Nessuna donna eletta alle prime elezioni parlamentari in Qatar

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DOHA, QATAR - OCTOBER 02: Qataris cast their ballots at a polling station during country's first legislative elections at the Jawaan Bin Jassim School in Doha, Qatar on October 02, 2021. (Photo by Ahmed Saleh/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
DOHA, QATAR - OCTOBER 02: Qataris cast their ballots at a polling station during country's first legislative elections at the Jawaan Bin Jassim School in Doha, Qatar on October 02, 2021. (Photo by Ahmed Saleh/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Nessuna donna è stata eletta in Qatar, secondo i primi risultati, nelle prime elezioni parlamentari. Gli elettori erano chiamati a scegliere 30 dei 45 membri del Consiglio della Shura, in precedenza nominati direttamente dall’emiro Tamim bin Hamad Al-Thani, al quale spetterà comunque di indicarne 15. Le donne candidate erano 28.

A circa un anno dagli attesi Mondiali di calcio, il piccolo emirato del Golfo ricco di risorse energetiche e al centro degli interessi strategici regionali aveva aperto le urne per le prime elezioni legislative, una mossa annunciata solo poche settimane fa dall’emiro Tamim ben Hamad Al Thani interessato, secondo analisti e commentatori, a mostrare il Qatar come un paese sulla via dell’apertura e della democratizzazione.

Il paese è noto per i suoi buoni rapporti con Turchia, Iran, Russia e con il nuovo governo talebano in Afghanistan, ma è anche forte di relazioni più che cordiali con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia. Il suo territorio, più piccolo della Campania, ospita una delle più importanti basi aeree militari Usa nella regione. Inoltre, il Paese che un quarto di secolo fa fondava il primo canale televisivo satellitare panarabo al-Jazira, ha di recente avviato un processo di disgelo col confinante rivale regionale, l’Arabia Saudita.

In Qatar i partiti politici non esistono e sono banditi dalla legge. E il clima che ha preceduto il voto per eleggere 30 dei 45 membri del Consiglio della Shura è stato da forti polemiche interne. Questo a causa principalmente dell’esclusione dal voto di una parte dei 260mila cittadini (che rappresentano solo l′11% dei due milioni e mezzo di abitanti), non considerati “genuini qatarini”. In base a una legge sulla nazionalità risalente a mezzo secolo fa, è infatti cittadino soltanto chi dimostra di avere origini in clan presenti fisicamente sul territorio prima del 1930.
Agli inizi degli anni 2000, proprio questa legge è stata il fondamento con cui le autorità hanno privato della nazionalità una serie di esponenti di tribù accusate di aver partecipato alla fine degli anni anni ’90 a un tentato golpe. Tra questi ci sono gli al Murrah, un clan che nei giorni scorsi ha fatto sentire la propria voce tramite alcuni suoi autorevoli membri, con campagne mediatiche sui social network e con proteste in strada senza precedenti. Le autorità hanno risposto col bastone della repressione, arrestando alcuni esponenti degli al Murrah per “diffusione di notizie false” e “incitamento alla discordia”; e con la carota della cooptazione, concedendo ad alcuni membri degli Murrah di candidarsi in uno dei distretti elettorali.

Il Consiglio della Shura è composto da 45 membri, 15 dei quali nominati dall’emiro. In teoria quest’organo ha anche una funzione legislativa e di controllo. Ma solo su questioni considerate non strategiche: non può infatti pronunciarsi su affari relativi alla difesa nazionale, alla sicurezza, all’economia, alla politica di investimento. Ogni iniziativa del Consiglio ha bisogno di una maggioranza dei due terzi, nella quale devono esserci anche i deputati nominati dall’emiro stesso. Quest’ultimo può sciogliere a suo piacimento il consiglio.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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