Nipote, sorella e figlia d’arte, Esther Garrel è la nuova rising star (pupilla di Luca Guadagnino)

di Ilaria Solari
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Photo credit: Daniele Venturelli - Getty Images
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Reduce dalla sfilata di Salvatore Ferragamo, Esther Garrel ha gli occhi pieni di meraviglia. «È un tempo di incertezza, non do nulla per scontato», confessa, «non vedo l’ora di raccontarlo a Luca». Luca è naturalmente Guadagnino, autore del corto che ha aperto lo show di Ferragamo alla Rotonda della Besana di Milano, un misterioso e surreale omaggio a Hitchcock. L’attrice francese, nipote, figlia e sorella d’arte, che in Chiamami col tuo nome interpreta Marzia (amica e innamorata di Timothée Chalamet), è qui a rappresentare il regista, impegnato al Festival di San Sebastian come presidente di giuria. «Una serata che non dimenticherò».

È la sua prima sfilata?

No, la prima volta è stata proprio con Guadagnino, mi invitò a una sfilata di Valentino, ma prima mi portò in place Vendôme alla Maison dello stilista per scegliere i vestiti. Ricordo che, tra quel momento esclusivo e lo show, vidi cose di una tale bellezza che alla fine mi commossi. Da allora mi sono appassionata, ho chiesto a Luca di invitarmi ancora, ed eccomi qui.

Come una di famiglia.

Sì, è un po' così, da quando sono approdata quattro anni fa sul set del suo film a Crema, convocata come gli altri qualche settimana prima perché Guadagnino voleva che legassimo davvero: ha funzionato, mi sono sentita subito accolta in questa comunità, in particolare da Chalamet che, essendo francese a metà, per un po’ è stato il mio interprete ufficiale. Luca ama avere sempre la sua gente intorno, ti trasmette un’energia luminosa.

Sarà nel sequel di Chiamami col tuo nome?

È una delle cose di cui avremmo dovuto parlare se fosse stato qui a presentare il suo corto. Ma è solo una delle tante cose che ha in testa, non può neanche immaginare quante siano.

Il suo cinema più di altri mostra quanti punti in comune vi siano tra moda e cinema.

«Il cinema, che ha forti legami con la pittura e la fotografia, usa spesso la moda per raccontare la società, provocare e smontare cliché. Da sempre: pensi a quanto scalpore fecero i costumi androgini di Marlene Dietrich nell’Angelo azzurro. In Guadagnino è un tratto cruciale per definire i personaggi».

Com’è stato entrare nei panni della Marzia di Chiamami col tuo nome?

All'arrivo nei camerini il primo giorno Guadagnino mi aspettava seduto su un divano: c’erano qualcosa come 25 abiti pronti per me, ne abbiamo provati una dozzina e da questi ne abbiamo scelti sei. Per lui era importante decidere insieme a me e al costumista in quale giorno avrei indossato ciascun abito, intonando stile e colori agli umori del personaggio.

Photo credit: CCP
Photo credit: CCP

Viene da una famiglia di cinema, diventare attrice è una scelta o un destino?

Difficile dirlo: sicuramente ho sentito presto l’urgenza di esprimermi attraverso l’arte: facevo ceramica, pittura, scultura, scrivevo. Non penso di averlo mai “deciso”: è successo. Da piccola studiavo violino e mio padre (Philippe Garrel, regista ed esponente della Nouvelle Vague, ndr) aveva bisogno di una violinista per un suo film. Stare con noi è la cosa che più ama nella vita, per poterlo fare ci ha coinvolti nel suo lavoro; anche mio fratello (Louis, attore e regista, ndr) ha cominciato così. Le assicuro che per un esordiente non è il massimo: in fondo hai sempre addosso il giudizio di un padre.