Nibiru e la fine del mondo il 23 settembre. È vero o è una bufala?

Lo dicono gli alieni, lo ribadiscono le leggende dell’antichità e lo confermano i numeri interpretabili. Ma, invece, cosa ne pensano gli esperti?

E’ il momento dell’Apocalisse. Un’altra volta. Abbiamo scampato il 1999 profetizzato da Nostradamus, abbiamo superato lo scoglio del 2000, nel 2012 i Maya hanno sbagliato previsione, ma non siamo ancora al sicuro. Il prossimo 23 settembre, infatti, sarà la fine del mondo. O, almeno, così dicono.

La colpa sarebbe di Nibiru, un fantomatico corpo celeste che alcuni identificano con il Pianeta 9. Colpa della mitologia babilonese e assira, così come della numerologia cristiana, unita alle teorie di Zecharia Sitchin, scrittore ed esperto di archeologia misteriosa, e quelle di Nancy Lieder, una signora del Wisconsin in contatto diretto con la razza aliena degli Zeta Reticuli. Sì, l’Apocalisse in arrivo ce l’avrebbero anticipata gli alieni!

Ma perché Nibiru porterà l’Apocalisse? Secondo gli studi (?) di questi scienziati e altre teorie che rimbalzano da anni nel web, Nibiru sarebbe un pianeta gigante nascosto ai margini del nostro Sistema Solare e che proprio tra un paio di giorni prenderà la traiettoria distruttiva, arrivando a scontrarsi con la Terra. E tanti saluti a tutti.

Ok, lo dicono gli alieni, lo ribadiscono le leggende dell’antichità e lo confermano i numeri interpretabili. Ma, invece, cosa ne pensano gli esperti? Giovanni Valsecchi, dell’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali dell’Inaf, spiega che “non esiste alcuna possibilità che un oggetto di simili dimensioni raggiunga le zone più interne del Sistema Solare quanto meno, non in una scala temporale che coincida con quella della nostra vita”.

Ma Pianeta 9 esiste davvero e da dove deriva la leggenda? Sempre Valsecchi spiega che “quella del cosiddetto Pianeta 9 è un’ipotesi scientificamente molto seria, che nasce per spiegare alcune caratteristiche anomale delle orbite degli oggetti transnettuniani più lontani. Oggi conosciamo solo un migliaio di oggetti transnettuniani e in futuro potremmo renderci conto che si tratta di una frazione di quelli esistenti, che per ora abbiamo individuato solo i più facili da osservare e che quelle che oggi ci appaiono come anomalie nelle loro orbite non siano più tali considerandoli nella loro totalità. D’altronde, abbiamo ancora molto da scoprire su queste zone così esterne del Sistema Solare”. Ma, intanto, il 23 settembre l’Apocalisse può attendere.

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