Nicki Minaj e gli altri: ecco il mondo degli influencer no vax non dichiarati

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NEW YORK, NY - FEBRUARY 12:  Nicki Minaj arrives to the Marc Jacobs fashion show at Park Avenue Armory on February 12, 2020 in New York City.  (Photo by James Devaney/GC Images) (Photo: James Devaney via Getty Images)
NEW YORK, NY - FEBRUARY 12: Nicki Minaj arrives to the Marc Jacobs fashion show at Park Avenue Armory on February 12, 2020 in New York City. (Photo by James Devaney/GC Images) (Photo: James Devaney via Getty Images)

“Sei convinto che il vaccino sia sicuro?”, “Ti fidi della scienza anche quando ci sono conflitti di interesse?”, “Vuoi che tuo figlio partecipi a una sperimentazione farmaceutica?”. Sono solo alcuni dei messaggi anti-vaccino pubblicati sui social da vip e influencer. La polemica è scoppiata negli Stati Uniti, e si è accentuata dopo che la rapper e cantante Nicki Minaj ha scritto su twitter che non sarebbe andata al Met Gala di quest’anno perché l’evento richiedeva che i partecipanti avessero il Green Pass mentre lei ha deciso di non fare il vaccino. “Mia cugina a Trinidad non farà il vaccino, perché un suo amico l’ha fatto ed è diventato impotente”, ha scritto.

Sul tema è intervenuto anche Anthony Fauci, immunologo consulente del presidente americano Joe Biden. L’esperto ha pesantemente criticato Nicki Minaj, affermando che “non ci sono prove a sostegno delle sue affermazioni” e che “non vi è alcuna ragione meccanicistica per pensare che quanto detto da lei possa accadere”. Fauci ha anche affermato che i funzionari sanitari hanno lottato e stanno lottando ogni giorno per combattere le false informazioni sui vaccini che circolano sui social media, e ha aggiunto che Minaj “dovrebbe pensarci due volte” prima di diffondere false informazioni, seppur non intenzionalmente.

Le fake news sui vaccini che causano problemi di infertilità, già da alcuni mesi, si sono così ampiamente diffuse sui social media negli Stati Uniti che lo stesso dottor Francis Collins, direttore del National Institutes for Health, uno dei centri di ricerca medica più importanti al mondo, si è dichiarato lo scorso febbraio “francamente preoccupato” per l’infondatezza di queste voci.

Anche Chris Witty, capo dei medici inglesi, ha risposto al tweet di Minaj dicendo che le persone che diffondono informazioni false “dovrebbero vergognarsi”.

Ma Nicki Minaj non è l’unico personaggio pubblico ad aver lanciato, tra le righe, messaggi no vax. Come riportato dal Washington Post, negli Stati Uniti, molti influencer che si occupano di spiritualità, rimedi naturali e medicina olistica hanno condiviso post e video in cui mettono in dubbio la sicurezza della vaccinazione.

Tra i tanti, c’è Jessica Alix Hesser, che tra foto di paesaggi mozzafiato e bagni in vasche piene di fiori colorati, pubblica messaggi in cui esorta i suoi quasi 38mila follower a dubitare della sicurezza dei vaccini. “Iscriveresti i tuoi figli a far parte di una sperimentazione farmaceutica e li porteresti in un laboratorio per farsi iniettare un farmaco sperimentale creato da una compagnia criminale?”, chiedeva ironicamente in un post di giugno.

In un altro di aprile, scriveva che “molte persone hanno sentito parlare del gran numero di donne non vaccinate” che hanno iniziato a sperimentare cambiamenti nei loro cicli mestruali “dopo aver trascorso del tempo con persone che hanno fatto il vaccino”. Gli esperti medici dicono che è impossibile, ma Hesser non ha mai risposto alle richieste di commento.

Come lei Evie Kevish, una crossfitter vegana, che il 27 giugno scorso ha pubblicato sul suo account instagram un video in cui indossava una maglietta con scritto “i vaccini sono veleno”. Nel video la scritta è visibile per pochissimo tempo, poi solo immagini di frutta e verdura.

Erin Elizabeth Finn, conosciuta online come Erin Elizabeth, è stata bandita da più piattaforme di social media per aver diffuso disinformazione. All’inizio di quest’anno, uno studio del Center for Countering Digital Hate ha nominato Finn come una delle dodici figure pubbliche responsabili di un’enorme quantità di disinformazione sul vaccino che circola su Facebook.

