Nessun colpo di scena, in Kazakistan vince Tokayev

I primi risultati confermano gli exit poll per le presidenziali in Kazakistan: il capo di Stato uscente Kassym-Jomart Tokayev è rieletto. (Gli exit poll lo davanoin ampio vantaggio sugli altri cinque candidati con una percentuale compresa tra l'82% e l'85% dei voti). Nessuna sorpresa dunque per le elezioni anticipate annunciate a settembre, che hanno fatto registrare il 69% di affluenza alle urne.

Con i risultati ufficiali che verranno pubblicati soltanto durante la giornata di lunedì, il Paese si appresta ad affrontare nuovi cambiamenti. Sul piano istituzionale, grazie a una riforma fatta approvare dallo stesso Tokayev, il capo dello Stato rimarrà in carica per sette anni e non avrà la possibilità di ricandidarsi. I maggiori poteri conferiti al parlamento (che dovrebbe andare verso elezioni anticipate da tenersi nella prima metà del 2023), prospettano un'inversione di marcia rispetto all'assetto istituzionale tradizionale che poggiava sugli ampi poteri del presidente.

"Penso che sette anni saranno sufficienti: è un periodo lungo nella vita di chiunque; la cosa più importante è che non ci sarà alcun monopolio del potere nel nostro Paese", ha dichiarato Tokayev ai giornalisti dopo aver espresso il suo voto. Ma le speranze su un minore accentramento del potere contrastano con le ultime vicende di cui lo stesso capo dello Stato si è reso protagonista. Nessuno dei suoi cinque rivali alle elezioni era un vero oppositore e diversi attivisti dell'opposizione che chiedevano libere elezioni e ritenevano il presidente responsabile degli spargimenti di sangue nel corso delle proteste per l'aumento del Gpl dello scorso gennaio hanno ricevuto 15 giorni di arresti domiciliari alla vigilia delle elezioni.

Nel contesto geopolitico la rielezione di Tokayev permetterà al Kazakistan di rafforzare la sua neutralità e slegarsi dalla morbosa dipendenza da Mosca. In campo economico il Paese ha bisogno di uscire dalla stagnazione economica, e la cooperazione con Cina, Turchia e Unione europea può rivelarsi fondamentale.

A sua volta, Tokayev ha chiesto una nuova legge sul rientro dei capitali sottratti illegalmente dal Paese, che alcuni stimano in decine di miliardi di dollari. Nel mirino ci sono gli oligarchi e alti funzionari legati alla famiglia del predecessore Nursultan Nazarbayev, che ha governato il Paese da quando ha proclamato l'indipendenza dall'Unione sovietica.

Ma in alcune zone il Paese resta spaccato. Nella seconda città del Paese, Almaty, teatro di scontri violenti a inizio anno, ha votato solo il 28% degli aventi diritto. Gli abitanti della città, che è stata capitale del Paese fino al 1997, non hanno dimenticato le violenze della polizia che hanno portato alla morte di 240 persone.

L'opposizione guidata dal bachiere Mukhtar Abliazov ora in esilio, aveva indetto una protesta per mezzogiorno ad Astana, ma la notevole presenza della polizia nelle strade ha impedito lo svolgimento di manifestazioni antigovernative.