Niente revoca, ma i Benetton in minoranza dentro Autostrade. Prove di mediazione nel Governo

Italy's prime minister Giuseppe Conte delivers a speech during a commemoration ceremony one month after the Morandi Bridge collapse that killed 43 people, on September 14, 2018 on Piazza De Ferrari in Genoa. - A month after Genoa's Morandi Bridge collapse killed 43 people, the port city is tending to its wounds and those left homeless by the disaster are turning a brave face to the future. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP) (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images) (Photo: MARCO BERTORELLO via Getty Images)

C’è un messaggio che Giuseppe Conte ha consegnato più volte a quei ministri e ai capi delegazione della maggioranza che ha riunito a metà mattina da palazzo Chigi in modalità videoconferenza: riserbo totale. Autostrade, una delle grandi questioni che il premier si tira dietro da quasi due anni. Da quel 15 agosto 2018, quando all’indomani del crollo del ponte Morandi si recò a Genova e promise una mano pesantissima contro i Benetton. Così: “Avvieremo la procedura per la revoca della concessione”. Ma la decisione non è ancora maturata. Neppure alla riunione odierna. Nel governo, che intanto ha cambiato composizione rispetto a quello gialloverde, deve ancora maturare la quadra. Ma una schiarita c’è, c’è una proposta di mediazione. Dice così: niente revoca, ma Atlantia, controllata dai Benetton, deve scendere al 20-30% nel capitale di Autostrade. 

Sul tavolo tre ipotesi, ma i 5 stelle stanno convergendo verso la soluzione che piace a Pd e Italia Viva

Quella odierna era la prima riunione di Governo di peso su una questione ereditata come irrisolta dal precedente esecutivo. Il lavoro del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Paola De Micheli, che ha messo nero su bianco le responsabilità di Autostrade, si è concluso a gennaio, ma il dossier è rimasto chiuso sulla scrivania del premier fino ad oggi. E da quell’istruttoria si è partiti al vertice per capire che direzione prendere. Dentro quel dossier sono indicate tre soluzioni. La prima: revoca totale della concessione. La seconda: la concessione resta in capo ad Atlantia, ma la società deve scendere dall’attuale quota che detiene dentro Autostrade,  pari all′80%, al 20-30 per cento. Cioè passare da essere l’azionista di maggioranza, praticamente quasi unico, alla minoranza. Ipotesi, questa, che contempla anche la possibilità di azzerare l’intera quota. In questo caso entrerebbero la Cassa depositi e prestiti e F2i, il maggiore gestore indipendente dei fondi infrastrutturali. In pratica lo Stato. La terza: resta tutto così come è, quindi la concessione e la quota di Atlantia attuale, ma Autostrade deve mettere in campo un impegno imponente: calo delle tariffe, investimenti, manutenzione ordinaria e straordinaria della rete, ma anche pagare un indennizzo allo Stato e realizzare altre opere che servono al Paese. 

Il posizionamento delle diverse anime della maggioranza è abbastanza definita, ma non è cementificata. E per questo una decisione ancora non c’è. Il Pd è più per la terza opzione, quella più soft, ma non ha problemi a sposare la seconda. I renziani, come ha annunciato Matteo Renzi su Repubblica, sono per la seconda soluzione. I 5 stelle, da sempre sostenitori della linea più dura, quella della revoca, hanno archiviato da tempo l’idea massimalista, che comporta il rischio di un salasso miliardario per lo Stato e l’incapacità di sopperire in tempi brevi al cambio di gestore della rete autostradale. Ma c’è una parte dei pentastellati che insiste per la revoca. Chi ha avuto modo di sondare gli umori dei grillini parla di una fronda che è diventata minoritaria, ma c’è. La maggioranza, invece, sarebbe per la soluzione che piace ai renziani e anche ai dem. 

La decisione attesa entro metà giugno

Le posizioni emergono nel corso del tavolo, ma in maniera coperta. I 5 stelle chiedono a De Micheli degli approfondimenti, ma non si espongono sulla decisione finale. E così fanno il Pd e Italia Viva. Tutti colgono l’occasione del primo incontro per dire ci si può riaggiornare nei prossimi giorni. Non tra un mese. I segnali che Autostrade ha lanciato negli scorsi giorni non permettono al governo di prendere troppo tempo. In ballo ci sono 14,5 miliardi di investimenti che sono stati congelati da Atlantia. Per questo nel governo la nuova dead line è stata fissata a metà giugno. Non oltre. Questo almeno è l’auspicio. Una cosa è certa: la questione è diventata totalmente politica. 

 

 

 

 

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