A Niguarda di Milano prima donazione volontaria ovociti in Lombardia

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Image from askanews web site
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Milano, 22 lug. (askanews) - E' stata portata a termine all'ospedale Niguarda di Milano la prima donazione volontaria di ovociti della Lombardia. Lo ha annunciato in una nota lo stesso nosocomio, spiegando che la donatrice ha deciso di intraprendere il lungo iter culminato con la donazione dei gameti, 23 ovuli, che saranno destinati a 4 coppie per la fecondazione eterologa".

"Siamo molto contenti di questo risultato: in Italia non è facile trovare donatrici femminili perché la donazione è totalmente volontaria e non remunerata e il percorso si compone di molti controlli e step intermedi" ha spiegato Maurizio Bini, responsabile del Centro di diagnosi e terapia della sterilità di Niguarda", aggiungendo che "non va dimenticata, inoltre, la procedura di prelievo molto più complicata rispetto alla donazione maschile".

La donna per poter portare a compimento la donazione, come previsto dalla normativa, si è sottoposta ai diversi controlli di tipo clinico, genetico a cui si affianca anche un percorso di valutazione psicologica necessario per sondare fino in fondo la reale motivazione alla base della volontà di donare. "Dopo aver completato questa prima fase, la donna è stata a tutti gli effetti 'arruolata' e sottoposta ad una stimolazione ormonale, che porta alla produzione degli ovuli che infine vengono, a completa maturazione, prelevati con un ago per via trans-vaginale" ha continuato Bini, sottolineando che "è importante, in tutto questo percorso, della durata di settimane, ridurre al minimo il disagio per la donatrice e il nostro staff ha lavorato costantemente per venirle incontro con la massima disponibilità. La procedura - ha proseguito il medico - è equiparabile a una donazione da vivente di organi o tessuti con la complicazione aggiuntiva che in questo caso le cellule da donare devono essere prodotte con una terapia preparatoria complessa".

Il centro di Niguarda segue annualmente circa 500 procedure di fecondazione omologa a cui si aggiungono un centinaio di casi seguiti per quella eterologa. "L'effetto della pandemia ha di certo impattato sull'attività, ma dopo la prima ondata i numeri sono tornati a regime" ha spiegato Bini, evidenziando che "nel gesto di questa donatrice leggiamo uno slancio di generosità e ci piacerebbe che non rimanessero gesti isolati e che in Italia ci si aprisse alla cultura della donazione anche in questo ambito".

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