In una e-mail di replica al Washington Post, Elizabeth ha detto: ”Mi descrivo come sostenitrice della “scelta” vaccinale, anziché come no vax. Semplicemente, non penso che il governo debba rendere il vaccino obbligatorio. Da qui il motivo per cui dico scelta”.

C’è poi Ben Raue, un personal trainer che, fino a quest’estate, pubblicava solo foto di pasti vegani e clip dei suoi allenamenti. Poi ha iniziato a postare anche messaggi no vax. “Perché non consentono a coloro che hanno una immunità naturale di gregge di avere gli stessi diritti di coloro che hanno ricevuto i “medicinali” non approvati dalla Fda?” ha scritto in un post all’inizio di giugno. Un altro post, condiviso a luglio, recita: “Fidati della scienza quando la scienza proviene da una fonte affidabile. Mettila in discussione quando ci sono conflitti di interesse, dati manipolati, processi affrettati, medici messi a tacere e alternative sicure soppresse. La fiducia cieca non è scienza. Indagare e interrogare è scienza”. In una e-mail al Washington Post, Raue ha rifiutato di commentare. Tutto questo, secondo gli esperti, potrebbe aumentare la pericolosità del virus che continua a mutare e che solo con i vaccini può essere sconfitto.

Ma l’intreccio tra il mondo del fitness e i no vax risale a ben prima della pandemia di Covid. Come scrive il Washington Post, per anni il movimento anti-vaccino è cresciuto su vari gruppi Facebook, diffondendo teorie complottiste e infondate secondo cui i vaccini causano autismo e altre malattie. E mentre i grandi account noti apertamente per la diffusione di messaggi no vax possono essere facilmente identificati e rimossi, stesso discorso non può essere fatto per TikTok, Twitter, YouTube, Facebook e Instagram, nei quali controllare decine di migliaia di account più piccoli - in cui potrebbero nascondersi messaggi anti-vaccino - è più difficile.

Ma c’è di più. Sono proprio gli account “piccoli” (cioè con un numero compreso tra 10mila e 50mila follower, anche noti come “microinfluencer”) ad avere un impatto particolarmente forte sui follower. In un post dell’anno scorso per un blog di proprietà dell’Associazione degli inserzionisti nazionali, la giornalista ed esperta del web Lesley Vos ha scritto che gli utenti dei social media “non si fidano molto delle celebrità o degli esperti con più di 100mila follower”. Al contrario, i micro-influencer e gli ancora più piccoli nanoinfluencer, agli occhi degli utenti, possono sembrare più autentici.

Tutti i grandi social network, nel corso della pandemia, hanno emanato regole più severe contro la disinformazione sul coronavirus. Pubblicare apertamente bugie sui vaccini, per esempio, è contro le regole su tutte le piattaforme. Ma molti influencer sfuggono ancora al controllo.

YouTube ha rimosso più di 1 milione di video contenenti “informazioni pericolose sul coronavirus” da febbraio 2020, secondo un post del 25 agosto pubblicato sul blog del responsabile di Youtube Neal Mohan. Inoltre, la piattaforma sta collaborando con i gruppi ospedalieri per creare nuovi video che compariranno in cima ai risultati di ricerca per rispondere alle domande più comuni sull’assistenza sanitaria. Twitter, invece, ha rimosso 43mila messaggi di disinformazione sul Covid-19 e sospeso oltre 1.500 account, ha detto il portavoce Trenton Kennedy, responsabile della comunicazione di Twitter. La piattaforma ha anche recentemente collaborato con Reuters e Associated Press per aggiungere informazioni credibili a disposizione degli utenti. Va detto però che gli algoritmi di raccomandazione dei social promuovono anche e soprattutto i contenuti più coinvolgenti, il che significa che i post controversi sul virus e sui vaccini spesso ottengono molta visibilità. Ciò crea una situazione contraddittoria, in cui i sistemi dell’azienda a volte promuovono contenuti che infrangono le loro stesse regole.

Finora, solo il 74% degli americani di età pari o superiore a 12 anni è almeno parzialmente vaccinato, secondo i dati dei Cdc. Questo significa che milioni di persone idonee non sono ancora vaccinate. Colpa della disinformazione online? Secondo i funzionari sanitari federali, sì. E non a caso, anche la Casa Bianca ha accusato le piattaforme di social media di non essere riuscite a frenare la diffusione di false affermazioni online.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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