso dei malati con tumore del polmone registrati nel TERAVOLT, i numeri sono inferiori. "Non chiaro perch sia avvenuto questo e siamo certi che non dipenda solo dalla mancanza di posti letto perch accaduto anche in nazioni dove la pressione stata minore" - sottolinea la Dottoressa Garassino. "Per risolvere questo enigma in corso in questi giorni una survey promossa da TERAVOLT a livello globale, con la risoluzione di casi clinici da parte di tutte le figure coinvolte nella gestione COVID-19, come oncologi, rianimatori e internisti".

"Nella tragedia umanitaria che ha rappresentato, e purtroppo rappresenta tutt'ora a livello globale e nel nostro Paese, l'infezione da Sars-CoV-2, ci ha permesso di lavorare a questa avventura scientifica" - concludono Alessandro De Toma e Giuseppe Viscardi, ricercatori INT e tra gli Autori dello studio. "Siamo giovani e all'inizio della nostra carriera da ricercatori, per noi stato stupefacente vedere come in pochi giorni la comunit scientifica, che cura le neoplasie toraciche, si sia unita in uno sforzo collettivo immenso usando tutte le risorse che poteva mettere a disposizione. Sarebbe meraviglioso che questo sforzo collettivo potesse continuare aldil del COVID-19, abbiamo dimostrato infatti, come sia veloce la raccolta di tutti dati e la condivisione immediata di questi al fine di arrivare a definire una cura per i pazienti. Abbiamo imparato che la ricerca non ha n confini n lingue e che non esiste nulla che non si possa fare insieme, se lo si vuole. Oltre al COVID-19 ci ricorderemmo per sempre questa corsa scientifica, e anche umana, che sar di ispirazione per il futuro".