Niente adozione Comune visione: delusione nel Pacifico per la Cina

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Roma, 30 mag. (askanews) - Il derby a distanza tra Cina e Australia per conquistare il sostegno delle isole del Pacifico, mai tanto corteggiate come negli ultimi mesi, sembra per essere stato vinto per ora da Canberra. Le dieci piccole nazioni insulari, infatti, in un incontro virtuale non hanno adottato il piano proposto dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che sta effettuando una visita di ben 10 giorni nell'area, e che era visto dal principale alleato regionale di Washington come una minaccia.

La Cina ha riunito i 10 paesi dopo aver inviato loro un piano che prevede un accordo di libero scambio, il quale consentirebbe a questi paesi la possibilità di accedere a un mercato di 1,4 miliardi di abitanti, oltre che molti milioni di dollari di assistenza. Inoltre, a livello più strategico, Pechino si offre di formare le forze di polizia e le strutture di cybersecurity, oltre che realizzare operazioni sensibili di cartografia oceanica che consentirebbero alla Cina di mappare le risorse naturali celate nel Pacifico in nome di una "visione comune di sviluppo".

Il progetto era stato già vivamente contestato da alcuni dei paesi, a partire dalla Micronesia. Il presidente degli Stati federali di Micronesia, David Panuelo, ha avvertito che il piano cinese, pur "attraente", metterebbe la Cina in posizione di "acquisire l'accesso e il controllo della nostra regione" e ha avvertito che le "insincere" proposte di Pechino garantirebbero alla Cina influenza in seno ai governi, controllo economico su certe industrie e strumenti per la sorveglianza di massa.

Wang Yi, alla fine dell'incontro virtuale con i suoi omologhi delle nazioni insulari, ha detto che otto dei paesi hanno concordato su cinque aree di cooperazione, ma è necessaria una più ampia discussione per adottare il programma per una Comune visione di sviluppo. Sostanzialmente, Pechino non ha ottenuto un'approvazione immediata del programma.

La visita del ministro degli Esteri cinese aveva fatto allarmare Washington e Canberra, specialmente dopo la firma di un accordo di sicurezza tra la Cina e le Isole Salomone, che aveva fatto temere gli Usa che Pechino puntasse a collocare nell'arcipelago del Pacifico una propria base militare. Wang ha escluso questa prospettiva, ma le preoccupazione rimane.

Infatti, in concomitanza della visita cinese, la ministra degli Esteri australiana Penny Wong, a meno di una settimana dalla sua nomina, si è precipitata a visitare le isole cercando di presentare la nuova faccia dell'Australia e la politica regionale del governo di Anthony Albanese.

Appena arrivata alle Fiji, Wong è riuscita a ottenere l'adesione del paese all'Indo-Pacific Economic Forum (IPEF), il nuovo raggruppamento economico regionale di 13 paesi (ora 14) promosso dagli Stati uniti. "Il Pacifico ha bisogno di partner genuini, non di superpotenze completamente focalizzate sul potere", ha commentato il primo ministro figiano Frank Bainimarama su Twitter, dopo aver incontrato Penny Wong.

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