Nessuno può dire "io no"

Mattia Feltri
·Direttore HuffPost
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Nomi incisi sulla parete in esposizione alla Mostra "La razzia degli ebrei di Roma" al Vittoriano, Roma 16 ottobre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO (Photo: ALESSANDRO DI MEO/ANSA)
Nomi incisi sulla parete in esposizione alla Mostra "La razzia degli ebrei di Roma" al Vittoriano, Roma 16 ottobre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO (Photo: ALESSANDRO DI MEO/ANSA)

La Nave di Teseo ristampa “16 ottobre 1943” – il libriccino di poche decine di pagine con cui Giacomo Debenedetti racconta quanto c’è da raccontare sul rastrellamento del Ghetto di Roma – arricchito di tre scritti, di Alberto Moravia, Natalia Ginzburg e Guido Piovene.

Il brano di Moravia era la prefazione al “16 ottobre 1943” pubblicato nel 1978 da Editori Riuniti e si conclude così: Vorrei soltanto aggiungere che Debenedetti, sia pure attraverso la riscoperta del procedimento classico della coralità, ha toccato in queste pagine il vero punto dolente della vicenda. Il razzismo è un’ideologia di massa; e le sue vittime non hanno né debbono avere un volto individuale e riconoscibile, sono anch’esse massa”.

Mi è tornato alla memoria un episodio del 1946, quando al Jardin du Luxembourg, a Parigi, si incontrarono Marek Edelman, che giovanissimo era stato tra i capi della rivolta del Ghetto di Varsavia e Léon Blum, allora primo ministro francese, scampato alla persecuzione nazista cui non era scampato il fratello René, morto ad Auschwitz. Edelman stava parlando delle malefatte tedesche e Blum lo interruppe: “Non l’hanno fatto i tedeschi, l’hanno fatto gli uomini”. Anche Blum, come Debenedetti, voleva compiere un passo ulteriore necessario per comprendere la natura del male: spersonalizzarlo, togliergli un volto riconoscibile, e Edelman colse al volo il punto, e cioè che ogni essere umano può rivelarsi capace di commettere cose tanto atroci che ogni essere umano deve essere messo in guardia.

Oggi una riflessione del genere non può durare più del tempo di uno sbuffo, poiché ognuno di noi direbbe “io no”, e infatti ognuno di noi – molti di noi – sono piuttosto impegnati a infarinarsi del passato per concludere che, fossimo stati al posto di Winston Churchill, non saremmo s...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.